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Aggressioni ai sanitari, quasi 18mila casi: le nuove norme non bastano

Nel 2025 coinvolti 23.367 operatori, più dell'anno precedente. Dall'arresto in flagranza differita ai presidi di polizia, la risposta normativa si è rafforzata ma il fenomeno resta stabile
Professione

Quasi 18mila aggressioni in un anno e 23.367 professionisti coinvolti. Nonostante l'inasprimento delle norme e il rafforzamento delle misure di sicurezza, la violenza nelle strutture sanitarie resta un problema strutturale per il Servizio sanitario nazionale.

Gli episodi di cronaca delle ultime settimane hanno riportato il tema in primo piano. Aggressioni sono state segnalate nei pronto soccorso e nei reparti di diverse città, mentre il 16 agosto all'ospedale di Prato un tentativo di fuga di un detenuto è culminato nell'esplosione di colpi d'arma da fuoco da parte di un agente della Polizia penitenziaria e nella temporanea chiusura del pronto soccorso, con le emergenze dirottate verso Firenze e Pistoia. La successione degli episodi pone nuovamente una questione che negli ultimi anni ha prodotto diversi interventi legislativi: quanto stanno funzionando le misure introdotte per proteggere medici, infermieri e gli altri professionisti?

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Quasi 18mila aggressioni, ma aumentano gli operatori coinvolti

Il dato nazionale più recente arriva dall'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (ONSEPS), istituito presso il Ministero della Salute. Nel 2025 sono state segnalate quasi 18mila aggressioni, un dato sostanzialmente stabile e in leggero calo rispetto alle 18.392 registrate nel 2024. Il numero delle persone coinvolte segue però la direzione opposta: dai circa 22mila operatori del 2024 si è passati a 23.367 nel 2025, perché uno stesso episodio può coinvolgere più professionisti.

I numeri richiedono anche una certa cautela interpretativa. Una maggiore propensione alla segnalazione degli episodi può incidere sull'andamento delle rilevazioni e rende difficile tradurre automaticamente le denunce in una misura dell'effettiva crescita o diminuzione della violenza. Il dato più evidente rimane però la sua dimensione: a distanza di anni dall'emersione del problema, il fenomeno continua a interessare decine di migliaia di lavoratori.

Dalle pene più severe all'arresto in flagranza differita

La risposta legislativa è stata progressivamente rafforzata. Alle misure che avevano aumentato le pene e introdotto la procedibilità d'ufficio per le lesioni ai professionisti sanitari si è aggiunto nel settembre 2024 un ulteriore intervento. La normativa ha esteso l'arresto obbligatorio in flagranza agli atti di violenza che provocano lesioni agli operatori sanitari e, in determinate condizioni, ai danneggiamenti delle strutture che compromettono l'erogazione del servizio.

È stato soprattutto introdotto l'arresto in flagranza differita, che può avvenire nelle 48 ore successive quando la condotta sia documentata in maniera inequivocabile attraverso immagini o video. Sono state inoltre aggravate le pene per il danneggiamento di beni nelle strutture sanitarie e sociosanitarie.

L'intervento ha quindi rafforzato soprattutto la componente repressiva e la possibilità di intervenire anche quando l'aggressore non venga arrestato materialmente durante l'episodio.

Più presidi di polizia negli ospedali

Parallelamente è stata rafforzata la presenza delle forze dell'ordine nelle strutture considerate maggiormente esposte. Già nel 2024 il Ministero della Salute indicava un aumento dei posti di Polizia negli ospedali da 120 a 196 e degli agenti impiegati da 299 a 432. Videosorveglianza, sistemi di allarme, procedure interne e organizzazione degli spazi completano un quadro nel quale la prevenzione non può essere affidata esclusivamente alla risposta penale.

Particolarmente esposti rimangono i servizi nei quali si concentrano condizioni di urgenza, attese e forte pressione emotiva, a partire dai pronto soccorso, ma il problema interessa anche servizi psichiatrici, continuità assistenziale e assistenza territoriale.

La deterrenza non ha ancora prodotto un'inversione nei numeri

Il confronto tra le misure adottate e i dati dell'Osservatorio suggerisce però prudenza nel valutarne gli effetti. Nel 2025 le aggressioni segnalate sono diminuite rispetto all'anno precedente, ma soltanto marginalmente; contemporaneamente è aumentato il numero degli operatori coinvolti. Questo non dimostra che le nuove norme siano inefficaci. Una parte degli interventi è relativamente recente e gli effetti della maggiore deterrenza richiedono tempo per essere valutati. Ma i dati disponibili non consentono neppure di parlare, almeno per ora, di una significativa inversione di tendenza.

La stessa impostazione istituzionale riconosce del resto che la risposta penale costituisce soltanto una parte della strategia. Al momento dell'introduzione dell'arresto in flagranza differita, il Ministero della Salute sottolineava la necessità di accompagnare gli interventi repressivi con iniziative sul piano culturale e sul rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti.

Dalla sicurezza alla gestione del rischio nelle aziende sanitarie

C'è infine un livello meno visibile rispetto all'inasprimento delle pene, ma probabilmente decisivo: quello organizzativo. L'esposizione alla violenza non è identica in tutti i servizi e richiede che le aziende sanitarie conoscano dove e in quali circostanze avvengono gli episodi. La raccolta sistematica delle segnalazioni serve precisamente a trasformare la successione delle aggressioni in informazioni utilizzabili per individuare ambienti, orari e attività maggiormente a rischio.

La questione diventa quindi anche di sicurezza sul lavoro: organizzazione degli accessi, presenza di personale sufficiente, sistemi di allarme e videosorveglianza, formazione degli operatori, procedure per la gestione delle situazioni critiche e coordinamento con le forze dell'ordine.

L'inasprimento delle sanzioni ha colmato una parte della risposta che professionisti e organizzazioni chiedevano da tempo. I dati del 2025 indicano però che il passaggio successivo deve ancora essere consolidato: fare in modo che la prevenzione della violenza diventi parte ordinaria dell'organizzazione delle strutture sanitarie, e non soltanto la risposta a un nuovo episodio di cronaca.

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