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Riforma territoriale, anche i pediatri contro il Ministero: “Così si riduce autonomia e rappresentanza”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 24/04/2026 15:38

Dopo medici di base e Ordini, interviene la Fimp. Critiche su metodo e contenuti. Intanto dalla maggioranza si difende la riforma e si parla di “consorterie”

Si allarga ulteriormente il fronte di opposizione alla riforma della medicina territoriale. Dopo le prese di posizione di FIMMG e della Fnomceo, anche i pediatri di libera scelta intervengono con toni critici sulla bozza presentata dal Ministero della Salute.

"Siamo profondamente amareggiati", afferma il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) Antonio D’Avino, denunciando l’assenza di un confronto reale con le rappresentanze professionali.

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Autonomia e ruolo professionale al centro delle critiche

Nel mirino della Fimp non c’è solo il metodo, ma l’impostazione complessiva della riforma. Secondo D’Avino, il nuovo modello "mantiene formalmente la convenzione, ma ne modifica in profondità l’impianto", introducendo nuovi obblighi organizzativi e aprendo, seppur su base volontaria, a forme di dipendenza.

Il punto più sensibile riguarda la ridefinizione del ruolo del pediatra, che verrebbe inserito come "funzione territoriale" all’interno di una rete di servizi, con un impatto diretto su autonomia clinica e organizzativa. "L’introduzione di indicatori di performance e sistemi di monitoraggio stringenti incide in modo significativo sulla discrezionalità dello studio e sull’autonomia del pediatra di famiglia", osserva.

Case di comunità e carico organizzativo

Un altro elemento critico riguarda l’integrazione nelle strutture territoriali. Per i pediatri, il cosiddetto "debito organizzativo minimo nazionale" rappresenta un cambio di impostazione rilevante, con l’obbligo di presenza nelle Case di comunità che diventa parte strutturale dell’attività.

"Il rischio concreto è sottrarre tempo all’attività clinica", sottolinea D’Avino, evidenziando anche una contraddizione con l’Accordo collettivo nazionale entrato in vigore da poco, che aveva invece preservato l’autonomia organizzativa della pediatria di famiglia.

Contrattazione e rappresentanza

La critica si estende anche al piano istituzionale. Secondo la Fimp, la riforma segna uno spostamento dell’equilibrio dal modello convenzionale, regolato dalla contrattazione collettiva, verso una disciplina sempre più definita a livello normativo.

"Il risultato è un aumento della complessità burocratica e una riduzione degli spazi di autonomia negoziale e professionale", afferma D’Avino, parlando apertamente di un rischio per il diritto di rappresentanza.

Il clima politico: dalla maggioranza difesa netta della riforma

Sul versante politico, la maggioranza continua a difendere l’impostazione del provvedimento. Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha parlato di una riforma "necessaria" e "indifferibile", arrivando a sostenere che le decisioni non possono essere guidate dagli "interessi delle corporazioni". In questo contesto, il riferimento alle "consorterie" utilizzato per descrivere le resistenze delle rappresentanze professionali segna un passaggio che contribuisce ad alzare ulteriormente il livello dello scontro.

La posizione dei pediatri si inserisce così in un contesto di crescente tensione tra Ministero e professioni sanitarie. Con l’allineamento di medici di medicina generale, Ordini e pediatri, il confronto sulla riforma della sanità territoriale assume sempre più il carattere di uno scontro aperto sul modello di organizzazione delle cure primarie.

La richiesta resta quella di un confronto: "Il rafforzamento della sanità territoriale è un obiettivo condivisibile, ma non può essere perseguito attraverso modelli imposti dall’alto". Da qui la richiesta di apertura immediata di un tavolo per una revisione del testo.

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