
Linea dura sul rinnovo contrattuale dei medici e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale. La Cimo-Fesmed annuncia che non firmerà accordi che comportino arretramenti sul piano normativo, in vista dell’apertura delle trattative per il Ccnl 2025-2027 prevista il 29 aprile presso l’Aran.
"Non firmeremo contratti al ribasso. Il nostro obiettivo è difendere i dirigenti medici in ogni sede e pretendere il pieno rispetto dei contratti", afferma Guido Quici, presidente della Cimo-Fesmed.
Preoccupazione per l’atto di indirizzo delle Regioni
Pur accogliendo positivamente l’avvio tempestivo del confronto, il sindacato esprime forti riserve sull’atto di indirizzo delle Regioni, che - secondo la federazione - potrebbe tradursi in una revisione al ribasso della parte normativa del contratto.
Nel mirino, in particolare, la possibile modifica di aspetti legati all’orario di lavoro, alla pronta disponibilità e alle attività fuori sede, utilizzati come strumenti per compensare la carenza di personale.
"Il problema del fabbisogno non può e non deve ricadere sul contratto di lavoro", sottolinea Quici, indicando come prioritaria la rimozione del tetto di spesa e l’avvio di nuove assunzioni.
Contratti non applicati e nodi organizzativi
Cimo-Fesmed segnala inoltre criticità nell’applicazione dei contratti già firmati. "Stimiamo che nel 95% delle Aziende i Ccnl 2019-2021 e 2022-2024 non siano ancora applicati", evidenzia il sindacato, parlando di una situazione che "svilisce gli accordi nazionali e dimostra l’incapacità del sistema di garantire regole uniformi".
Tra le proposte che verranno portate al tavolo figurano una revisione della libera professione e l’introduzione dell’obbligo del 51% di rappresentatività aziendale per la firma dei contratti decentrati.
Trattativa al via il 29 aprile
Il sindacato conferma la disponibilità al confronto, ma chiarisce i limiti negoziali. "Parteciperemo con spirito costruttivo, ma non accetteremo passi indietro sulla parte normativa", conclude Quici, richiamando anche il tema degli aumenti economici, ritenuti insufficienti a compensare l’inflazione dell’ultimo decennio.
Il confronto si inserisce in un quadro di crescente tensione sul lavoro medico, tra carenze di organico, difficoltà organizzative e richieste di revisione dei modelli contrattuali.




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