
L’acidemia metilmalonica (MMA) è una malattia genetica dovuta al deficit dell’enzima metilmalonil-CoA mutasi (MMUT), indispensabile per il metabolismo di specifici aminoacidi e lipidi. La carenza enzimatica provoca l’accumulo di metaboliti tossici responsabili di crisi metaboliche ricorrenti, compromissione neurologica e progressivo danno multiorgano.
La ricerca dimostra che una singola infusione sistemica di un vettore lentivirale contenente una copia funzionale del gene MMUT consente di correggere stabilmente le principali alterazioni della malattia nel modello animale.
Gli effetti terapeutici sono rimasti evidenti per l’intero ciclo vitale degli animali trattati, suggerendo che la terapia sia in grado di accompagnare lo sviluppo e il rinnovamento fisiologico del fegato senza perdere efficacia nel tempo.
Lo studio evidenzia inoltre come una variante ottimizzata del costrutto terapeutico aumenti ulteriormente le performance del trattamento. In questo caso, oltre l’80% delle cellule epatiche risulta corretto geneticamente, con una marcata riduzione dei biomarcatori caratteristici della patologia.
Un altro elemento ritenuto particolarmente promettente riguarda il comportamento delle cellule corrette: nel tempo queste sembrano acquisire un vantaggio biologico rispetto a quelle malate, espandendosi progressivamente all’interno del fegato. Questo fenomeno potrebbe consentire di ottenere benefici clinici anche utilizzando dosaggi iniziali più contenuti.
Verso la sperimentazione clinica
I nuovi dati rafforzano il percorso di sviluppo di GENE202 verso la prima valutazione nell’uomo. Secondo i ricercatori, le evidenze raccolte costituiscono un solido supporto scientifico per l’avvio di studi clinici nei bambini affetti da acidemia metilmalonica.
Il programma nasce dall’attività dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (SR-TIGET), centro di riferimento internazionale nella ricerca sulle malattie genetiche rare. Tra gli ideatori del progetto figurano Alessio Cantore, responsabile del gruppo di ricerca che ha coordinato lo studio, e Luigi Naldini, direttore dell’istituto e tra i fondatori di Genespire.
Se confermati negli studi clinici, questi risultati potrebbero aprire la strada a un trattamento "one shot", in grado di intervenire sulla causa genetica della malattia e garantire un beneficio duraturo, riducendo il peso delle complicanze e migliorando la prognosi dei pazienti con MMA.




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