
Con l’acquisizione dell’80% di Lifenet Healthcare, Reale Group passa dalla copertura del rischio all’erogazione diretta di prestazioni. il mercato assicurativo accelera sui servizi.
Reale Group ha sottoscritto un accordo vincolante per acquisire l’80% di Lifenet Healthcare, gruppo attivo nella sanità privata accreditata con ospedali, centri chirurgici, poliambulatori e cliniche specialistiche. Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro la prima metà del 2026.
Non si tratta soltanto di un investimento finanziario. È un passaggio strategico che sposta l’asse dell’intervento assicurativo: dalla copertura delle spese sanitarie alla gestione diretta dell’offerta.
Il general manager di Reale Group, Luca Filippone, lo esplicita parlando di ridefinizione del concetto di cura, "passando dalla protezione assicurativa a una presenza concreta lungo tutta la filiera assistenziale". È un cambio lessicale che segnala un cambio industriale.
La risposta del mercato alla crisi del pubblico
L’operazione si inserisce in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni i grandi gruppi assicurativi europei hanno progressivamente acquisito strutture sanitarie private, integrando verticalmente la filiera: assicurazione, rete convenzionata, strutture di proprietà.
In Italia questa dinamica si intreccia con due fattori strutturali. Da un lato la difficoltà crescente del Servizio sanitario nazionale nel garantire tempi certi e uniformità territoriale. Dall’altro la presenza di un elevato risparmio privato delle famiglie, che si traduce in una spesa sanitaria out of pocket stabilmente sopra i 40 miliardi annui. Detto in altre parole: l’Italia è il Paese perfetto per questo genere di operazioni poiché vi è mancanza di servizi e tendenza elevata al risparmio.
In questo contesto, l’integrazione assicurazione–erogazione diventa una risposta di mercato alla domanda di accesso rapido e programmabile alle prestazioni.
Integrazione o dualizzazione del sistema?
Il tema di fondo non è solo economico, ma sistemico. Quando un assicuratore entra nella gestione diretta di ospedali e centri diagnostici, si apre una nuova fase nella relazione tra pubblico e privato.
Il rischio teorico è una progressiva dualizzazione: da un lato un servizio pubblico sotto pressione, dall’altro circuiti integrati assicurativi in grado di garantire percorsi preferenziali a chi può permetterseli - o è coperto da polizze collettive.
Allo stesso tempo, questi gruppi possono introdurre modelli organizzativi più efficienti, investimenti tecnologici e capacità manageriali che intercettano una domanda reale insoddisfatta.
Un mercato che cambia
Lifenet, fondata nel 2018, è oggi presente in cinque regioni con sedici centri ambulatoriali e diagnostici, sei ospedali e quattro cliniche specialistiche. Per il 2026 prevede oltre 450 milioni di euro di fatturato, più di 1.100 posti letto e circa 5.000 collaboratori. Numeri che collocano l’operazione in una dimensione industriale significativa.
La sanità italiana non è più solo un settore regolato e finanziato prevalentemente dal pubblico. È sempre più un ecosistema in cui attori assicurativi, fondi e gruppi privati assumono un ruolo diretto nella produzione di servizi.
La questione, più che ideologica, è di equilibrio. Se il mercato si muove per colmare vuoti organizzativi e tempi di attesa, la politica sanitaria è chiamata a interrogarsi su quale modello complessivo voglia governare: integrazione regolata o frammentazione crescente?
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