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Violenza domestica, SIOT: “Dietro una frattura può nascondersi una richiesta di aiuto”

Ortopedia

L'iniziativa prende il via con il corso "Tornando a casa", organizzato a Milano e dedicato agli specializzandi e agli ortopedici delle scuole lombarde, nell'ambito di una più ampia campagna nazionale di sensibilizzazione.

Gli ortopedici tra i primi a intercettare i segnali

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Secondo i dati ISTAT, il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito nel corso della vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale, mentre il 18,8% ha subito violenze fisiche.

Molte vittime, però, non raccontano l'origine reale delle lesioni e possono rivolgersi più volte al pronto soccorso prima di chiedere aiuto. È proprio in questi contesti che ortopedici e traumatologi possono svolgere un ruolo determinante.

Lo specialista, infatti, è spesso il primo medico a osservare le conseguenze fisiche della violenza attraverso la visita clinica e gli esami radiologici. Imparare a leggere un trauma non come un episodio isolato, ma come possibile espressione di maltrattamenti ripetuti, può consentire di attivare tempestivamente i percorsi di tutela.

Formazione per riconoscere e proteggere

Il corso promosso dalla SIOT punta a fornire agli specialisti strumenti clinici, relazionali e medico-legali per affrontare situazioni spesso complesse, caratterizzate da tempi ridotti, elevata pressione assistenziale e difficoltà nel dialogo con pazienti che possono essere spaventati, reticenti o in condizioni di particolare fragilità.

Secondo Stefano Tambuzzi, medico legale del Servizio Violenza Sessuale e Domestica dell'Ospedale Policlinico di Milano, la violenza domestica deve essere considerata una vera patologia per l'impatto che produce sulla salute fisica e psicologica delle persone e, come tale, richiede un percorso diagnostico e assistenziale adeguato.

Un fenomeno ancora sommerso

La difficoltà nel riconoscere i casi emerge anche dalle differenze territoriali nelle segnalazioni di sospetta violenza provenienti dai pronto soccorso.

Durante il corso sono stati richiamati dati che evidenziano forti disomogeneità tra le regioni italiane: si passa da circa 20 segnalazioni ogni 10.000 accessi in alcune aree del Paese a meno di una segnalazione ogni 10.000 accessi in altre. Un divario che, secondo gli esperti, non riflette soltanto differenze epidemiologiche, ma anche una diversa capacità di individuare e gestire i casi sospetti.

Costruire una rete multidisciplinare

Per il presidente della SIOT, Pietro Simone Randelli, solo una parte limitata degli ortopedici si sente oggi adeguatamente preparata a riconoscere le lesioni correlate alla violenza domestica e ad avviare i percorsi di protezione previsti.

Da qui la scelta della società scientifica di promuovere una formazione specifica e di favorire la diffusione di protocolli condivisi, équipe multidisciplinari e procedure facilmente consultabili, in grado di supportare i professionisti nell'interazione con le vittime e nell'attivazione della rete territoriale.

Secondo Erika Maria Viola, coordinatrice della Commissione Pari Opportunità SIOT e responsabile scientifica del progetto, la formazione deve aiutare i medici a riconoscere anche le situazioni più difficili, come quelle che coinvolgono persone anziane, pazienti con deficit cognitivi, persone sorde, straniere o con difficoltà linguistiche.

L'obiettivo della campagna è rafforzare la capacità del sistema sanitario di intercettare precocemente i segnali della violenza domestica, trasformando ogni accesso in pronto soccorso in una possibile occasione di protezione e presa in carico.

Ortopedia
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