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Sciatica, riconoscerla e trattarla oggi

Ortopedia Lucia Oggianu | 28/05/2026 09:23

“Non una malattia ma un segnale”. Gli specialisti del Policlinico Gemelli fanno il punto su diagnosi mirata, movimento e chirurgia mininvasiva per tornare alla normalità.

C’è un dolore che non passa inosservato. Parte dalla schiena, attraversa il gluteo e scende lungo la gamba con un percorso preciso, spesso fino al piede. È ciò che comunemente viene definito "sciatica", un disturbo molto diffuso ma ancora oggi frainteso, che può compromettere autonomia e qualità di vita.

In occasione del recente congresso "Le complicanze in chirurgia vertebrale", promosso al Policlinico Gemelli, il tema è tornato al centro dell’attenzione degli specialisti, chiamati a confrontarsi su strategie sempre più personalizzate, sicure e orientate a un rapido recupero funzionale.

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"La cosiddetta sciatica, più correttamente lombo-sciatalgia, non è una malattia ma un segnale – spiega il professor Luca Proietti, associato di Ortopedia e Traumatologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Chirurgia Vertebrale del Policlinico Gemelli IRCCS –. È il modo in cui il corpo avverte che qualcosa sta irritando o comprimendo il nervo sciatico, il più lungo del nostro corpo". 

Le manifestazioni

Il nervo sciatico può essere immaginato come una lunga "autostrada" che parte dalla zona lombare e arriva fino al piede. Quando qualcosa ne altera il funzionamento, il dolore segue il suo percorso. "È proprio questa caratteristica a rendere la sciatica diversa dal comune mal di schiena: spesso il dolore più intenso non è localizzato alla schiena ma lungo la gamba", sottolinea Proietti.

Bruciore, fitte improvvise, sensazione di scossa elettrica. Il disturbo può manifestarsi con forme diverse. Possono associarsi anche formicolii, intorpidimento e, nei casi più importanti, debolezza muscolare che rende difficile camminare. Il più delle volte il dolore colpisce un solo lato del corpo, anche se non mancano forme bilaterali.

Le cause

Anche se il dolore si avverte lungo la gamba, l’origine è spesso nella colonna vertebrale. Tra le cause più frequenti ci sono l’ernia del disco e le instabilità vertebrali. "Un disco intervertebrale può protrudere o rompersi e comprimere una radice nervosa. Altre volte è il restringimento del canale vertebrale, spesso legato all’artrosi, a ridurre lo spazio per i nervi", spiega Proietti. 

Non mancano però cause diverse: scoliosi, fratture vertebrali anche patologiche, oppure condizioni non direttamente legate alla colonna, come la sindrome del piriforme o abitudini scorrette (posture prolungate, movimenti ripetitivi, sforzi impropri).

Per questo la diagnosi non può essere improvvisata: "Comprendere l’origine del dolore richiede un percorso clinico accurato. Gli esami come la risonanza magnetica sono utili, ma solo quando realmente necessari". 

Muoversi è la prima terapia

Uno degli aspetti più controintuitivi riguarda la gestione del dolore. Di fronte a una crisi acuta, il primo istinto è fermarsi. Ma non è la scelta migliore. "Nella maggior parte dei casi è proprio l’immobilità prolungata a peggiorare la situazione – osserva Proietti –. La sciatica tende a migliorare quando il corpo continua a muoversi, con gradualità e sotto controllo".

La fisioterapia svolge un ruolo centrale: esercizi mirati aiutano a recuperare mobilità, equilibrio e forza muscolare. I farmaci possono essere utili nella fase acuta, ma da soli non risolvono il problema. Fondamentale è anche intervenire sugli stili di vita, correggendo posture e abitudini scorrette.

Quando serve la chirurgia

Solo una minoranza di pazienti necessita di un intervento chirurgico. L’indicazione arriva quando il dolore persiste nel tempo nonostante le terapie o compaiono deficit neurologici, come perdita di forza. "Oggi le tecniche mininvasive, come la micro-discectomia, consentono interventi mirati con tempi di recupero rapidi e riabilitazione precoce", spiega Proietti. 

L’intervento avviene attraverso una piccola incisione e permette di rimuovere il frammento di disco che comprime il nervo. Nei casi di instabilità vertebrale si può ricorrere a sistemi di stabilizzazione con viti e barre in titanio. Esistono inoltre situazioni più rare ma urgenti, come la sindrome della cauda equina, che richiedono una valutazione immediata per evitare danni neurologici permanenti.

Un approccio multidisciplinare per cure più efficaci

La gestione della sciatica, soprattutto nelle forme più complesse, richiede il coinvolgimento di più specialisti: ortopedici, neurochirurghi, neurologi, anestesisti. "Il futuro della chirurgia vertebrale passa inevitabilmente attraverso un approccio multidisciplinare – sottolinea il professor Giulio Maccauro, ordinario di Ortopedia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico Gemelli – La collaborazione tra specialisti consente di migliorare gli esiti clinici e di gestire in modo più efficace le complicanze".

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