
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità degli italiani e il settore salute rappresenta uno degli ambiti in cui il suo utilizzo sta crescendo più rapidamente. È quanto emerge dalla ricerca “L’uso dell’IA in ambito sanitario”, realizzata da Havas CSA e presentata da Havas Health Network Italia durante gli Healthcare & Pharma Talk di RCS Academy.
Secondo l’indagine, l’88% degli italiani tra i 18 e i 70 anni ha utilizzato almeno una volta strumenti di IA, mentre oltre la metà ne fa un uso frequente. ChatGPT e Gemini risultano le piattaforme più diffuse, seguite da altri sistemi di assistenza basati su modelli linguistici avanzati.
Nonostante la diffusione capillare, permane però un importante gap di competenze: quasi tre persone su quattro dichiarano di non aver ricevuto alcuna formazione sull’utilizzo corretto di questi strumenti e soltanto una minoranza si considera realmente preparata a sfruttarne le potenzialità.
In ambito sanitario, l’intelligenza artificiale viene utilizzata principalmente per interpretare sintomi, comprendere il contenuto di referti clinici e formulare possibili ipotesi diagnostiche. Un utilizzo che appare particolarmente diffuso tra i giovani adulti. Nella fascia compresa tra 18 e 34 anni, quasi il 40% ricorre già all’IA per reperire informazioni relative a farmaci e trattamenti terapeutici, evidenziando un cambiamento significativo nelle modalità di accesso alle informazioni sulla salute.
Le richieste degli utenti si concentrano soprattutto su aspetti pratici della terapia: effetti indesiderati, modalità di assunzione, dosaggi e meccanismi d’azione dei medicinali. Parallelamente, cresce l’impiego degli strumenti di IA come supporto alla comprensione delle informazioni ricevute durante le visite mediche.
Nonostante questa evoluzione, il medico continua a rappresentare la fonte ritenuta più autorevole e affidabile. Nella graduatoria della fiducia, l’intelligenza artificiale occupa una posizione intermedia, preceduta da specialisti, medici di medicina generale, farmacisti e fonti istituzionali, ma superando influencer, creator digitali e reti informali di conoscenti.
La ricerca evidenzia inoltre una crescente domanda di orientamento. Oltre la metà degli utenti che utilizza l’IA per informarsi sulla salute ritiene necessario promuovere iniziative educative dedicate a un impiego consapevole di queste tecnologie. Le principali figure chiamate a svolgere questo ruolo sono le istituzioni sanitarie, i professionisti della salute e gli esperti della comunicazione scientifica.
Lo scenario delineato suggerisce che l’intelligenza artificiale sia destinata a diventare una componente stabile dell’ecosistema informativo sanitario. La sfida sarà integrare questi strumenti nei percorsi di cura senza sostituire il rapporto medico-paziente, garantendo al contempo qualità delle informazioni, trasparenza delle fonti e adeguata alfabetizzazione digitale della popolazione.




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