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Schillaci: “Non aboliremo il rapporto fiduciario”. Liste d’attesa, segnali di miglioramento ma resta il divario

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 29/04/2026 12:40

Il ministro difende la riforma della medicina territoriale e rivendica i primi risultati sulle liste d’attesa. “Serve una sanità più vicina ai cittadini”, ma i tempi restano disomogenei sul territorio

"Vogliamo una sanità più moderna, ma non vogliamo assolutamente abolire il rapporto fiduciario che c’è tra i medici di famiglia e i cittadini". Orazio Schillaci interviene sul tema della riforma della medicina generale e prova a rassicurare su uno dei punti più sensibili del confronto in corso.

"Dobbiamo riformare la medicina territoriale. Vogliamo avere una medicina territoriale più performante e che i cittadini abbiano un più facile accesso alle cure", aggiunge il ministro, sottolineando la necessità di un sistema "più vicino, soprattutto a chi ha più bisogno: ai più fragili, ai più deboli, agli indigenti".

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Liste d’attesa, miglioramenti ma non per tutti

Sul fronte delle liste d’attesa, Schillaci rivendica risultati in miglioramento, pur riconoscendo criticità ancora rilevanti. "Oggi l’81% delle visite specialistiche viene erogata nei tempi, soprattutto c’è un miglioramento nei primi mesi di quest’anno rispetto allo scorso anno", afferma.

Resta però una quota significativa di prestazioni fuori tempo massimo: "Dobbiamo aggredire il 20% che non viene eseguito nei tempi richiesti".

A questo proposito il ministro richiama anche il tema dell’appropriatezza prescrittiva: "Quasi un esame su cinque è non appropriato. Oggi si fanno ancora troppi esami inutili, questo pesa sul Servizio sanitario nazionale e allunga le liste d’attesa". Da qui l’obiettivo di "tutelare di più i medici quando negano una prestazione inutile" e rafforzare "linee guida moderne e buone pratiche cliniche".

Percorsi dedicati per i pazienti più fragili

Un passaggio riguarda la gestione dei pazienti più vulnerabili. "Dobbiamo migliorare la presa in carico di tante persone, soprattutto dei più fragili. A loro dobbiamo assicurare una lista d’attesa che non sia dipendente dal Cup", spiega Schillaci.

L’idea è quella di percorsi dedicati, gestiti direttamente dalle strutture o dai professionisti che hanno in carico il paziente, per evitare che le situazioni più complesse restino intrappolate nei meccanismi standard di prenotazione.

Un sistema che migliora, ma in modo disomogeneo

Il ministro segnala anche risultati positivi già ottenuti in alcune realtà. "Ci sono più di mille ospedali che hanno migliorato fino al 20% e oltre il numero di prestazioni e i tempi di abbattimento delle liste d’attesa rispetto all’anno precedente".

E aggiunge: "Ci sono centri in Italia che riescono a fare una TC del torace in quattro giorni o una visita cardiologica specialistica in cinque giorni".

Dati che confermano un’evoluzione in atto, ma che allo stesso tempo mettono in evidenza una caratteristica strutturale del sistema: i miglioramenti non sono uniformi. Accanto a realtà in grado di garantire tempi rapidi, restano aree in cui l’accesso alle prestazioni continua a essere più lento e diseguale.

Il messaggio del ministro tiene insieme due piani: da un lato la difesa dell’impianto della riforma della medicina territoriale, dall’altro il tentativo di mostrare risultati concreti sul tema più sensibile per i cittadini, quello delle liste d’attesa. Resta però evidente che la distanza tra le diverse aree del Paese continua a rappresentare uno degli elementi più critici del sistema.

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