
Dalla prima valutazione nazionale emergono luci e ombre: evidenze solide solo per poche procedure, molte restano in “zona grigia”
La Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA) si rivolge al Ministro della Salute Orazio Schillaci con una lettera istituzionale che fotografa lo stato dell’arte e le criticità del processo di valutazione delle tecnologie sanitarie in Italia. Al centro del documento, la recente conclusione del primo ciclo di valutazione del Programma Nazionale HTA dei Dispositivi Medici (PNHTA DM), focalizzato sui sistemi di chirurgia robotica.
Secondo SIHTA, il completamento del rapporto HTA pubblicato a novembre 2025 e la successiva fase di valutazione rappresentano un passaggio storico: per la prima volta il sistema nazionale porta a termine un intero ciclo valutativo. Un risultato definito “positivo”, che dimostra la capacità del modello HTA di supportare decisioni di programmazione sanitaria basate su evidenze rigorose.
Tuttavia, i dati emersi delineano un quadro complesso. Delle 21 procedure analizzate, solo sei ricevono una raccomandazione favorevole all’utilizzo della chirurgia robotica, sulla base di prove cliniche e organizzative solide. Due procedure, al contrario, sono giudicate non appropriate, con raccomandazioni chiaramente negative. La quota più consistente – 13 procedure – ricade invece in una “zona grigia”: in assenza di evidenze sufficienti, l’uso routinario della tecnologia non è raccomandato, limitandone l’impiego a contesti di ricerca o a utilizzi condizionati alla produzione di ulteriori dati.
Per SIHTA, questo scenario evidenzia come il processo valutativo non sia concluso, ma richieda un ulteriore sviluppo metodologico e strutturale. La società scientifica sottolinea la necessità di programmi coordinati per la raccolta e validazione dei dati, al fine di colmare rapidamente il gap conoscitivo e garantire decisioni più informate.
Accanto ai risultati, la lettera mette in luce alcune criticità operative. La complessità e la “corposità” del rapporto, unite ai lunghi tempi di produzione, ne limitano la fruibilità. Tra le proposte di miglioramento, SIHTA indica la necessità di affinare la definizione dei quesiti di ricerca (PICO), riducendone il numero e privilegiando quelli più rilevanti per disponibilità di evidenze e frequenza d’uso clinico.
Altro punto chiave è il rafforzamento dei sistemi di tracciabilità delle prestazioni. L’adozione di una codifica nazionale omogenea consentirebbe di monitorare in modo sistematico l’utilizzo della chirurgia robotica rispetto ad altre tecniche, valutandone non solo gli esiti clinici ma anche la sostenibilità economica.
Infine, SIHTA richiama l’importanza di rendere le raccomandazioni di valutazioni più aderenti ai contesti reali, soprattutto per tecnologie già diffuse ma supportate da evidenze limitate. In questo senso, viene indicata come prioritaria l’integrazione con il Programma Nazionale di Generazione delle Evidenze (PNGE) e con il Programma Nazionale Esiti (PNE) di Agenas.
La conclusione della lettera è chiara: l’Italia si trova in una fase cruciale per lo sviluppo dell’HTA. Per consolidare i progressi, è necessaria una “manutenzione evolutiva” del sistema, capace di rispondere in modo efficace alle esigenze di cittadini, professionisti e decisori pubblici, sostenendo al contempo innovazione e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Società neurologiche e palliativisti chiedono piena attuazione della Legge 38/2010. Accesso disomogeneo e carenza di strutture per i pazienti non oncologici.
Il Cnop scrive alla presidente della Commissione Giustizia: “Il consenso è il perno della tutela”. Rischio di spostare il focus sulla vittima.
Commenti