
La riforma della medicina generale apre un fronte di tensione diretto tra sindacato e Ministero della Salute. La Fimmg interviene con toni durissimi sulla bozza circolata nelle ultime ore, parlando di un provvedimento "inattuabile e pericoloso per i pazienti" e chiedendo l’intervento della presidente del Consiglio.
"È inaccettabile che una riforma di questa portata venga elaborata nell’oscurità del mancato confronto istituzionale", afferma la Federazione. Il giudizio è netto: "Un provvedimento che distruggerà il medico di famiglia".
Una presa di posizione che segna una discontinuità nel rapporto tra il principale sindacato della medicina generale e il Ministero, su un terreno - quello della riforma del territorio - che finora aveva visto posizioni meno conflittuali.
Il punto tecnico: specializzazione e accesso alla professione
Al centro della contestazione c’è un passaggio della bozza che riguarda il rapporto tra formazione e accesso al sistema. Secondo la Fimmg, il testo "subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale", senza considerare che per anni il percorso della medicina generale non era equiparato alle scuole di specializzazione universitarie.
Il rischio, evidenziato dal sindacato, è quello di colpire direttamente una parte rilevante dei medici oggi in attività. "Un’intera generazione che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe esclusa o penalizzata".
Giovani medici e tenuta del sistema
La seconda criticità riguarda il ricambio. In molte aree, soprattutto al Nord, la medicina generale è già sostenuta da medici in formazione o appena usciti dal corso specifico.
"Questi professionisti si troverebbero davanti a una scelta obbligata: restare in un sistema senza prospettive oppure abbandonare la medicina generale per iscriversi a una scuola di specialità", osserva la Fimmg. Lo scenario delineato è quello di un possibile "abbandono di massa" della medicina territoriale, proprio nei territori più fragili.
Il sindacato lega direttamente queste criticità agli effetti sul sistema. "Il risultato sarà una grave carenza di medici, con accessi impropri al pronto soccorso, cronicità non gestita e aumento delle disuguaglianze territoriali".
Il confronto sulla riforma si inserisce in un contesto già segnato da carenze di personale e difficoltà nel garantire la copertura territoriale. Ma in questo caso il punto non è solo la sostenibilità del modello: è la tenuta del rapporto tra istituzioni e rappresentanza professionale.
Quando anche un interlocutore tradizionalmente parte del dialogo istituzionale sceglie uno scontro così frontale, il segnale è che il terreno della riforma è diventato, oltre che tecnico, apertamente politico.




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