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Istat: il 40% degli indicatori sulla salute sono in peggioramento

Sanità pubblica

Un quadro in chiaro-scuro quello che denuncia l’ultimo rapporto Istat sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Secondo l'Istituto la salute degli italiani mostra segnali contrastanti. Da una parte l’aspettativa di vita che cresce, dall'altra molti altri indicatori legati al benessere fisico e all’accesso ai servizi risultano in peggioramento. L’analisi, basata su centinaia di misure statistiche aggiornate al 2024, rivela che il 40% dei dati relativi al Goal 3 dell’Agenda 2030 registra un andamento negativo rispetto all’anno precedente. Nel 2024, la speranza di vita alla nascita è salita a 83,4 anni, con un incremento di 0,4 anni rispetto al 2023. Gli uomini raggiungono in media 81,4 anni, mentre le donne 85,5. Tuttavia, la speranza di vita in buona salute si ferma a 58,1 anni: 59,8 per gli uomini e 56,6 per le donne. Questo dato suggerisce che una parte consistente della vita viene vissuta con limitazioni dovute a malattie croniche o condizioni di disabilità.

Un altro aspetto evidenziato dal rapporto riguarda il sovrappeso infantile. Nel 2023, il 26,7% dei bambini e degli adolescenti italiani risulta in eccesso ponderale. La situazione appare ancora più marcata tra i più piccoli, nella fascia d’età 3-5 anni, dove la quota ha raggiunto il 33,8%, in aumento rispetto agli anni precedenti. Questi dati indicano una tendenza che interessa trasversalmente il territorio, con impatti futuri sulla salute della popolazione. La dotazione ospedaliera, secondo i dati più recenti, è pari a 30,3 posti letto ogni 10.000 abitanti. Anche in questo caso si rilevano forti differenze regionali: nel Nord-ovest si registrano 32,5 letti, mentre nel Sud il dato scende a 27,1. Queste differenze si accompagnano ad altre disuguaglianze territoriali, che emergono in vari ambiti della salute e dei servizi.

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Per quanto riguarda la mortalità evitabile, nel 2022 la probabilità di morire tra i 30 e i 69 anni a causa di tumori, diabete, malattie cardiovascolari o respiratorie è stata dell’8,2%. La percentuale sale al 10,1% tra gli uomini e scende al 6,4% tra le donne. Si tratta di patologie in parte prevenibili e spesso legate a stili di vita, accesso alla prevenzione e condizioni socioeconomiche. Anche i dati relativi agli incidenti stradali mantengono un andamento stabile ma critico: nel 2023 si sono registrati 4,9 decessi ogni 100.000 abitanti, corrispondenti a circa otto morti al giorno sulle strade italiane. I tassi di mortalità sono nettamente più alti tra gli uomini (8,1) rispetto alle donne (1,9), confermando una differenza di genere anche in questo ambito.

Un altro indicatore che presenta variazioni significative è quello relativo alla fecondità adolescenziale. Nel 2023, il quoziente specifico di fecondità tra le ragazze di 15-19 anni è stato pari a 13,6 nati per 1.000 giovani donne. Anche qui, il dato varia fortemente a livello territoriale: nelle regioni del Nord-est si scende a 8,6, mentre nelle Isole si raggiunge quota 30,1. Infine, l’analisi territoriale conferma che molte regioni del Mezzogiorno continuano a mostrare valori sanitari inferiori alla media nazionale. Campania, Calabria e Sicilia risultano tra le aree con gli indicatori più distanti dai livelli nazionali in termini di salute pubblica, prevenzione, e accesso ai servizi.

Nel complesso, il Rapporto SDGs 2025 restituisce un’immagine articolata del sistema sanitario italiano. Se da un lato migliorano alcuni parametri come l’aspettativa di vita, dall’altro una parte significativa degli indicatori – in particolare quelli legati alla qualità della vita, alla prevenzione e all’equità territoriale – risulta ancora in peggioramento o in stagnazione. L’analisi dell’Istat rappresenta così uno strumento utile per monitorare l’evoluzione della salute pubblica nel Paese e per orientare politiche basate su dati oggettivi.

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