
La chirurgia robotica diventa terreno di confronto tra comunità clinica e istituzioni, mettendo in luce una tensione sempre più evidente nel sistema sanitario: quella tra diffusione delle tecnologie e valutazione del loro impatto.
A sollevarla è l’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), che interviene sulle recenti raccomandazioni di Health Technology Assessment pubblicate da Agenas per chirurgia generale, ginecologia e urologia.
"È positivo che il Ministero affronti il tema, ma sorprende che si chieda prudenza nell’utilizzo senza esplicitare metodologia, basi scientifiche e senza il parere delle società scientifiche", afferma il presidente Vincenzo Bottino. "A fronte di premesse che riconoscono benefici clinici, una conclusione negativa appare non lineare".
Benefici riconosciuti, ma evidenze ritenute insufficienti
Il punto di attrito riguarda proprio la lettura delle evidenze disponibili. Nel documento Agenas si evidenzia, ad esempio per il carcinoma del retto, un "elevato bisogno clinico" e diversi potenziali vantaggi della chirurgia robotica: minori conversioni, riduzione delle complicanze e delle perdite ematiche, oltre a segnali favorevoli su qualità della vita e sopravvivenza rispetto alla laparoscopia.
Allo stesso tempo, però, la Commissione sottolinea che "la chirurgia robotica comporta costi complessivamente superiori rispetto alle tecniche laparoscopiche e laparotomiche" e che il beneficio clinico "non risulta sempre chiaramente dimostrato". Le evidenze scientifiche vengono inoltre considerate spesso di "qualità metodologica limitata", tale da non consentire conclusioni definitive. Una posizione che porta a raccomandare un utilizzo prudente e selettivo della tecnologia.
È proprio questa distanza tra riconoscimento dei benefici e cautela nelle conclusioni che Acoi contesta: "Evitare che la prudenza diventi inerzia è fondamentale", osserva Bottino.
Costi, organizzazione e trasparenza
Accanto al tema clinico, emerge quello economico e organizzativo. I maggiori costi della robotica sono legati all’acquisizione e alla manutenzione delle piattaforme, oltre che ai materiali di consumo, in un contesto in cui il SSN è chiamato a valutare la sostenibilità delle innovazioni.
La Commissione indica la necessità di concentrare l’attività robotica in centri ad alto volume, per garantire competenze adeguate e un uso più efficiente delle risorse, e richiama l’importanza di monitorare gli esiti e valutare la performance dei chirurghi.
Acoi, pur condividendo l’esigenza di appropriatezza, segnala anche criticità formali nel documento. "Nel testo si afferma che la Commissione comprende un clinico esperto in chirurgia generale, ma nella composizione nominativa questo riferimento non compare", evidenzia Bottino. "Su temi così delicati non possono esserci opacità, neppure formali".
Il confronto si inserisce in una fase in cui il sistema sanitario ha investito, anche con risorse del Pnrr, in tecnologie avanzate e modelli innovativi. Proprio per questo, la distanza tra diffusione della robotica e prudenza nelle raccomandazioni istituzionali solleva una questione più ampia.
È una dinamica che si osserva anche in altri ambiti, dalla medicina di precisione alle terapie avanzate: da un lato la spinta della clinica e della ricerca, dall’altro la necessità di valutare evidenze, costi e organizzazione prima di un’adozione su larga scala.
In questo equilibrio si gioca la capacità del sistema di integrare l’innovazione senza subirla. Il tema non è solo introdurre nuove tecnologie, ma stabilire quando il loro utilizzo diventa realmente appropriato e sostenibile.




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