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Infermieri dall’India, Nursing Up: “Il problema è che quelli italiani continuano a scappare”

Sindacato Redazione politico sanitaria | 22/05/2026 15:51

Il sindacato critica l’accordo Italia-India: “Nessun reclutamento estero fermerà la crisi se il SSN continua a perdere infermieri italiani”.

L’accordo tra Italia e India per facilitare il reclutamento di infermieri stranieri nel Servizio sanitario nazionale continua a far discutere il mondo sanitario e sindacale. Dopo l’annuncio dell’intesa siglata durante la visita ufficiale del premier indiano Narendra Modi a Roma, arriva ora la presa di posizione del Nursing Up, che contesta l’idea di affrontare la carenza di personale infermieristico ricorrendo principalmente al reclutamento internazionale.

"Non sono gli infermieri indiani il problema. Il problema sono gli infermieri italiani che continuano ad andarsene", afferma il presidente nazionale del sindacato Antonio De Palma.

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"Mai pregiudizi verso gli infermieri stranieri"

Nursing Up chiarisce di non avere una posizione pregiudiziale nei confronti dei professionisti stranieri. "Non abbiamo mai detto no agli infermieri stranieri e non lo diremo oggi", sottolinea De Palma, precisando però che chi arriva in Italia deve essere "opportunamente e previamente valutato in tema di requisiti, competenze e conoscenza della lingua".

Il sindacato evidenzia inoltre le inevitabili difficoltà linguistiche e di inserimento professionale che potrebbero emergere per personale proveniente da sistemi sanitari molto diversi da quello italiano. Ma il punto centrale della critica riguarda soprattutto la capacità del SSN di trattenere i professionisti già formati nel nostro Paese.

"Formiamo eccellenze che poi regalamo all’estero"

Secondo Nursing Up, l’Italia continua a investire nella formazione di infermieri altamente qualificati che finiscono però per trasferirsi in altri sistemi sanitari europei. Il sindacato richiama elaborazioni attribuite a CREA Sanità secondo cui formare un infermiere costerebbe circa 30mila euro alla collettività. Allo stesso tempo, circa 7mila infermieri italiani lascerebbero ogni anno il Paese per lavorare in Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito e Nord Europa.

"Il risultato è che oltre 210 milioni di euro di investimenti pubblici finiscono ogni anno per avvantaggiare altri sistemi sanitari", sostiene il sindacato.

Tra le cause principali vengono indicate le retribuzioni considerate non competitive rispetto agli standard europei. Nursing Up cita elaborazioni su dati OCSE secondo cui un infermiere italiano percepirebbe mediamente circa 48mila dollari annui contro una media OCSE superiore a 61mila dollari. "Noi paghiamo la formazione, altri raccolgono i frutti delle nostre eccellenze", afferma De Palma.

Il timore di una risposta "tampone"

Nel comunicato il sindacato solleva anche un tema politicamente delicato: il rischio che il reclutamento internazionale venga utilizzato per compensare il progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro interne. "La domanda che poniamo al Governo è semplice: stiamo cercando professionisti per rafforzare il Servizio sanitario nazionale oppure personale disposto ad accettare condizioni che gli infermieri italiani, legittimamente, non accettano più?", osserva De Palma.

Secondo Nursing Up, il problema della carenza infermieristica non può essere affrontato senza interventi strutturali su stipendi, organici, percorsi di carriera e tutela professionale. Il sindacato ricorda inoltre che l’Italia registra appena 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media europea di 8,4 e un rapporto di 1,3 infermieri per medico, tra i più bassi d’Europa.

"Anche gli infermieri indiani potrebbero andarsene"

Nursing Up spinge il ragionamento ancora oltre, ipotizzando che le stesse criticità che oggi spingono molti infermieri italiani a lasciare il SSN possano in futuro riguardare anche i professionisti reclutati dall’estero. "Se non interveniamo su stipendi, carriere, carichi di lavoro e condizioni professionali, cosa ci garantisce che tra qualche anno anche gli infermieri arrivati dall’India non decidano di lasciare l’Italia?", chiede De Palma.

Il rischio, secondo il sindacato, è quello di replicare lo stesso schema già visto con i professionisti italiani: formazione, inserimento nel sistema e successivo trasferimento verso Paesi europei più attrattivi dal punto di vista economico e professionale.

"Non si può riempire una vasca senza chiudere il buco sul fondo"

La metafora utilizzata dal presidente Nursing Up sintetizza la posizione del sindacato. "Continuare a cercare infermieri all’estero mentre migliaia di professionisti italiani abbandonano il Paese equivale a tentare di riempire una vasca senza chiudere il buco sul fondo", afferma De Palma.

Per Nursing Up le priorità restano abolizione dei tetti di spesa, assunzioni stabili, stipendi più vicini agli standard europei, tutela contro burnout e aggressioni e percorsi professionali realmente attrattivi.

Una posizione che riporta al centro uno dei temi più critici per il SSN: la carenza di personale sanitario non riguarda più soltanto il numero di professionisti disponibili, ma anche la capacità del sistema di renderli disponibili a restare.

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