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Gettonisti ancora presenti in metà dei Pronto soccorso. Fadoi: “Rischio desertificazione degli ospedali”

Indagine Fadoi: burnout diffuso, fuga dal SSN e gettonisti ancora attivi nel 55% dei Pronto soccorso italiani.
Società scientifiche

A tre anni dal decreto che avrebbe dovuto limitarne drasticamente il ricorso, i medici gettonisti restano presenti in oltre metà dei Pronto soccorso italiani. E intanto cresce il disagio dei professionisti ospedalieri, con burnout diffuso, peggioramento delle condizioni di lavoro e un numero crescente di medici che valuta l’uscita anticipata dal SSN.

È il quadro che emerge da un’indagine della FADOI, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, presentata al Congresso nazionale che si è svolto a Rimini.

I gettonisti restano nei Pronto soccorso

Il Decreto legge 34 del 2023 aveva introdotto limiti stringenti al ricorso ai cosiddetti gettonisti, prevedendo che l’utilizzo delle cooperative mediche avvenisse soltanto in forma temporanea ed eccezionale.

Secondo i dati Fadoi, nelle Unità di medicina interna il fenomeno appare effettivamente ridotto, con meno del 20% delle strutture che continua a utilizzare personale esternalizzato. La situazione cambia però radicalmente nei Pronto soccorso, dove il ricorso ai gettonisti riguarda ancora il 54,8% delle strutture. Un dato che fotografa la persistente difficoltà del sistema ospedaliero nel coprire stabilmente i servizi di emergenza-urgenza attraverso personale assunto direttamente dal SSN.

Schillaci: "Ci saranno altri controlli"

Sul tema è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, collegato in videoconferenza al congresso Fadoi. "Abbiamo messo mano, prima non era mai stato fatto, al problema dei medici gettonisti", ha affermato Schillaci. "Non era un modello da difendere e siamo intervenuti con decisione dando una cornice di regole precise che fino a poco tempo fa non c'era".

Il ministro ha inoltre ricordato l’aumento delle indennità per il personale dei Pronto soccorso e annunciato nuovi controlli da parte dei NAS. "Ci sono stati dei controlli attraverso i Nas e ci saranno altri controlli", ha dichiarato.

Burnout e fuga dal SSN

Ma il dato sui gettonisti rappresenta solo una parte della crisi descritta dagli internisti ospedalieri. Secondo l’indagine, il 65% dei medici dichiara di aver sperimentato almeno una volta una condizione di burnout, mentre il 70% giudica peggiorate le condizioni di lavoro negli ospedali.

Le conseguenze si riflettono direttamente sulla tenuta del SSN pubblico. Il 26,4% dei medici pensa infatti al prepensionamento, il 20,2% valuta il passaggio al privato e il 10,1% guarda addirittura all’estero. Tra le criticità maggiormente segnalate compare la carenza di personale, indicata come priorità su cui intervenire da oltre il 57% degli intervistati.

Il rischio clinico legato all’esaurimento professionale

Fadoi richiama inoltre l’attenzione sulle possibili conseguenze cliniche del burnout professionale. L’esaurimento lavorativo, sottolinea la Federazione, comporta aumento della stanchezza cognitiva, peggioramento della comunicazione e maggiore rischio di errore diagnostico.

Nel documento viene citato anche uno studio della Johns Hopkins University School of Medicine secondo cui il 36% dei medici in burnout commetterebbe almeno un errore grave all’anno. Applicando tali percentuali ai numeri italiani, il rischio teorico stimato sarebbe quello di decine di migliaia di errori sanitari gravi ogni anno tra personale medico e infermieristico.

"La desertificazione degli ospedali è un rischio reale"

Per il presidente Fadoi Andrea Montagnani, i risultati dell’indagine mostrano un problema ormai strutturale. "La desertificazione degli ospedali pubblici non è uno spettro agitato per interessi di categoria ma un rischio reale", afferma Montagnani. Secondo gli internisti, le priorità per invertire la rotta sono chiare: assunzioni di personale medico e infermieristico, rafforzamento del rapporto ospedale-territorio e riconoscimento della crescente complessità assistenziale delle medicine interne.

Il 61,5% dei medici intervistati chiede infatti la riclassificazione delle medicine interne da reparti a bassa intensità a strutture di medio-alta intensità di cura, con conseguente adeguamento di posti letto, personale e tecnologie. Sul piano sistemico, il report Fadoi conferma un tema che attraversa ormai gran parte del dibattito sanitario italiano: la crisi del SSN non riguarda soltanto le risorse economiche, ma sempre più la capacità di mantenere attrattivo e sostenibile il lavoro dentro gli ospedali pubblici.

Società scientifiche
Commenti
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Il SSN non funzionerà finché gli stipendi per i medici non saranno adeguati alla elevata responsabilità professionale e ai rischi di contenziosi giudiziari.
Rispondi
26/05/2026 08:47

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