
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto proroga fino al 2027 la possibilità di trattenere i MMG. Una misura che si inserisce nel pacchetto di interventi per sostenere un sistema in difficoltà
È entrato oggi in vigore il decreto legge Pnrr, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che contiene anche una misura attesa - e molto discussa - per la medicina generale: la proroga della possibilità per i medici di famiglia di restare in servizio oltre i limiti ordinari.
L’articolo 4, con i commi 4-bis e 4-ter, stabilisce infatti che i medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale possano essere "trattenuti in servizio, a richiesta degli interessati", fino al 31 dicembre 2027. In concreto, i medici di medicina generale potranno continuare a esercitare fino ai 73 anni.
Una risposta immediata alla carenza di medici
La misura ha una finalità chiara: evitare vuoti nell’assistenza primaria in una fase segnata da un forte squilibrio tra pensionamenti e nuovi ingressi.
Negli ultimi anni, in molte aree del Paese - soprattutto nei territori meno attrattivi - è diventato sempre più difficile sostituire i medici che cessano l’attività. La possibilità di prolungare il servizio su base volontaria consente quindi di mantenere in attività professionisti già operativi, garantendo continuità assistenziale ai pazienti.
Un tassello di una strategia di tenuta
L’intervento si inserisce in un insieme più ampio di misure contenute nel decreto, che vanno nella direzione di sostenere la tenuta del sistema sanitario in una fase di forte transizione.
Accanto agli investimenti previsti dal Pnrr su strutture e tecnologie, emergono infatti interventi mirati a gestire criticità immediate: carenza di personale, difficoltà organizzative, ritardi nell’attuazione dei modelli territoriali.
In questo quadro, la proroga dell’attività dei medici di famiglia rappresenta uno strumento di breve periodo, pensato per evitare discontinuità nei servizi mentre si lavora a una riorganizzazione più ampia.
Tra continuità e riorganizzazione
La misura non interviene sulle cause strutturali della carenza, legate alla scarsa attrattività della professione, ai carichi di lavoro e all’evoluzione del modello organizzativo della medicina generale.
Più che un’estensione dell’attività, è un segnale della difficoltà del sistema a garantire un ricambio generazionale adeguato. E si affianca ad altri interventi che, nel complesso, mirano a mantenere in equilibrio un sistema sotto pressione, in attesa che le riforme producano effetti più stabili.
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