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Infermieri indiani nel SSN, accordo tra Italia e India: “Stessi diritti e tutele dei cittadini italiani”

Firmata una dichiarazione d’intenti tra Italia e India per facilitare l’arrivo di infermieri indiani nel SSN italiano.
Sanità pubblica

L’Italia punta sugli infermieri indiani per affrontare la crescente carenza di personale sanitario. È questo il contenuto della Dichiarazione congiunta di intenti siglata tra il ministero della Salute italiano e quello indiano durante la visita ufficiale a Roma del primo ministro Narendra Modi il 19 e 20 maggio.

L’obiettivo dell’intesa è facilitare l’ingresso di infermieri indiani nel sistema sanitario italiano, garantendo al tempo stesso procedure di reclutamento regolamentate e specifiche tutele lavorative.

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Schillaci: "Diplomi di qualità riconoscibili dal sistema italiano"

Il tema era stato anticipato già durante il G7 Salute di Ancona del 2024 dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che aveva parlato della possibilità di valorizzare professionisti provenienti dall’India, sottolineando che gli infermieri indiani possiedono "diplomi di qualità che possono essere riconosciuti dal nostro sistema". La nuova intesa formalizza ora quella linea politica in un quadro di cooperazione bilaterale strutturata.

Secondo il testo, gli obiettivi dell’accordo comprendono la volontà di "garantire un processo di reclutamento legale, equo e trasparente" e di assicurare ai professionisti indiani "gli stessi diritti e tutele dei cittadini italiani, in particolare per quanto riguarda condizioni di lavoro, sicurezza, salute e retribuzione, nel rispetto delle leggi italiane".

Formazione linguistica e requisiti professionali

Uno dei punti centrali riguarda la lingua italiana, considerata elemento essenziale per l’inserimento professionale nel SSN. L’accordo prevede infatti "una prima fase di formazione linguistica di base in India e un’ulteriore formazione tecnica e linguistica in Italia".

L’intesa istituisce inoltre un Comitato congiunto di coordinamento incaricato di definire le procedure operative standard, stabilire i requisiti linguistici e ampliare la cooperazione sanitaria tra i due Paesi. Il Comitato si riunirà annualmente, alternativamente in India e in Italia oppure in videoconferenza.

La carenza infermieristica resta il vero sfondo dell’accordo

L’intesa si inserisce nel contesto della grave carenza di personale infermieristico che interessa l’Italia e gran parte dei sistemi sanitari europei. Negli ultimi anni il tema è diventato sempre più centrale nel dibattito sanitario nazionale, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento della domanda assistenziale territoriale e delle difficoltà di reclutamento interno.

Il ricorso a professionisti stranieri viene ormai considerato da molte aziende sanitarie una delle poche soluzioni immediate per mantenere operativi servizi ospedalieri e territoriali.

Ma è probabile che l’accordo riaccenda anche il confronto con le organizzazioni professionali e sindacali infermieristiche italiane, che da tempo chiedono interventi strutturali su retribuzioni, condizioni di lavoro, valorizzazione professionale e sostenibilità organizzativa della professione.

Negli ultimi anni sigle come FNOPI, Nursind e Nursing Up hanno più volte sostenuto che la carenza infermieristica non possa essere affrontata esclusivamente attraverso il reclutamento dall’estero senza intervenire parallelamente sulle cause che rendono poco attrattivo il lavoro infermieristico nel SSN italiano.

Operatività entro 12 mesi

La Dichiarazione entra formalmente in vigore dalla data della firma, ma la piena attuazione partirà dopo l’adozione delle procedure operative standard previste entro 12 mesi.

L’accordo avrà una durata iniziale di cinque anni, con rinnovo automatico per ulteriori tre anni, salvo eventuale cessazione comunicata con preavviso scritto di sei mesi.

Sanità pubblica
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