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Artrosi del ginocchio, nuove strategie per rinviare la protesi: focus su terapie biologiche e impianti 3D

Ortopedia Annalucia Migliozzi | 09/06/2026 12:58

Dalla medicina rigenerativa agli innesti cartilaginei di nuova generazione, l’ortopedia guarda alla conservazione dell’articolazione. La SIOT: diagnosi precoce e trattamento personalizzato sono fondamentali per rallentare la progressione della malattia.

L’artrosi del ginocchio continua a rappresentare una delle principali cause di dolore cronico e limitazione funzionale nella popolazione adulta e anziana. Ma accanto alla chirurgia protesica, oggi si stanno sviluppando approcci innovativi che puntano a preservare l’articolazione naturale e a ritardare, quando possibile, l’intervento di sostituzione.

A fare il punto sulle prospettive terapeutiche è la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), che evidenzia come il concetto di joint preservation – la conservazione articolare – stia assumendo un ruolo sempre più centrale nella gestione delle forme iniziali e intermedie di gonartrosi.

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In Italia vengono eseguiti ogni anno oltre 85 mila interventi di protesi di ginocchio, un numero destinato a crescere per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle aspettative di qualità della vita. Tuttavia, secondo gli specialisti, la protesi non rappresenta necessariamente il primo approccio terapeutico.

Nelle fasi meno avanzate della patologia, l’obiettivo è controllare il dolore, migliorare la funzionalità articolare e rallentare il deterioramento della cartilagine. Tra le opzioni più consolidate rientrano le infiltrazioni di acido ialuronico, impiegate soprattutto nei pazienti con artrosi lieve o moderata per favorire la lubrificazione articolare e ridurre la sintomatologia dolorosa.

Negli ultimi anni hanno inoltre acquisito crescente interesse le cosiddette terapie biologiche. Tra queste, il plasma ricco di piastrine (PRP) rappresenta una delle soluzioni più studiate. Il trattamento prevede il prelievo di sangue del paziente, la concentrazione delle piastrine e la successiva infiltrazione intra-articolare, con l’obiettivo di sfruttare i fattori biologici coinvolti nei processi di riparazione tissutale.

Accanto al PRP, la ricerca sta approfondendo il potenziale delle cellule stromali mesenchimali derivate dal tessuto adiposo (AD-MSCs). Sebbene questi approcci siano ancora oggetto di studio e standardizzazione, potrebbero offrire benefici in pazienti selezionati con artrosi nelle fasi iniziali o intermedie.

Un’altra frontiera della medicina rigenerativa riguarda il trattamento delle lesioni focali della cartilagine. In questo ambito stanno emergendo impianti sintetici realizzati tramite stampa 3D, progettati per sostituire temporaneamente il tessuto danneggiato e favorire la rigenerazione biologica locale. Questi dispositivi sono destinati soprattutto ai pazienti più giovani o ancora non candidabili alla chirurgia protesica.

Le nuove tecnologie saranno al centro del congresso annuale della American Orthopaedic Society for Sports Medicine, in programma a Seattle a luglio, dove verranno presentati dati su una nuova generazione di innesti cartilaginei tridimensionali.

Secondo la SIOT, il successo delle strategie conservative dipende soprattutto dalla tempestività della diagnosi. Dolore persistente, rigidità mattutina, gonfiore ricorrente e difficoltà nei movimenti quotidiani rappresentano segnali da non sottovalutare.

Gli specialisti ricordano inoltre l’importanza di mantenere un peso corporeo adeguato e praticare regolarmente attività fisica a basso impatto, come cammino, cyclette e nuoto, per ridurre il carico articolare e preservare la funzionalità del ginocchio nel tempo.

L’evoluzione della ricerca ortopedica sta quindi aprendo la strada a una gestione sempre più personalizzata dell’artrosi, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti e posticipare il ricorso alla chirurgia protesica quando le condizioni cliniche lo consentono.

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