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Endometriosi: dieta antinfiammatoria e terapia cognitivo-comportamentale nel mirino dello studio PEARL

Endometriosi e dolore pelvico cronico: crescente attenzione verso alimentazione antinfiammatoria e supporto psicologico per affiancare le terapie tradizionali e migliorare sintomi, benessere e qualità di vita.
Salute della donna

Quando i trattamenti ormonali e chirurgici non sono sufficienti a controllare i sintomi, l’attenzione della ricerca si sposta verso approcci complementari capaci di incidere sulla vita quotidiana delle pazienti. In questo contesto si inserisce lo studio PEARL (Pain in Endometriosis And the Relation to Lifestyle) che indaga il potenziale di due strumenti non farmacologici, alimentazione antinfiammatoria e terapia cognitivo-comportamentale, nel modulare dolore e infiammazione associati all'endometriosi.

La patologia, che interessa circa una donna su dieci in età fertile, si configura come una condizione infiammatoria cronica a forte componente estrogeno-dipendente, in cui tessuto simil-endometriale colonizza sedi anomale dell'organismo. Le opzioni terapeutiche attualmente disponibili restano insoddisfacenti: la terapia ormonale comporta effetti collaterali non trascurabili e può compromettere il potenziale riproduttivo, mentre la chirurgia espone a rischi di complicanze e a tassi di recidiva non irrilevanti. Cresce così, tra le pazienti, l'interesse verso approcci basati sulla modifica delle abitudini quotidiane, finalizzati a contenere la sintomatologia e a recuperare una migliore qualità della vita correlata alla salute.

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Alla base della malattia si riconosce un'alterazione dell'equilibrio immunitario che alimenta uno stato inflammatorio persistente. Le lesioni endometriosiche reclutano cellule del sistema immunitario e innescano il rilascio di mediatori pro-infiammatori, generando un ambiente peritoneale particolarmente reattivo. Con il tempo, questo meccanismo determina una sensibilizzazione periferica che si traduce in modificazioni a livello del sistema nervoso centrale, responsabili dell'amplificazione della percezione dolorosa cronica a livello pelvico.

Il corteo sintomatologico non si limita al dolore: dismenorrea, dispareunia, disturbi gastrointestinali e urinari, difficoltà di concepimento, cefalea e fatica cronica completano il quadro clinico, con ricadute significative anche sulla sfera psicologica, sulla vita di relazione e sulla produttività lavorativa.

Tra le strategie di autogestione più diffuse figurano gli interventi alimentari, sebbene la qualità delle evidenze disponibili resti eterogenea e non consenta di identificare un regime dietetico univocamente superiore. Inoltre, un pattern alimentare ricco di acidi grassi omega-3, fibre, antiossidanti, frutta, verdura e olio d'oliva sembra in grado di modulare favorevolmente la risposta immunitaria, mentre un'alimentazione di tipo occidentale ricca di grassi saturi, zuccheri semplici e prodotti ultraprocessati tende a sostenere uno stato pro-infiammatorio sistemico.

Accanto alla componente nutrizionale, la dimensione psicologica influenza in modo determinante la percezione algica: stress, catastrofizzazione e ipervigilanza possono intensificarne l'intensità, mentre l'adozione di strategie di coping efficaci favorisce un migliore controllo dei sintomi. È in questo contesto che si colloca la terapia cognitivo-comportamentale, già impiegata con successo nella gestione del dolore cronico in altre condizioni, con l'obiettivo di correggere schemi di pensiero disfunzionali e rafforzare le capacità di adattamento delle pazienti.

Lo studio PEARL si propone di testare l'efficacia di dieta antinfiammatoria e CBT, somministrate sia singolarmente che in combinazione, per verificare l'esistenza di un possibile effetto sinergico sul miglioramento sintomatologico e sulla qualità di vita. Il protocollo di ricerca prevede inoltre la caratterizzazione di potenziali biomarcatori di malattia, tra cui composizione del microbiota intestinale e vaginale, livelli di cortisolo capillare e marcatori infiammatori rilevati su sangue e fluido mestruale.

Il confronto tra le condizioni pre- e post-intervento, e tra popolazione con e senza endometriosi, potrà contribuire a chiarire i meccanismi fisiopatologici sottostanti e a delineare nuove strategie, sia diagnostiche che terapeutiche, per una patologia che ancora oggi attende risposte cliniche definitive.

Salute della donna
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