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Sanità, al via il nuovo contratto: 3,5 miliardi per rilanciare il SSN, ma emergono le prime tensioni

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 22/04/2026 15:03

Partita all’Aran la trattativa per 600mila dipendenti. Naddeo: “Il lavoro pubblico torni attrattivo”. I sindacati chiedono aumenti e indennità, ma Nursing Up avverte: “Così si perde potere d’acquisto”

Si apre una nuova fase per il lavoro nel Servizio sanitario nazionale. A pochi mesi dalla firma del precedente contratto, sono partite all’Aran le trattative per il rinnovo del Ccnl del comparto sanità 2025-2027, che riguarda circa 600mila dipendenti.

Sul tavolo ci sono risorse per oltre 3,5 miliardi di euro nel triennio: poco più di 512 milioni per il 2025, 1,024 miliardi per il 2026 e 1,537 miliardi a regime dal 2027, pari al 5,4% del monte salari. A queste si aggiungono ulteriori fondi destinati alle indennità, tra cui quelle per il personale infermieristico.

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Attrattività e condizioni di lavoro al centro

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità del sistema di attrarre e trattenere personale. "Vogliamo che il lavoro nel servizio pubblico torni a essere una scelta attrattiva", afferma il presidente dell’Aran Antonio Naddeo. "Serve un sistema in cui le competenze siano riconosciute e le condizioni di lavoro adeguate alla responsabilità di chi opera ogni giorno per la salute dei cittadini".

Un passaggio che fotografa una criticità ormai strutturale: la difficoltà del SSN a mantenere attrattive le condizioni di lavoro, in un contesto segnato da carichi elevati, crescente complessità organizzativa e una mobilità professionale sempre più marcata.

Tra gli assi indicati figurano il miglioramento delle condizioni di lavoro, il completamento dell’ordinamento professionale, la valorizzazione della digitalizzazione e il tema del benessere organizzativo, con attenzione a burnout, aggressioni e tutela dei lavoratori fragili.

Sindacati: aumenti, indennità e tempi rapidi

Dal lato sindacale, il primo segnale è di disponibilità al confronto, ma con richieste precise. "Siamo determinati a chiudere il contratto entro l’anno", afferma il segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega, che punta a una pre-intesa già entro l’estate.

Il tema economico resta centrale. "È necessario aggiornare gli importi per ridurre il gap tra salari e inflazione", sottolinea, indicando come priorità anche la revisione del sistema delle indennità e degli incarichi.

Particolare attenzione viene chiesta per il personale turnista. "Va valorizzato attraverso un aumento dell’indennità notturna e il riconoscimento di diritti come la mensa o il buono pasto", osserva, aggiungendo che "dobbiamo rendere il lavoro disagiato un po’ più attrattivo per tenere in piedi il sistema".

Le criticità: inflazione, sicurezza e risorse

Accanto a questa linea, emergono però valutazioni più critiche. Il sindacato Nursing Up segnala "criticità evidenti" già nel primo giorno di confronto, a partire dalla perdita di potere d’acquisto.

"Gli aumenti previsti (+5,4%) sono inferiori all’inflazione cumulata, con una perdita reale stimata tra il 10% e il 12%", si legge nella nota. Viene inoltre evidenziato un "vuoto nel 2025", legato al fatto che alcune indennità entreranno in vigore solo dal 2026.

Al centro anche il tema della sicurezza: "L’atto di indirizzo prevede misure contro le aggressioni, ma senza nuove risorse, rendendo impossibile finanziare interventi reali".

Da qui la richiesta di redistribuire le risorse disponibili e di legare una quota del fondo produttività alla performance assistenziale.

Il giudizio complessivo è netto: "Non siamo davanti a una trattativa come le altre. Qui si decide se il SSN deve sopravvivere o continuare ad arrancare", afferma il presidente Antonio De Palma. "Se il contratto non riconoscerà seriamente la responsabilità dei professionisti, la fuga dal pubblico diventerà inarrestabile".

Il confronto si apre quindi in un contesto complesso, in cui il rinnovo contrattuale rappresenta uno degli strumenti con cui il sistema prova a intervenire su criticità ormai diffuse: carenza di personale, difficoltà organizzative e perdita di attrattività.

Il contratto diventa così un passaggio importante, ma non risolutivo, all’interno di un percorso più ampio di riequilibrio del Servizio sanitario nazionale.

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