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Medici gettonisti over 70, Anaao: “Vicenda che solleva interrogativi su sicurezza e organizzazione del sistema”

Sindacato Redazione DottNet | 09/03/2026 12:01

Il sindacato dei medici ospedalieri commenta il caso emerso nel Lazio e richiama il tema della carenza di personale e delle condizioni di lavoro.

Il caso di un medico gettonista over 70 richiamato a lavorare in corsia in alcuni ospedali del Lazio riporta al centro del dibattito le criticità organizzative del Servizio sanitario nazionale e il crescente ricorso a soluzioni emergenziali per coprire i turni negli ospedali.

A intervenire sulla vicenda è l’Anaao Assomed che, attraverso il segretario nazionale Pierino Di Silverio, sottolinea come episodi di questo tipo pongano interrogativi non solo sul piano organizzativo ma anche su quello della sicurezza.

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"Nella caleidoscopica sanità italiana può succedere anche che un medico gettonista over 70 lavori indisturbato in corsia aggirando le restrizioni imposte dal Ministero della Salute. Come sia possibile resta un mistero", afferma Di Silverio commentando la vicenda.

Turni e sicurezza al centro delle critiche

Secondo il sindacato, la questione non riguarda soltanto l’età del professionista ma soprattutto il carico di lavoro e il rispetto delle norme di sicurezza.

"Stigmatizziamo per due motivi quello che ci auguriamo resti un episodio isolato", spiega Di Silverio. "Il primo è che, considerata l’età, è molto rischioso consentire di coprire addirittura 36 turni in un mese in barba a tutte le norme di sicurezza per i pazienti e anche per l’ospedale stesso".

Il secondo elemento critico riguarda il tema dei compensi e delle modalità di ingaggio dei medici a gettone, ormai sempre più diffusi in molte strutture ospedaliere per far fronte alla carenza di personale.

"È inammissibile che le aziende accettino di corrispondere a un solo medico una retribuzione mensile pari a quella annuale di un suo collega", osserva il segretario dell’Anaao.

Il tema strutturale della carenza di medici

Per il sindacato la vicenda rappresenta il sintomo di una difficoltà più ampia del sistema sanitario nel garantire una programmazione adeguata del personale.

"Ci auguriamo che venga fatta luce su quanto accaduto", conclude Di Silverio, "ma resta comunque inadeguata la politica di assunzioni di medici e dirigenti sanitari e pressoché assente una strategia per rendere attrattivo il lavoro del medico in ospedale".

Il riferimento è al progressivo aumento delle dimissioni volontarie, alla difficoltà di coprire alcune specialità e al ricorso sempre più frequente a forme di lavoro temporaneo o esterno per garantire la continuità dei servizi.

Una riforma del lavoro medico

Per l’Anaao il caso riporta quindi alla necessità di affrontare in modo strutturale il tema dell’organizzazione del lavoro medico nel Servizio sanitario nazionale.

"Ora più che mai è indispensabile un progetto per la sanità e i suoi professionisti, per riformare un sistema che ha quasi 50 anni di vita e non è più al passo con le trasformazioni della malattia e della sanità nel suo complesso", afferma Di Silverio.

Il sindacato chiede un impegno concreto per una riforma che riguardi in modo integrato organizzazione del lavoro, responsabilità professionali, percorsi formativi e livelli retributivi dei medici ospedalieri.

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