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Salute mentale, gli psicologi: “Intercettare il disagio nelle cure primarie”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 21/04/2026 12:45

Cnop richiama il rapporto del Ministero: oltre 840mila assistiti e bisogni in crescita. La richiesta è rendere strutturale la psicologia di assistenza primaria

La salute mentale non è più un ambito confinato alla specialistica, ma una componente crescente della domanda sanitaria. Il nuovo rapporto del Ministero della Salute, richiamato dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, descrive "un sistema attraversato da una pressione crescente e da bisogni in profonda evoluzione", con oltre 840mila cittadini assistiti e un aumento delle prestazioni che segnala come il disagio psicologico sia ormai diffuso e strutturale.

Dalla gestione del disagio alla prevenzione

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Il punto sollevato dal Cnop riguarda soprattutto il momento in cui il sistema intercetta il problema. "Serve investire sulla prevenzione psicologica, riportando il sistema a intercettare il disagio prima che evolva in forme più complesse e costose", afferma la presidente Maria Antonietta Gulino. La direzione indicata è quella di portare la psicologia all’interno delle cure primarie, spostando il baricentro dalla gestione dei casi già strutturati alla fase iniziale del disagio.

Secondo Gulino, il Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030 ha già tracciato questo percorso, mettendo al centro prevenzione, prossimità e integrazione dei servizi. "La psicologia di assistenza primaria è una soluzione per intercettare precocemente il disagio, ma questa impostazione va resa operativa con una cornice normativa stabile e un’attuazione omogenea sul territorio". Oggi il servizio è attivo o previsto in 14 Regioni, ma manca ancora un modello nazionale che ne garantisca continuità.

Il limite degli interventi emergenziali

Nel dibattito rientra anche il limite degli strumenti introdotti negli ultimi anni. "Il bonus psicologo ha rappresentato un segnale di attenzione, ma raggiunge una quota ridotta della popolazione e non può sostituire un modello pubblico continuativo e di prossimità", osserva Gulino. Il tema non è più l’accesso occasionale, ma la costruzione di un servizio stabile.

A segnalare la pressione sul sistema non sono solo i dati di presa in carico, ma anche indicatori indiretti, come la crescita della spesa per antidepressivi, letta come segnale di un bisogno che non trova ancora risposte tempestive e adeguate.

Il quadro che emerge è quello di una domanda che cambia natura: la salute mentale entra sempre più nella quotidianità delle cure, ma il sistema resta in parte organizzato su un modello specialistico, attivato quando il problema è già avanzato. La richiesta degli psicologi è quindi soprattutto organizzativa: portare strumenti di intercettazione e presa in carico nei contesti di prossimità, a partire dalle cure primarie.

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