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Salute mentale, il volto dell’utenza cambia: donne adulte e depressione al centro dei servizi

Sanità pubblica Lucia Oggianu | 21/04/2026 13:20

Il Rapporto 2024 del Ministero fotografa un’utenza sempre più femminile, matura e segnata dai disturbi dell’umore

Non solo più pazienti, ma pazienti diversi. Il Rapporto sulla salute mentale 2024 del Ministero della Salute disegna un profilo preciso dell’utenza che oggi si rivolge al Servizio sanitario nazionale: prevalentemente femminile, adulta e colpita soprattutto da disturbi depressivi. Una fotografia che sposta l’attenzione dall’emergenza alla strutturalità del bisogno e interroga l’organizzazione dei servizi.

I dati

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Sono 845.516 le persone prese in carico dai servizi nel 2024. Il dato sintetizza la dimensione del fenomeno e conferma quanto la salute mentale rappresenti ormai una componente stabile della domanda sanitaria. Il Rapporto del Ministero della Salute, la più ampia fonte informativa nazionale sul tema, restituisce una panoramica dettagliata dell’attività dei Dipartimenti di Salute Mentale. Nel corso dell’anno, 272.497 cittadini hanno avuto un primo contatto con i servizi specialistici, segnalando un flusso continuo di nuovi accessi che si affianca a una popolazione già seguita nel tempo.

Prevalenza femminile e depressione quasi doppia

I numeri indicano una differenza di genere netta: le donne rappresentano il 55,9% degli assistiti. Il divario diventa ancora più marcato nel caso dei disturbi depressivi, dove il tasso femminile arriva a 46,5 casi ogni 10.000 abitanti, contro i 27 casi per 10.000 registrati tra gli uomini. Un elemento che conferma come i disturbi affettivi continuino a colpire in modo sproporzionato la popolazione femminile, incidendo sulla qualità della vita e sulla richiesta di assistenza continuativa.

Un’utenza che invecchia insieme alla popolazione

Il profilo anagrafico degli assistiti rispecchia l’invecchiamento della popolazione generale. Il 66,3% degli utenti ha più di 45 anni e la maggiore concentrazione si colloca nelle fasce 45-54 e 55-64 anni, che da sole rappresentano circa il 45% dei pazienti in entrambi i sessi. Più contenuta la presenza di giovani sotto i 25 anni e di ultrasettantacinquenni, anche se in quest’ultima classe emerge una nuova differenza di genere: le donne over 75 raggiungono il 10% degli assistiti, contro il 6,4% degli uomini. Un valore che richiama l’attenzione sui bisogni di salute mentale nella popolazione anziana femminile.

Oltre dieci milioni di prestazioni

La crescita dell’utenza si riflette anche sull’attività dei servizi. Nel 2024 le prestazioni erogate dai servizi territoriali hanno superato quota 10 milioni (10.061.000), con una media di 13,6 interventi per paziente. Numeri che indicano come la presa in carico in ambito psichiatrico non sia episodica, ma spesso prolungata e complessa. Questa evidenza suggerisce un cambiamento nella natura del bisogno: meno interventi occasionali e più percorsi di cura continuativi, legati a condizioni croniche o ricorrenti.

Disturbi diversi tra uomini e donne

Il Rapporto evidenzia anche una distribuzione differenziata delle diagnosi. Tra gli uomini risultano più frequenti i disturbi di tipo schizofrenico, quelli legati all’uso di sostanze e il ritardo mentale. Tra le donne prevalgono invece i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. Una distinzione che rafforza l’idea di una domanda di salute mentale sempre più articolata, dove genere ed età diventano fattori chiave nella programmazione dei servizi e nelle strategie di prevenzione.

Dal dato epidemiologico alla sfida organizzativa

Nel suo insieme, il Rapporto non descrive solo quanto il disagio psicologico sia diffuso, ma come stia cambiando il suo profilo. Una domanda più femminile, adulta e legata a disturbi dell’umore pone interrogativi sulla capacità del sistema di intercettare il bisogno prima che diventi cronico. La salute mentale si conferma così una delle aree in cui il Servizio sanitario nazionale è chiamato a ripensare modelli e priorità, passando da una risposta prevalentemente specialistica a una presa in carico più precoce e integrata, coerente con l’evoluzione reale dell’utenza.

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