
C'è una forma di disagio professionale che lascia meno segni visibili, ma può essere altrettanto pesante da sopportare. È la continua delegittimazione del proprio lavoro. Secondo i risultati del progetto europeo Brave-Wow, un operatore sanitario su sei ne è vittima con regolarità, mentre il 68,1% dei professionisti dichiara di aver assistito ad aggressioni verbali all'interno del proprio contesto lavorativo.
L'indagine, presentata contemporaneamente in Italia, Portogallo, Spagna e Slovenia, ha coinvolto oltre 4.600 professioniste e professionisti attivi in 35 strutture sanitarie tra ospedali, Rsa, servizi di assistenza, centri di salute territoriale e strutture di assistenza a lungo termine. In Italia la rilevazione, coordinata dall'Istituto superiore di sanità (Iss), ha raccolto le risposte di 2.149 operatori provenienti da 14 strutture sanitarie.
La violenza invisibile che rischia di diventare normalità
Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca riguarda proprio la diffusione della violenza psicologica, spesso sottovalutata rispetto alle aggressioni più evidenti. «Quello che emerge dall'indagine è che la violenza non coincide sempre con l'aggressione – afferma Anna Carannante, ricercatrice dell'Istituto superiore di sanità e membro del team di progetto – Può manifestarsi anche attraverso comportamenti quotidiani di delegittimazione che, proprio perché si ripetono nel tempo, finiscono per essere percepiti come normali. Riconoscere queste forme di violenza è il primo passo per prevenirle efficacemente». La ricerca evidenzia come la svalutazione sistematica del lavoro rappresenti una delle esperienze più frequenti negli ambienti sanitari, con effetti che possono incidere sul benessere delle persone e sulla qualità dell'ambiente professionale.
Sovraccarico e carenza di risorse tra i principali fattori di rischio
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, non sono i turni notturni o le situazioni di emergenza a essere maggiormente associati agli episodi di violenza e molestia. Per il 54,3% dei partecipanti il principale fattore di rischio è rappresentato dal sovraccarico di lavoro e dal sovraffollamento delle strutture. Un dato che richiama l'attenzione sulle condizioni organizzative in cui operano quotidianamente medici, infermieri e altri professionisti della salute. Tra coloro che riferiscono di aver subito episodi di violenza o molestia, il 37,9% indica un superiore tra le persone coinvolte. Seguono i familiari dei pazienti (25,2%), i colleghi (24,4%) e gli stessi pazienti (21,1%).
Poche tutele percepite e supporto psicologico ancora limitato
L'indagine fotografa anche una distanza tra la possibilità di segnalare un problema e la percezione di una risposta efficace da parte delle organizzazioni. Se il 52,7% degli operatori ritiene di poter parlare apertamente con la dirigenza di situazioni che generano disagio, soltanto il 39,2% considera adeguate le risposte ricevute alle segnalazioni. Ancora più bassa la quota di chi riconosce l'esistenza di misure di prevenzione chiaramente visibili, ferma al 31,9%. Particolarmente significativo il dato relativo al supporto psicologico: appena il 20,8% dei partecipanti dichiara che tale servizio è disponibile nella propria struttura sanitaria.
La componente di genere pesa sulle esperienze di violenza
Lo studio mette inoltre in evidenza il ruolo del genere negli episodi di violenza e molestia sul lavoro. Più della metà delle persone che riferiscono di aver subito tali situazioni ritiene che l'accaduto sia stato almeno in parte influenzato dal proprio genere. Inoltre, il 21,3% degli intervistati riferisce di aver visto negata una promozione o un aumento economico rispetto a colleghi di un altro genere.
L'Italia emerge come il Paese nel quale questa componente viene percepita con maggiore forza. Il 56% degli operatori sanitari italiani che dichiarano di aver subito violenze o molestie ritiene infatti che la propria esperienza sia stata almeno in parte legata al genere, una percentuale superiore a quelle registrate in Spagna (39%), Portogallo (35%) e Slovenia (30%).
Ospedali italiani più attrezzati, ma i servizi restano insufficienti
Secondo l'Iss, gli ospedali italiani risultano i più attrezzati tra i quattro Paesi coinvolti nello studio per quanto riguarda gli strumenti di prevenzione e supporto. Tuttavia, il quadro resta lontano dall'essere soddisfacente. Meno di un operatore sanitario su quattro segnala infatti la presenza, nella propria struttura, di servizi dedicati alle vittime di violenza e molestie. Un dato che evidenzia come la tutela del personale sanitario resti una sfida aperta, non solo sul fronte della sicurezza fisica, ma anche su quello del benessere psicologico e del riconoscimento professionale.




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