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Diagnostica negli studi dei medici di famiglia, cambiano i fondi: cosa prevede il nuovo decreto

Le risorse restano 235,8 milioni, ma fino alla metà delle quote regionali potrà finanziare le apparecchiature delle Case di Comunità. Agli studi di MMG e PLS le somme residue, con priorità alle aree interne e integrazione con telemedicina e Fse
Sanità pubblica
Istituzioni

Cambiano le regole per portare la diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia. Non aumentano le risorse disponibili: cambia il modo in cui le Regioni potranno utilizzare i 235,8 milioni di euro già stanziati per le apparecchiature sanitarie a supporto di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

È quanto stabilisce il decreto del Ministero della Salute del 27 luglio 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 220 del 22 settembre, che aggiorna e modifica il precedente provvedimento del 29 luglio 2022.

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Il finanziamento nasce dalla legge di Bilancio 2020, che aveva autorizzato 235,834 milioni per apparecchiature destinate a consentire a MMG e pediatri di svolgere le prestazioni di propria competenza, migliorare la presa in carico dei pazienti e contribuire alla riduzione delle liste d'attesa. Le risorse erano poi state ripartite tra le Regioni in quota capitaria con il decreto del 2022.

Fino al 50% delle risorse potrà andare alle Case di Comunità

È qui che interviene la principale novità.

Il decreto consente a ciascuna Regione di destinare fino a un massimo del 50% della quota assegnata all'acquisto di attrezzature per le Case della Comunità hub e spoke. Inoltre, le somme che non saranno impegnate per le apparecchiature destinate agli studi di MMG e PLS potranno essere riprogrammate per integrare ulteriormente gli acquisti delle Case di Comunità.

Per i medici di famiglia questo significa che il finanziamento originariamente costruito intorno al fabbisogno di apparecchiature di MMG e pediatri viene ora integrato nella nuova organizzazione dell'assistenza territoriale, nella quale le Case della Comunità costituiscono uno dei nodi della rete.

Le risorse che rimarranno dopo la quota eventualmente destinata alle Case di Comunità saranno utilizzate per acquistare attrezzature per gli studi dei MMG e dei PLS e per le aggregazioni di medicina di gruppo.

Più diagnostica negli studi dove il territorio è più difficile

Il decreto indica però esplicitamente dove la presenza della diagnostica nello studio del medico deve essere maggiormente tutelata.

Nella distribuzione delle apparecchiature le Regioni dovranno considerare caratteristiche demografiche e orografiche, con particolare attenzione ad aree interne, zone rurali, piccole isole e periferie urbane.

In questi territori, precisa il Ministero, lo studio del medico di medicina generale deve essere ulteriormente rafforzato attraverso strumenti di prima diagnostica, rete e telemedicina, per garantire l'assistenza di prossimità ed evitare di aumentare le disuguaglianze territoriali.

È un passaggio significativo perché riconosce allo studio del MMG una funzione propria nella rete territoriale: non tutta la diagnostica di prossimità viene quindi concentrata fisicamente nelle Case della Comunità.

Le prestazioni entrano nell'assistenza di base

Non si tratta inoltre soltanto di mettere nuove macchine negli studi. Il decreto conferma che le prestazioni effettuate da MMG e pediatri attraverso queste apparecchiature rientrano nei Livelli essenziali di assistenza sanitaria di base. Il loro utilizzo deve rimanere nell'ambito dei compiti propri dei medici e dei pediatri.

Le apparecchiature dovranno inoltre essere compatibili e integrate con la Piattaforma nazionale di telemedicina, con i servizi previsti dalla Missione 6 del Pnrr e con il Fascicolo sanitario elettronico.

Si delinea quindi un modello nel quale la diagnostica di primo livello effettuata nello studio non dovrebbe costituire un'attività isolata, ma entrare nel circuito digitale dell'assistenza territoriale.

Regioni e medici dovranno definire gli accordi

L'attuazione concreta passerà però dalle Regioni. Per le risorse destinate agli studi di MMG, PLS e alle aggregazioni, dovrà essere predisposto un piano pluriennale dei fabbisogni entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori del tavolo tecnico nazionale.

Le Regioni dovranno inoltre stipulare accordi integrativi regionali con medici di medicina generale e pediatri, sulla base degli obiettivi di salute, dell'organizzazione territoriale adottata e delle disposizioni contrattuali.

C'è infine un elemento che riguarda direttamente i professionisti già attrezzati. MMG e pediatri che dispongono di propri dispositivi potranno contribuire agli obiettivi assistenziali utilizzandoli, previa autorizzazione dell'azienda sanitaria, secondo modalità che saranno definite negli accordi regionali.

Il nuovo decreto, dunque, non consegna automaticamente nuove apparecchiature a ogni medico di famiglia. Ridisegna piuttosto la destinazione di un finanziamento già esistente, inserendolo nella rete delle Case della Comunità e lasciando alle Regioni il compito di stabilire quanta diagnostica collocare nelle strutture territoriali e quanta negli studi dei professionisti.

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