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Rapporto SDGs 2026, migliora la salute ma restano i divari

Sanità pubblica

Aumentano gli anni vissuti in buona salute e diminuisce la mortalità prematura per le principali malattie croniche, ma persistono le difficoltà di accesso alle cure, i divari territoriali e le criticità sul fronte della prevenzione e dell'offerta sanitaria. È un quadro con segnali positivi e fragilità ancora irrisolte quello che emerge dal Rapporto SDGs 2026 dell'Istat.

Il documento, giunto alla nona edizione, monitora il percorso dell'Italia verso gli obiettivi dell'Agenda 2030 attraverso 321 misure statistiche collegate a 148 indicatori delle Nazioni Unite. Al Goal 3, dedicato a "salute e benessere per tutti e per tutte le età", sono riferite 37 misure relative a 20 indicatori internazionali.

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Rapporto SDGs 2026, aumentano gli anni vissuti in buona salute

Uno dei segnali più positivi riguarda la speranza di vita in buona salute alla nascita, stimata nel 2025 a 59,1 anni, quasi uno in più rispetto all'anno precedente. L'incremento è stato più marcato tra le donne, con 1,4 anni guadagnati contro gli 0,4 degli uomini. Resta tuttavia una significativa differenza di genere. Gli uomini possono attendersi di vivere in buona salute 60,2 anni, mentre per le donne il dato si ferma a 58 anni. Si conferma così una tendenza già nota: a una maggiore longevità femminile corrisponde un numero inferiore di anni vissuti in condizioni percepite di buona salute.

Migliora anche la mortalità prematura per le principali malattie croniche. Nel 2023 la probabilità di morire tra i 30 e i 69 anni per tumori, diabete, patologie cardiovascolari e respiratorie è scesa all'8%, rispetto al 9,7% del 2013. Il dato resta però più elevato tra gli uomini e nelle Regioni del Mezzogiorno.

Mortalità infantile e malattie infettive, migliorano gli indicatori

Nel lungo periodo si riduce anche la mortalità infantile. Nel 2025 la probabilità di morte entro i 5 anni di età si è attestata a 3,1 ogni mille nati vivi, con un valore di 3,4 tra i maschi e di 2,8 tra le femmine. Anche in questo caso permangono differenze territoriali, con livelli di mortalità più bassi nel Centro-Nord e più elevati nel Sud e nelle Isole.

Segnali positivi arrivano inoltre dagli indicatori relativi ad alcune malattie infettive. Nel 2024 l'incidenza delle nuove infezioni da Hiv è stata pari a 4 casi ogni 100 mila residenti, mentre nel 2025 quella della tubercolosi si è attestata a 4,4 casi ogni 100 mila abitanti. L'incidenza dell'epatite B è risultata pari a 0,4 casi ogni 100 mila abitanti.

Vaccinazioni e prevenzione, resta indietro la copertura antinfluenzale

Più complesso il quadro sul fronte della prevenzione. Nel 2025 la copertura vaccinale contro l'influenza tra gli over 65 si è fermata al 52,5%, con significative differenze tra i territori. Più elevate le coperture pediatriche, che hanno raggiunto il 94,5% per la poliomielite, il 94,8% per il morbillo e il 94,5% per il tetano. Anche per le vaccinazioni dell'infanzia resta tuttavia il problema di garantire livelli omogenei nelle diverse aree del Paese.

Il Rapporto fotografa inoltre la diffusione dei principali fattori di rischio per le malattie croniche. Il 20% della popolazione fuma, l'indicatore relativo al consumo di alcol si attesta al 15,8% e il 44,7% degli italiani è in eccesso di peso.

Accesso alle cure, l'1,6% rinuncia per ragioni economiche

Tra gli indicatori più direttamente legati al funzionamento del Servizio sanitario nazionale emerge quello relativo all'accessibilità economica delle prestazioni. L'1,6% delle persone con almeno 16 anni dichiara di non aver effettuato cure mediche delle quali aveva bisogno perché troppo costose. Il dato risulta in peggioramento rispetto all'anno precedente e richiama il problema delle disuguaglianze nell'accesso all'assistenza.

Il Rapporto segnala inoltre una riduzione dei posti letto per la degenza ordinaria, scesi nel 2023 a 29,9 ogni 10 mila abitanti, con una tendenza negativa sia nell'ultimo anno sia nel lungo periodo. Il dato deve tuttavia essere letto anche alla luce della trasformazione dell'assistenza ospedaliera, della diffusione della day surgery, della riduzione della durata delle degenze e del progressivo trasferimento di una parte delle prestazioni verso altri setting assistenziali. Nel 2023 i posti letto in day hospital erano 3 ogni 10 mila abitanti, mentre quelli nei presidi residenziali socioassistenziali e sociosanitari raggiungevano quota 72,2.

Medici e infermieri, la disponibilità di personale resta centrale

Sul fronte delle risorse professionali, l'Istat rileva 4,9 medici ogni mille abitanti, 7,3 infermieri e ostetriche, 0,9 dentisti e 1,6 farmacisti. L'indicatore relativo ai farmacisti risulta in miglioramento nell'ultimo anno, mentre quelli riferiti a medici, infermieri e dentisti rimangono stabili.

I numeri sulla disponibilità dei professionisti si inseriscono in un contesto caratterizzato dalle difficoltà di reperimento del personale e dal progressivo invecchiamento degli operatori sanitari, fattori destinati a incidere sulla capacità del sistema di rispondere ai bisogni assistenziali.

Nel confronto europeo la salute resta un punto di forza dell'Italia

Nonostante le criticità, il Goal 3 è uno degli ambiti nei quali l'Italia presenta il posizionamento più favorevole rispetto agli altri Paesi europei. Nell'area "People", che comprende i primi cinque obiettivi dell'Agenda 2030, la distanza dell'Italia dalle migliori performance europee in materia di salute è inferiore sia alla media dell'Unione europea sia a quella registrata da Germania, Francia e Spagna.

Il Rapporto SDGs 2026 restituisce così un quadro nel quale il miglioramento di importanti indicatori di salute convive con difficoltà strutturali e persistenti disuguaglianze. Gli italiani vivono più anni in buona salute, diminuisce la mortalità prematura per le principali malattie croniche e migliorano diversi indicatori relativi alle malattie infettive. Restano però le differenze tra territori e gruppi sociali, le difficoltà economiche nell'accesso alle cure e le criticità nella prevenzione.

A quattro anni dalla scadenza dell'Agenda 2030, la capacità del Servizio sanitario nazionale di trasformare i progressi complessivi in risultati più omogenei tra territori e fasce della popolazione resta quindi uno degli elementi centrali per valutare il percorso dell'Italia verso gli obiettivi di salute e benessere.

Sanità pubblica
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