
La battaglia sull'assistente infermiere non si chiude con la sentenza del Tar del Lazio. Nursing Up ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato contro il Dpcm del 28 febbraio 2025 che ha recepito l'Accordo Stato-Regioni istitutivo della nuova figura. Ma proprio la decisione dei giudici amministrativi ha riportato in evidenza una divisione che attraversa da tempo il mondo infermieristico: mentre il sindacato guidato da Antonio De Palma continua a contestare il nuovo profilo, NurSind e la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) ne sostengono l'inserimento nell'organizzazione dell'assistenza, a condizione che restino definite responsabilità e competenze.
Il Tar ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Nursing Up, al quale si erano affiancati Enpapi, Migep e SHC Sanità. Il Tribunale ha tuttavia esaminato anche le contestazioni nel merito, ritenendole infondate e chiarendo che l'assistente infermiere costituisce una figura di supporto, priva dell'autonomia propria dell'infermiere nella pianificazione assistenziale.
Nursing Up: "Andremo fino all'ultimo grado"
Per Nursing Up la decisione non chiude però la controversia. "Prendiamo atto della decisione del Tar, la rispettiamo, ma non la condividiamo e non intendiamo fermarci qui", afferma il presidente nazionale Antonio De Palma, annunciando il ricorso al Consiglio di Stato.
Secondo il sindacato, l'introduzione dell'assistente infermiere rischia di determinare sovrapposizioni di competenze, zone grigie nell'organizzazione dell'assistenza e un progressivo impoverimento della professione infermieristica. Nursing Up contesta inoltre la lettura relativa alla firma del contratto del comparto Sanità 2022-2024, nel quale è stato disciplinato l'inquadramento della nuova figura: De Palma ricorda che alla sottoscrizione era stata accompagnata una nota a verbale contenente l'opposizione del sindacato e la riserva di proseguire le iniziative giudiziarie e politiche.
Il nuovo ricorso rappresenta quindi la prosecuzione di una battaglia iniziata già prima dell'approvazione del profilo. Ma non è una battaglia sulla quale le organizzazioni rappresentative degli infermieri si presentano compatte.
NurSind: "Una figura di supporto che libera tempo"
Di segno opposto la posizione di NurSind. Il segretario nazionale Andrea Bottega ha accolto favorevolmente la pronuncia del Tar, sostenendo che confermi quanto il sindacato afferma dall'inizio del confronto: l'assistente infermiere non sostituisce il professionista, ma può liberarlo da alcune attività consentendogli di dedicare maggiore tempo alle responsabilità proprie della professione.
Per Bottega resta infatti all'infermiere la responsabilità dell'identificazione e della pianificazione dei bisogni assistenziali, così come la valutazione del contesto clinico nel quale possono essere attribuite determinate attività al personale di supporto. Una distinzione che, secondo NurSind, impedisce di considerare il nuovo profilo come una forma di sostituzione dell'infermiere.
La posizione è sostanzialmente convergente con quella espressa dalla FNOPI. La Federazione ha inserito l'assistente infermiere nel più ampio processo di revisione dei modelli organizzativi e della "filiera" dell'assistenza. Nel giugno scorso, durante l'Assemblea nazionale delle Commissioni d'Albo, è stato ribadito che la nuova figura opera in condizioni e contesti a ridotta complessità e sempre sotto la supervisione dell'infermiere, al quale rimane la responsabilità della presa in carico del paziente.
La presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli aveva già definito l'assistente infermiere una figura "integrativa e non sostitutiva", collegandone l'introduzione alla contemporanea evoluzione delle competenze infermieristiche specialistiche.
Una divisione che va oltre il ricorso
La contrapposizione non coincide quindi semplicemente con la vicenda giudiziaria. Da una parte Nursing Up considera il nuovo profilo un rischio per competenze, qualità dell'assistenza e riconoscimento professionale. Dall'altra NurSind e FNOPI ritengono possibile inserirlo in un modello nel quale l'infermiere conserva pianificazione, supervisione e responsabilità assistenziale.
Il fronte contrario, peraltro, non è limitato a Nursing Up. Anche UIL FPL aveva indicato l'introduzione dell'assistente infermiere tra le ragioni che l'avevano portata a non sottoscrivere il contratto del comparto Sanità 2022-2024.
Il ricorso annunciato al Consiglio di Stato apre dunque un nuovo passaggio giudiziario, ma lascia sullo sfondo una questione più ampia: come ridisegnare la distribuzione delle attività assistenziali in un Servizio sanitario alle prese con la carenza di infermieri senza trasformare le figure di supporto in una risposta sostitutiva alla mancanza di professionisti. Ed è su questo terreno, più ancora che nelle aule dei tribunali amministrativi, che continua a dividersi la rappresentanza infermieristica.




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