
A sette anni dall'inizio della pandemia, le risorse stanziate durante il Covid potranno essere utilizzate ancora nel 2027 per recuperare le liste d'attesa. Lo prevede il DL 144/2026, che differisce il termine entro il quale le Regioni possono impiegare i fondi residui e mantiene la possibilità di ricorrere a strumenti straordinari per aumentare l'offerta di prestazioni.
La misura interviene su risorse già presenti nei bilanci regionali e originariamente stanziate nel biennio 2020-2021 per affrontare le conseguenze della pandemia sull'attività sanitaria. Il loro utilizzo per i piani di recupero potrà proseguire fino al 31 dicembre 2027.
Le risorse rimaste nei bilanci regionali
Il provvedimento non introduce un nuovo finanziamento per le liste d'attesa, ma consente alle Regioni e alle Province autonome di continuare a utilizzare le somme Covid ancora disponibili.
Si tratta di risorse che negli anni successivi alla fase più acuta della pandemia sono già state progressivamente destinate al recupero delle prestazioni rimaste indietro. Con il nuovo intervento legislativo, la possibilità di impiegarle viene ulteriormente prolungata.
La scelta permette di evitare che le somme residue diventino inutilizzabili mentre il recupero di visite, esami, screening e ricoveri programmati continua a rappresentare una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale.
Restano le deroghe alle tariffe ordinarie
La proroga non riguarda soltanto la disponibilità delle risorse. Le Regioni potranno continuare ad avvalersi anche delle misure introdotte nel 2021 per aumentare la capacità di erogazione delle prestazioni.
In particolare, viene mantenuta la possibilità di derogare ai regimi tariffari ordinari nell'ambito dei Piani operativi regionali per il recupero delle liste d'attesa. Il meccanismo riguarda i ricoveri ospedalieri per acuti in elezione, quindi programmabili e non urgenti, la specialistica ambulatoriale e gli screening.
L'obiettivo è consentire ai sistemi sanitari regionali di acquistare ed erogare un volume maggiore di prestazioni rispetto a quello possibile attraverso i soli meccanismi ordinari.
Dal Covid a un problema ormai strutturale
Il prolungamento fino al 2027 offre alle Regioni un ulteriore margine per utilizzare risorse già disponibili. Ma la stessa necessità di prorogare ancora strumenti nati durante la pandemia fotografa anche la trasformazione delle liste d'attesa da conseguenza dell'emergenza Covid a problema strutturale del Ssn.
Il provvedimento interviene infatti sulla possibilità di finanziare il recupero delle prestazioni, senza modificare le cause che determinano la formazione delle attese né introdurre, attraverso questa specifica disposizione, nuove risorse strutturali.
Nel 2027, dunque, una parte della risposta continuerà a poggiare su fondi stanziati diversi anni prima per fronteggiare una situazione eccezionale. Una soluzione che consente di non lasciare inutilizzate risorse disponibili, ma che rimanda alla capacità del sistema di rendere ordinario ciò che continua a richiedere strumenti straordinari.




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