
Non tutte le polmoniti sono di origine batterica e non tutte richiedono un trattamento antibiotico. La possibilità di identificare i virus responsabili delle infezioni respiratorie rappresenta uno strumento importante per migliorare l'appropriatezza delle prescrizioni, evitando terapie non necessarie e contribuendo al contrasto dell'antibioticoresistenza. La diagnosi eziologica, tuttavia, deve essere integrata con la valutazione clinica: il riscontro di un virus non esclude la presenza contemporanea di un'infezione batterica.
È uno dei temi al centro del congresso della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA), in programma il 5 e 6 novembre a Torino, in vista della Settimana mondiale di sensibilizzazione sulla resistenza antimicrobica, promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità dal 18 al 24 novembre.
Polmoniti, il ruolo dei virus respiratori
La pandemia di Covid-19 e la crescente diffusione dei test molecolari hanno ampliato le possibilità di individuare gli agenti virali coinvolti nelle infezioni respiratorie. Un'importante ricerca statunitense pubblicata sul New England Journal of Medicine, condotta su pazienti adulti ricoverati per polmonite acquisita in comunità, ha identificato virus nel 27% dei casi e batteri nel 14%. Lo studio ha inoltre rilevato possibili infezioni miste e una quota significativa di pazienti nei quali non è stato possibile identificare l'agente responsabile.
Questi risultati confermano la rilevanza delle infezioni virali nelle polmoniti che richiedono il ricovero, senza consentire di stabilire che le forme virali siano complessivamente più frequenti di quelle batteriche. La mancata identificazione di un patogeno, infatti, non equivale alla sua assenza.
"Per molto tempo le polmoniti sono state associate soprattutto alle infezioni batteriche, ma anche i virus respiratori hanno un ruolo di rilievo", sottolinea Matteo Bassetti, presidente della SITA e infettivologo dell'ospedale San Martino di Genova. "La diagnostica ci permette di riconoscere le cause delle infezioni e di orientare le terapie. Gli antibiotici non agiscono contro i virus: utilizzarli quando non servono espone il paziente a effetti indesiderati e contribuisce ad alimentare l'antibiotico-resistenza".
Test positivi e coinfezioni: perché serve la valutazione clinica
L'identificazione di un virus respiratorio può contribuire a orientare il percorso diagnostico e terapeutico, ma un risultato positivo non permette, da solo, di escludere una coinfezione batterica. In presenza di una polmonite, la decisione di iniziare, proseguire o modificare una terapia antibiotica deve quindi considerare il quadro clinico complessivo, la gravità della malattia e gli eventuali elementi che suggeriscono una componente batterica.
Particolare attenzione è necessaria nei pazienti fragili, nei quali una sovrainfezione può aggravare il decorso. Anche il contesto nel quale si sviluppa la polmonite assume rilievo, perché le infezioni acquisite in comunità e quelle contratte durante il ricovero possono coinvolgere popolazioni di pazienti e microrganismi differenti.
"Occorre distinguere tra le polmoniti che si sviluppano nella comunità e quelle acquisite in ospedale, dove i pazienti e i microrganismi coinvolti possono essere molto diversi", spiega Francesco Giuseppe De Rosa, infettivologo presso la Città della Salute di Torino. "La diagnosi deve tenere conto della gravità del quadro. Nei pazienti fragili una sovrainfezione può complicare molto il decorso clinico".
Antibioticoresistenza, evitare le prescrizioni inappropriate
Il riconoscimento delle cause virali delle infezioni respiratorie ha implicazioni dirette per l'uso appropriato degli antibiotici. La presenza di febbre, tosse o sintomi influenzali non costituisce di per sé un'indicazione a iniziare una terapia antibiotica, che deve essere valutata dal medico sulla base del sospetto diagnostico e delle condizioni del paziente.
L'impiego di antibiotici quando non sono necessari espone a possibili effetti indesiderati e contribuisce alla selezione di microrganismi resistenti. Al tempo stesso, evitare prescrizioni inappropriate non significa rinunciare al trattamento antibatterico quando il quadro clinico lo richiede, anche in presenza di un'infezione virale documentata.
Il messaggio della SITA è dunque duplice: valorizzare le possibilità offerte dalla diagnostica delle infezioni respiratorie e interpretarne i risultati nell'ambito di una valutazione clinica completa, senza automatismi prescrittivi. Un approccio che assume particolare importanza in vista della settimana mondiale dedicata alla resistenza antimicrobica, durante la quale l'uso responsabile degli antibiotici tornerà al centro dell'attenzione sanitaria.

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