
L'intelligenza artificiale è già entrata nella gestione quotidiana della salute degli europei, senza tuttavia sostituire la fiducia nei medici e negli altri professionisti sanitari. Il 55% della popolazione utilizza l'IA per questioni legate alla propria salute e l'82% è favorevole a un suo ruolo nell'assistenza sanitaria. Allo stesso tempo, il 77% continua ad affidarsi al medico di medicina generale o ad altri professionisti per le decisioni sulla salute.
È quanto emerge dallo STADA Health Report 2026, indagine condotta da Human8 per conto di STADA tra febbraio e marzo 2026 in 20 Paesi europei, con campioni compresi tra 500 e 2.000 intervistati per ciascun Paese.
Intelligenza artificiale e salute, cresce l'apertura degli europei
Secondo il rapporto, l'utilizzo dell'intelligenza artificiale in ambito sanitario non rappresenta più uno scenario futuro. Il 55% degli intervistati dichiara di utilizzarla già per questioni relative alla propria salute, mentre complessivamente l'82% si dice disponibile ad accettare un ruolo dell'IA nella propria assistenza sanitaria. Il 43% sarebbe disposto a consentire l'accesso dell'intelligenza artificiale alla propria cartella clinica per migliorare diagnosi, prevenzione o trattamento. Quasi la metà degli intervistati, il 49%, dichiara inoltre di fidarsi già o di essere disposta a fidarsi di una diagnosi fornita dall'IA.
L'indagine colloca questi dati in un contesto caratterizzato da una crescente autonomia nella gestione della salute. Il 78% degli europei ritiene di essere ben preparato a prendersi cura di sé, il 94% ricorre all'automedicazione per almeno alcuni disturbi e l'85% utilizza uno o più strumenti, dai fitness tracker ai dispositivi di misurazione domestica, per monitorare le proprie condizioni.
La fiducia resta legata a medici e farmacisti
La crescente diffusione dell'intelligenza artificiale non sembra tuttavia ridurre il ruolo attribuito ai professionisti sanitari. Il 77% degli intervistati indica il medico di medicina generale come principale punto di riferimento nelle decisioni relative alla salute, mentre il 57% si affida ai farmacisti. Gli europei sembrano tracciare una distinzione tra le attività che possono essere affidate alla tecnologia e quelle per le quali continuano a considerare necessario l'intervento umano. Il 50% accetterebbe l'utilizzo dell'IA per la gestione degli appuntamenti e dei follow-up, mentre il 36% è favorevole al suo impiego per prendere appunti durante le visite mediche e per il monitoraggio delle patologie croniche.
Più caute sono invece le posizioni quando entra in gioco il rapporto diretto con i professionisti. Il 38% teme una riduzione dell'interazione umana in un sistema sanitario basato sull'intelligenza artificiale e il 35% è preoccupato per un possibile peggioramento della qualità della comunicazione con gli operatori sanitari.
Con l'IA cambia il ruolo dei professionisti sanitari
Secondo lo STADA Health Report, l'avanzata dell'intelligenza artificiale potrebbe modificare il ruolo dei professionisti sanitari senza necessariamente ridurne l’importanza. Il 41% degli europei si aspetta una maggiore disponibilità di consulti digitali e a distanza, mentre il 30% ritiene che medici e altri operatori diventeranno ancora più importanti come interlocutori umani affidabili. Il 26% attribuisce loro un futuro ruolo di consulenti e interpreti, capaci di aiutare i pazienti a orientarsi nel crescente flusso di informazioni sanitarie. Solo il 20% prevede invece una perdita di importanza dei professionisti a causa dell'IA.
"Il dibattito sui pazienti consapevoli e autonomi sta accelerando, e l'IA sta spingendo questo sviluppo in avanti a una velocità nettamente superiore", afferma Peter Goldschmidt, Ceo di STADA. "Gli europei non sono più semplicemente pazienti in attesa in una fila. Sono partecipanti attivi che combinano azione personale, strumenti digitali e consulenza professionale in qualcosa di nuovo. Tutti gli operatori del settore sanitario dovranno adattarsi e agire in risposta a questi cambiamenti".
Sistemi sanitari, pesano carenza di personale e tempi di attesa
La diffusione degli strumenti digitali si inserisce in un quadro di persistente difficoltà dei sistemi sanitari europei. Solo il 56% degli intervistati si dichiara soddisfatto dell'assistenza sanitaria nel proprio Paese, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 58% registrato nel 2025. La carenza di operatori sanitari e i conseguenti tempi di attesa rappresentano il problema principale per il 67% degli intervistati. Seguono l'invecchiamento della popolazione e le patologie croniche, indicate dal 56%, la crescita dei disturbi mentali, segnalata dal 53%, e le difficoltà di accesso a cure economicamente sostenibili, citate dal 43%.
Alla domanda sulle priorità da affrontare assumendo il ruolo di ministro della Salute, il 58% degli europei indica la riduzione dei tempi di attesa attraverso una maggiore disponibilità di personale sanitario, mentre il 49% considera prioritario migliorare l'accesso alle cure primarie. "Tra i numerosi risultati del Report c'è il fatto che questo cambiamento non è una soluzione temporanea per un sistema sotto pressione: sta diventando esso stesso il modello", conclude Goldschmidt. "Anche tra coloro che sono più aperti all'IA, la richiesta è di supporto, non di sostituzione".
I risultati dello STADA Health Report 2026 descrivono così una progressiva integrazione tra intelligenza artificiale, maggiore autonomia dei pazienti e competenze dei professionisti sanitari. Una trasformazione nella quale la diffusione degli strumenti digitali sembra accompagnarsi, almeno nelle aspettative degli europei, alla richiesta di mantenere centrale il rapporto umano nelle decisioni sulla salute.
IA consumer e dati sanitari, il rischio dietro la risposta immediata
La crescente disponibilità degli europei ad affidarsi all'intelligenza artificiale per questioni relative alla propria salute apre tuttavia un problema che va oltre l'affidabilità delle risposte. Il dato secondo cui il 43% degli intervistati sarebbe disposto a consentire all'IA l'accesso alla propria cartella clinica assume un significato particolare se confrontato con la diffusione di strumenti di intelligenza artificiale di livello consumer, utilizzati direttamente dagli utenti al di fuori di un rapporto con il medico o con una struttura sanitaria.
Inserire informazioni sulla propria salute all'interno di questi sistemi significa infatti affidare dati particolarmente sensibili a piattaforme delle quali non sempre gli utenti conoscono pienamente le condizioni di utilizzo, le modalità di conservazione delle informazioni e gli eventuali impieghi successivi. La facilità di accesso all'IA può così tradursi in una perdita di controllo effettivo sulla circolazione dei propri dati personali.
Esiste poi un secondo problema, legato alla qualità delle informazioni ottenute. Una risposta immediata può soddisfare il bisogno di conoscere rapidamente il significato di un sintomo o indicare un possibile rimedio, ma la velocità non coincide necessariamente con l'appropriatezza della risposta. Il rischio diventa più evidente quando il ricorso all'intelligenza artificiale si accompagna all'automedicazione, pratica alla quale, secondo lo stesso rapporto, ricorre per almeno alcuni disturbi il 94% degli europei.
La comodità di ottenere una risposta istantanea può quindi ridurre l'incertezza e placare nell'immediato l'ansia legata a un problema di salute, senza garantire né la qualità dell'indicazione ricevuta né un'adeguata protezione delle informazioni condivise. È su questo doppio versante, quello dell'affidabilità delle risposte e quello della tutela dei dati sanitari, che la crescente diffusione dell'IA consumer pone probabilmente le questioni più delicate.




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