
La farmaceutica si conferma uno dei settori a maggiore intensità di innovazione dell'industria italiana. Nel triennio 2022-2024 ha svolto attività innovative il 90% delle imprese farmaceutiche, la quota più elevata tra i comparti dell'industria in senso stretto. E nel 2024 la spesa per innovazione ha raggiunto 25.100 euro per addetto, anche in questo caso il valore più alto tra i settori industriali.
È quanto emerge dalla nuova rilevazione Istat sull'innovazione nelle imprese, diffusa il 24 settembre, che fotografa un aumento complessivo della propensione all'innovazione del sistema produttivo italiano.
Nel complesso, nel triennio 2022-2024 il 62,9% delle imprese industriali e dei servizi con almeno dieci addetti ha svolto attività finalizzate all'introduzione di innovazioni, con un aumento di 4,3 punti percentuali rispetto al periodo 2020-2022. Nell'industria in senso stretto la quota sale al 69,2%.
La farmaceutica si colloca nettamente sopra questi valori: il 90% delle imprese del comparto risulta innovativo, davanti a elettronica e chimica, entrambe oltre l'80%. Elevata anche la presenza di innovazioni originali, cioè prodotti nuovi per il mercato di riferimento, che riguarda il 33,1% delle imprese farmaceutiche.
Oltre 25mila euro per addetto destinati all'innovazione
Il primato emerge anche considerando le risorse impiegate. Nel 2024 la spesa media per innovazione delle imprese italiane è stata pari a 6.200 euro per addetto. Nell'industria farmaceutica ha raggiunto 25.100 euro, circa quattro volte la media complessiva e in aumento rispetto ai 21.700 euro rilevati nel 2022.
La ricerca e sviluppo rappresenta inoltre oltre tre quarti delle risorse che il settore destina all'innovazione, confermando il peso delle attività di R&S nella struttura industriale farmaceutica.
Su questi dati interviene Farmindustria, che allarga lo sguardo agli investimenti complessivi del comparto. Secondo l'associazione, nel 2025 le imprese farmaceutiche hanno investito 2,5 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, pari all'8% degli investimenti nazionali in R&S e con una crescita del 54% nell'arco di cinque anni.
Gli addetti alla ricerca sarebbero 7.300, in aumento dell'8% nel quinquennio e per il 53% donne. Farmindustria stima inoltre in circa 800 milioni di euro l'anno gli investimenti delle aziende negli studi clinici.
Cattani: "L'Europa non riesce più a tenere il passo"
Per il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, i risultati italiani devono però essere letti nel contesto della crescente competizione internazionale nel settore delle scienze della vita.
Secondo Cattani, l'Europa, per decenni ai vertici nella ricerca farmaceutica, oggi fatica a mantenere il passo di Stati Uniti e Cina, che stanno adottando politiche più aggressive per attrarre investimenti e accelerare lo sviluppo di nuovi medicinali e vaccini.
Da qui la richiesta dell'associazione di modificare le politiche europee sull'innovazione e, sul versante italiano, di intervenire sul sistema del payback farmaceutico.
"È urgente superare adesso il payback che strangola le imprese che vogliono investire nella Nazione", sostiene Cattani.
Una posizione che rappresenta la lettura dell'industria delle condizioni necessarie per mantenere gli investimenti nel Paese. I dati Istat, indipendentemente dalle richieste avanzate dal settore, fotografano comunque un comparto farmaceutico caratterizzato da una propensione all'innovazione e da un'intensità degli investimenti nettamente superiori alla media dell'industria italiana.




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