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Riforma del SSN, FNOMCeO: “Senza risorse rischia di restare sulla carta”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 21/04/2026 17:19

Anelli in audizione al Senato: obiettivi condivisibili, ma servono fondi, standard chiari e interventi sulle disuguaglianze territoriali

Dopo le osservazioni di Cittadinanzattiva, anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici interviene sulla riforma del Servizio sanitario nazionale, portando l’attenzione su un altro punto critico: le risorse. "La Fnomceo sostiene una revisione del SSN che metta al centro medico e paziente, in linea con l’articolo 32 della Costituzione", afferma il presidente Filippo Anelli in audizione al Senato. Una premessa che riconosce la direzione della riforma, ma che introduce subito una condizione.

"Gli obiettivi sono condivisibili, ma senza adeguate risorse il rischio è che restino sulla carta", osserva, segnalando la presenza di "lacune strutturali" che possono compromettere universalità ed equità del sistema.

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Risorse e organizzazione: il punto critico

Il tema della sostenibilità emerge in modo esplicito nella critica alla clausola di invarianza finanziaria, giudicata "caratterizzata da indeterminatezza" e incompatibile con la portata degli interventi previsti.

Per la Federazione, una riforma di questo tipo richiede strumenti dedicati. Tra le proposte avanzate, l’istituzione di un Fondo speciale per la riorganizzazione del SSN a partire dal 2027 e di un fondo specifico per il recupero delle disuguaglianze sanitarie.

Accanto alle risorse, Anelli richiama la necessità di definire in modo più preciso obiettivi organizzativi e standard minimi per il territorio, insieme a percorsi formativi strutturati e finanziati.

Territorio, personale e disuguaglianze

Un altro punto riguarda la tenuta del sistema sul piano territoriale. "Non si possono ignorare le profonde differenze demografiche e di disponibilità di personale sanitario", sottolinea Anelli, con particolare riferimento alle aree interne e ai territori meno attrattivi.

Per evitare una concentrazione dei servizi nelle aree metropolitane, la proposta è introdurre un "fattore correttivo obbligatorio" sotto la supervisione del Ministero della Salute, con maggiori risorse destinate ai contesti più fragili.

In questo quadro, la medicina generale viene indicata come elemento strutturale del sistema. "Non deve essere considerata un livello esterno o preliminare rispetto alle reti, ma una loro componente", afferma Anelli, richiamando la necessità di rafforzare l’assistenza territoriale anche attraverso un incremento delle risorse umane.

Il quadro che emerge è quello di una riforma che raccoglie consenso sugli obiettivi, ma che incontra resistenze e richieste di correzione su aspetti decisivi. Dopo le critiche sul metodo e sulla coerenza sollevate dalle associazioni civiche, la posizione dei medici porta il confronto sul terreno della sostenibilità e dell’equità.

Il rischio, indicato in modo trasversale, è che senza una definizione chiara delle risorse e degli strumenti attuativi, la riforma resti una cornice condivisa nelle intenzioni, ma difficile da tradurre in cambiamenti concreti per il sistema e per i cittadini.

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