
Non più solo il luogo in cui vive la maggior parte della popolazione, le città oggi rappresentano uno dei principali determinanti della salute collettiva. È il messaggio al centro della Giornata Nazionale per la Salute e il Benessere delle Città 2026, celebrata a Roma con l’evento "Le città che fanno stare bene", promosso da Federico Serra, presidente di Health City Institute, con il patrocinio di ANCI e Sport e Salute. In occasione della ricorrenza è stata presentata una lettera aperta rivolta a governo, parlamento, regioni e amministrazioni locali affinché la salute urbana diventi una priorità trasversale nelle politiche pubbliche.
Le città come primo presidio di salute
Alla base dell’appello c’è la convinzione che le amministrazioni locali possano svolgere un ruolo determinante nella prevenzione e nella promozione della salute. Secondo i promotori, ogni intervento urbano può contribuire a generare benessere, inclusione e migliori condizioni di vita. Per questo la lettera propone un approccio integrato fondato sul principio della Health in All Policies, che prevede l’integrazione della salute in tutte le decisioni pubbliche. Tra le priorità indicate figurano investimenti in ambienti urbani sostenibili, mobilità attiva, contrasto alle disuguaglianze sociali e territoriali e rafforzamento del ruolo dei Comuni nella promozione della salute.
Il benessere al centro
Per Gaetano Manfredi, presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e sindaco di Napoli, la trasformazione delle città è una delle sfide più importanti per la salute pubblica. «Le città incidono sempre di più sulla qualità della vita e sulla salute delle persone, per questo dobbiamo ripensarle mettendo al centro il benessere dei cittadini», ha dichiarato. Secondo il presidente ANCI una nuova urbanistica, più spazi verdi e servizi progettati a misura delle persone rappresentano strumenti essenziali per favorire stili di vita sani e migliorare la salute delle comunità. «Siamo convinti che città più sane significhino comunità più forti, coese e capaci di assicurare un benessere condiviso per tutti».
Dall’Urban Health alla salute in tutte le politiche
A spiegare la visione alla base dell’iniziativa è Federico Serra, presidente di Health City Institute. Per Serra la salute non può essere considerata esclusivamente una questione sanitaria, ma il risultato di scelte che riguardano mobilità, ambiente, qualità dell’aria, accesso al verde, sicurezza e inclusione sociale. «Ogni scelta urbana è una scelta di salute», ha affermato. Il presidente di Health City Institute ha ricordato inoltre il percorso sviluppato negli ultimi dieci anni dall’organizzazione per promuovere il concetto di Urban Health, attraverso iniziative come la figura dell’Health City Manager e il Manifesto sulla salute nelle città bene comune. La lettera aperta rappresenta, secondo Serra, un ulteriore passo verso un’assunzione di responsabilità condivisa da parte delle istituzioni.
Il ruolo dei sindaci e l’attenzione ai territori
La dimensione locale è stata richiamata anche da Roberto Pella, vicepresidente ANCI con delega a Sport, Salute, Politiche giovanili e Aree interne e sindaco di Valdengo. «Per i sindaci e le amministrazioni locali la promozione della salute e dei corretti stili di vita in ambito urbano costituisce un obiettivo centrale», ha sottolineato, evidenziando la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e dell’educazione alla salute, soprattutto tra i più giovani.
Sulla stessa linea Guido Quintino Liris, presidente dell’Intergruppo parlamentare sulle Aree interne, le Isole minori e i comuni montani e capogruppo in Commissione Bilancio al Senato. Per Liris le città che promuovono salute e qualità della vita nascono da un’alleanza tra istituzioni, territori, comunità scientifica, associazioni, imprese e cittadini. «È il momento di consolidare questo percorso e costruire una nuova cultura della salute, basata su evidenze scientifiche, innovazione e partecipazione».
Rigenerazione urbana e lotta alle disuguaglianze
Tra i temi emersi durante l’incontro anche quello della rigenerazione urbana come strumento di prevenzione Mario Occhiuto, presidente dell’Intergruppo parlamentare Qualità di vita nelle città, ha evidenziato la necessità di trasformare i centri urbani in vere e proprie "Health City", capaci di promuovere salute e coesione sociale. Secondo Occhiuto è necessario sviluppare un ambiente urbano «salutogenico e non patogeno», spezzando il legame tra cattive condizioni di salute, povertà, basso livello di istruzione ed emarginazione.
Lo sport come strumento di prevenzione
Un altro tassello fondamentale per migliorare il benessere nelle città è rappresentato dall’attività fisica. Lo ha ricordato Daniela Sbrollini, presidente dell’Intergruppo parlamentare Qualità di vita nelle città e dell’Intergruppo parlamentare sulle aree interne, le isole minori e i comuni montani. La senatrice ha richiamato il disegno di legge presentato per introdurre l’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Servizio sanitario nazionale, consentendo ai medici di prescriverlo e alle famiglie di beneficiare di specifiche agevolazioni. «Occorre portare avanti un lavoro comune che promuova lo sport in quanto "farmaco" senza controindicazioni, che fa bene a tutte le età».
Clima, alberi e salute pubblica
La salute urbana è strettamente collegata anche ai cambiamenti climatici. A sottolinearlo è stato Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e titolare della cattedra UNESCO sull’Urban Health, che ha richiamato una ricerca realizzata insieme all’Università dell’Aquila sull’accelerazione dell’aumento delle temperature globali.
Per Lenzi, aumentare la copertura arborea urbana fino ad almeno il 30% può contribuire a ridurre in modo significativo gli effetti delle ondate di calore nelle aree più densamente urbanizzate. «Le foreste urbane possono diventare una soluzione per la resilienza climatica, a beneficio della salute pubblica e della qualità della vita», ha spiegato.
A chiudere il confronto è stata Chiara Frontini, presidente della Commissione ANCI Sport, Salute, Politiche giovanili e Aree interne e sindaca di Viterbo. Frontini ha ribadito che investire nelle città significa investire direttamente nel futuro del Paese e nella qualità della vita delle persone. «Le città possono essere parte del problema, ma soprattutto possono essere la soluzione – ha concluso – Per questo occorre rinnovare un impegno comune: costruire città che fanno stare bene».




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