
L’aria che respiriamo, l'ambiente in cui viviamo e gli stili di vita che adottiamo incidono ogni giorno sulla salute dei polmoni. Da questa consapevolezza è partito il XXVII congresso nazionale della Società italiana di pneumologia (SIP/IRS), che a Roma ha riunito specialisti, istituzioni e professionisti sanitari per discutere le nuove sfide della pneumologia, dalla prevenzione alle terapie più innovative.
Dall’inquinamento alle malattie croniche
Sebbene nel 2025 i livelli medi annuali di PM2,5 siano risultati inferiori rispetto alla media del decennio precedente, persistono numerose criticità sul fronte della qualità dell'aria. In diverse aree del Paese, tra cui il bacino padano, l'area Napoli-Caserta e la Valle del Sacco, continuano infatti a registrarsi superamenti dei limiti per il particolato atmosferico.
Secondo gli esperti, il miglioramento osservato negli ultimi anni non basta a ridurre l'attenzione sul problema. I dati presentati mostrano infatti una significativa distanza tra gli attuali livelli di inquinamento e i nuovi obiettivi fissati dalla normativa europea per il 2030.
Diagnosi precoce e medicina di precisione
«La prevenzione è parte integrante della salute respiratoria: significa agire sui fattori di rischio e promuovere corretti stili di vita, che includono anche una vita attiva, tenendo conto al tempo stesso dell'impatto dell'ambiente sulla salute dei polmoni», sottolinea Paola Rogliani, presidente della Società italiana di pneumologia e del congresso.
La pneumologia, evidenzia la specialista, sta vivendo una fase di profonda evoluzione grazie allo sviluppo della medicina di precisione, biomarcatori, farmaci innovativi e tecnologie diagnostiche e interventistiche sempre più avanzate che hanno trasformato la capacità di comprendere e curare le malattie respiratorie. «Ma curare non basta – puntualizza la presidente – La vera sfida oggi è tenere insieme questi aspetti, perché prevenzione e cura non sono dimensioni separate: fanno parte dello stesso percorso».
In occasione del congresso è stato inoltre ricordato l'avvio del Tavolo tecnico sulla salute respiratoria istituito presso il Ministero della Salute, che riunisce istituzioni, società scientifiche, medici di medicina generale, pediatri e rappresentanti dei pazienti. «Lavoriamo per una sanità capace di intervenire prima, di valorizzare i progressi della ricerca e di offrire risposte sempre più appropriate alle persone con patologie croniche e complesse», ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci.
Tra i temi affrontati, anche le nuove frontiere della terapia e il ruolo crescente dell'intelligenza artificiale nella pratica clinica. «Nella pneumologia c’è molta innovazione, dai nuovi anticorpi monoclonali per la BPCO ai farmaci disease modifying per la fibrosi polmonare idiopatica. Dobbiamo fare in modo che questa innovazione arrivi ai pazienti, sia sostenibile e si accompagni a una forte attenzione alla prevenzione. AIFA è vicina alla comunità scientifica perché i risultati della ricerca possano tradursi concretamente in accesso alle nuove terapie», ha dichiarato Robert Giovanni Nisticò, presidente AIFA, nel corso della cerimonia inaugurale.
Il paradigma One Health
Uno dei temi centrali ha riguardato l’approccio One Health, che considera salute umana, ambiente ed ecosistemi come elementi strettamente interconnessi. Secondo gli specialisti, proteggere i polmoni significa intervenire non soltanto sulle malattie, ma anche sui contesti ambientali in cui le persone vivono e lavorano.
«Ambiente e clima non rappresentano più fattori separati, ma componenti di un unico sistema che influisce direttamente sul benessere delle persone – afferma Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e SNPA – La grande sfida è trasformare la conoscenza scientifica in prevenzione e la prevenzione in politiche capaci di migliorare la vita delle persone».
Le città come strumenti di salute pubblica
Il dibattito si è esteso anche al concetto di Urban Health, con particolare attenzione al ruolo delle città nella tutela della salute respiratoria. «La città di oggi non può essere considerata soltanto un luogo di fruizione di servizi o di mobilità, ma deve diventare un vero e proprio ambiente di salute resiliente – osserva Pierpaola D’Alessandro, vicedirettrice generale vicaria di Roma Capitale – La salute respiratoria passa inevitabilmente dalla qualità del contesto urbano in cui viviamo e ci muoviamo». Secondo gli esperti, migliorare la qualità dell'aria, incentivare la mobilità sostenibile e promuovere l'attività fisica rappresentano strumenti concreti per ridurre i fattori di rischio e favorire il benessere della popolazione.
Ambiente, clima e salute: il documento SIP-SIAAIC
Tra gli appuntamenti più attesi anche la presentazione di un documento congiunto elaborato da SIP/IRS e SIAAIC dedicato al rapporto tra salute respiratoria, ambiente esterno, ambienti indoor, cambiamenti climatici e pollini. Un confronto che punta a rafforzare una visione sempre più integrata della prevenzione, mettendo in relazione ricerca scientifica, politiche ambientali e gestione delle patologie respiratorie.




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