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Pnrr Salute, digitalizzazione centrata sulla carta. Il nodo è la trasparenza dei risultati

Telemedicina, ospedali digitali e Fascicolo sanitario: target europei raggiunti, ma senza dati pubblici è difficile misurare l’impatto reale sui servizi.
Sanità pubblica

Al 31 dicembre 2025 la Missione 6 del Pnrr ha centrato formalmente tre obiettivi europei sulla digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale: telemedicina, informatizzazione degli ospedali e alimentazione del Fascicolo sanitario elettronico. Sulla carta, dunque, la scadenza è stata rispettata. Secondo la Fondazione Gimbe, tuttavia, il tema non è chiuso. Un conto è infatti rispettare l’aspetto formale del target, un altro è verificare se nella sostanza gli obiettivi sono stati raggiunti.

"Al 31 dicembre 2025 erano previste tre scadenze europee relative alla digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale: tutte risultano formalmente rispettate, ma senza certezze sui reali benefici per i cittadini e per la sanità pubblica", osserva il presidente Nino Cartabellotta.

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E aggiunge un punto che tocca il metodo prima ancora che il merito: "Il rispetto delle scadenze non può giustificare una rendicontazione poco trasparente".

Telemedicina: numeri superati, ma con quali modelli?

Andiamo quindi a vedere più vicino di che cosa parliamo davvero quando parliamo di rendicontazione. Il target fissato era di 300 mila pazienti assistiti in telemedicina. Il dato ufficiale parla di 467.479 pazienti. Un risultato che, in termini quantitativi, va oltre le attese. La questione, però, è qualitativa.
"Senza conoscere il numero di pazienti assistiti in ciascuna Regione e per quali servizi di telemedicina, è impossibile verificare se esistono gap digitali da colmare", sottolinea Cartabellotta.

La telemedicina non è un semplice conteggio di prestazioni. È integrazione nei percorsi di cura, presa in carico delle cronicità, continuità assistenziale. Senza una disaggregazione dei dati - per territorio, tipologia di servizio, popolazione coinvolta - il rischio è che il target resti un adempimento amministrativo più che una trasformazione organizzativa.

Ospedali digitali: l’asticella è stata abbassata?

Il secondo obiettivo riguardava la digitalizzazione delle strutture ospedaliere con Dipartimento di Emergenza e Accettazione, inizialmente individuate in 280 strutture. Secondo l’analisi Gimbe, l’obiettivo sarebbe stato ridimensionato nel percorso di attuazione.

"Se l’asticella è stata abbassata per raggiungere il target entro la scadenza, siamo distanti anni luce dall’obiettivo iniziale di informatizzare tutti i reparti di 280 ospedali", afferma Cartabellotta.

Il punto qui è politico e strategico: il Pnrr dove rappresentare lo strumento di modernizzazione strutturale. Se la certificazione del target prevale sull’effettiva implementazione dei sistemi digitali nei reparti, la riforma rischia di fermarsi giunti alle soglie dell’apparenza, attraverso la rendicontazione.

Fascicolo sanitario elettronico: quantità o qualità?

Il terzo traguardo riguarda il Fascicolo sanitario elettronico. Il target prevedeva che l’85% dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta alimentasse il Fse. A fine dicembre la percentuale avrebbe superato il 95%. Anche in questo caso, però, resta un interrogativo di fondo: cosa significa, concretamente, "alimentare" il fascicolo?

Secondo Gimbe, potrebbe essere sufficiente il semplice invio della ricetta dematerializzata per centrare l’obiettivo. Se così fosse, "il cuore del Fse, ovvero il patient summary costantemente aggiornato, è ancora lontano dall’essere una realtà per tutti i pazienti".

Il rischio, allora, è che il Fascicolo esista formalmente ma non sia ancora uno strumento clinico pienamente operativo, capace di supportare davvero il lavoro dei medici e la continuità delle cure. Un tema sollevato più volte in tutti i tavoli in cui si è discusso dell’interoperabilità dei dati sanitari in ambito extraregionale (e non solo).

Tra certificazione europea e benefici reali

Cartabellotta riconosce che "dal nostro monitoraggio indipendente non risultano discrepanze documentali tra quanto certificato dal Governo e quanto la Commissione Europea si appresta a verificare ai fini dell’erogazione della IX rata". La distanza, precisa, un’altra: "è tra il conseguimento dei target e la disponibilità di informazioni puntuali sul reale funzionamento dei servizi".

E conclude con un passaggio che sposta il baricentro del dibattito: "Incassare le risorse del Pnrr non significa automaticamente garantire servizi migliori per i cittadini".

La digitalizzazione non è un fine in sé, ma uno strumento. Senza dati pubblici, accessibili e verificabili sull’effettivo utilizzo dei servizi, resta difficile capire se l’investimento stia già producendo benefici concreti per il Servizio sanitario nazionale o se sia ancora nella fase di infrastrutturazione formale. La domanda, dunque, non è se i target siano stati certificati.

La domanda è se la trasformazione sia già visibile nella pratica quotidiana di medici, strutture e cittadini.

Sanità pubblica
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