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Cardiopatie congenite e prematurità: diagnosi prenatale e rete multidisciplinare migliorano gli esiti

Società scientifiche

Le cardiopatie congenite (CHD) sono le malformazioni strutturali più frequenti alla nascita, con un’incidenza stimata tra 8 e 10 casi ogni 1.000 nati vivi. Le forme critiche – circa il 30% del totale – richiedono un intervento cardiochirurgico o emodinamico nelle prime settimane di vita e rappresentano ancora una delle principali cause di mortalità neonatale. Nei feti con difetto cardiaco il rischio di parto pretermine risulta inoltre raddoppiato, aggravando la complessità clinica.

In occasione della Giornata Mondiale delle Cardiopatie Congenite (14 febbraio), Società Italiana di Neonatologia (SIN) e Società Italiana di Cardiologia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite (SICP) sottolineano la necessità di una presa in carico strutturata, che inizi già in epoca fetale e prosegua senza interruzioni nel periodo postnatale.

Le evidenze più recenti confermano l’impatto della diagnosi prenatale sugli outcome. Uno studio multicentrico pubblicato su BMC Pregnancy and Childbirth (Cody et al., 2024) ha analizzato quasi 50mila gravidanze in quattro anni, rilevando una prevalenza di cardiopatie congenite critiche pari a 1,9 per 1.000 nati. Il tasso di identificazione prima della nascita ha raggiunto il 92%, grazie a un protocollo standardizzato di ecografia morfologica del secondo trimestre e a programmi di formazione dedicati agli operatori. La sopravvivenza a un anno nei neonati candidati a intervento è risultata pari all’85%, con percentuali superiori nei casi diagnosticati in gravidanza rispetto a quelli riconosciuti dopo il parto.

Secondo SIN e SICP, lo snodo decisivo resta lo screening ecografico tra 18 e 22 settimane, integrato – nei casi a rischio – da ecocardiografia fetale di secondo livello. La programmazione del parto in centri hub dotati di terapia intensiva neonatale e cardiochirurgia pediatrica consente una stabilizzazione tempestiva, inclusa la somministrazione di prostaglandine per mantenere la pervietà del dotto arterioso nelle forme dotto-dipendenti.

Particolare attenzione va riservata ai prematuri con cardiopatia, nei quali immaturità d’organo e instabilità emodinamica impongono strategie personalizzate. Le decisioni terapeutiche – palliazione o correzione precoce – derivano da una valutazione collegiale che supera il semplice criterio del peso alla nascita.

Il percorso non si esaurisce con l’intervento: follow-up cardiologico, monitoraggio neuroevolutivo e supporto nutrizionale sono parte integrante dell’assistenza. Centrale anche il coinvolgimento attivo dei genitori, informati e sostenuti nelle scelte cliniche.

Diagnosi precoce, pianificazione perinatale e integrazione tra specialisti rappresentano oggi i pilastri per migliorare prognosi e qualità di vita nei neonati con cardiopatia congenita, soprattutto in presenza di prematurità.

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