
Più risorse per la sanità possono aprire la strada a nuove assunzioni e a una maggiore valorizzazione del personale, ma per gli infermieri il problema comincia ancora prima: il numero dei posti programmati nei corsi di laurea rimane inferiore al fabbisogno indicato dalle Regioni. A sollevare la questione è Nursing Up, che mette a confronto la programmazione universitaria con le necessità espresse dal sistema sanitario.
Per l'anno accademico 2026/2027 sono stati programmati 20.672 posti nei corsi di laurea in Infermieristica, mentre il fabbisogno indicato dalle Regioni raggiunge quota 25.479. La differenza è di 4.807 unità e la copertura si ferma quindi a circa l'81%.
Quasi 5mila posti in meno rispetto al fabbisogno
"Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, fa bene a chiedere più risorse, 5,5 miliardi in più, ma saranno gli stanziamenti definitivi a dirci quanto potrà trasformarsi concretamente in assunzioni e valorizzazione professionale", afferma Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up.
Il sindacato richiama quindi la programmazione degli accessi universitari. Rispetto allo scorso anno, sostiene Nursing Up, i posti disponibili per Infermieristica aumentano di appena 263 unità, rimanendo però sensibilmente al di sotto delle necessità indicate a livello regionale.
Il confronto proposto dal sindacato con Medicina rende ancora più evidente la differenza. Per Medicina sono previsti 27.001 posti a fronte di un fabbisogno regionale quantificato in 20.842 unità: 6.159 posti in più rispetto alle richieste, pari a una copertura del 129,6%.
"Non contrapponiamo infermieri, medici o altre professioni", precisa De Palma. Il problema, secondo Nursing Up, riguarda piuttosto la coerenza della programmazione: se quella infermieristica viene riconosciuta come una delle principali carenze del sistema sanitario, osserva il sindacato, è difficile conciliare questa valutazione con un'offerta formativa inferiore di quasi cinquemila unità rispetto al fabbisogno espresso dalle Regioni.
Il problema, però, non è soltanto aumentare i posti
La questione presenta un secondo aspetto, probabilmente ancora più difficile da affrontare. Programmare più posti universitari non significa automaticamente riuscire a occuparli.
Secondo i dati richiamati da Nursing Up, nell'anno accademico 2025/2026 le domande per Infermieristica sono state 18.836 a fronte di 20.409 posti disponibili: appena 0,92 candidati per ogni posto.
Il dato mostra come alla carenza quantitativa della programmazione rispetto alle esigenze del sistema si affianchi una crisi di attrattività della professione. Aumentare ulteriormente l'offerta formativa, senza una crescita parallela delle iscrizioni, rischierebbe quindi di produrre soprattutto un maggior numero di posti vacanti.
È un problema riconosciuto anche dal Ministero della Salute. Nelle scorse settimane Schillaci ha indicato negli incentivi economici, nelle prospettive di carriera e nell'aumento dei posti universitari gli strumenti attraverso i quali riportare più infermieri negli ospedali e soprattutto nell'assistenza territoriale.
Assunzioni e formazione devono procedere insieme
La richiesta di Nursing Up arriva mentre si apre il confronto sulle risorse da destinare alla sanità con la prossima legge di bilancio. Il ministro ha già indicato tra gli obiettivi il rafforzamento delle assunzioni e della valorizzazione economica del personale sanitario.
Ma l'eventuale disponibilità di maggiori risorse incontra un limite strutturale: per assumere più infermieri occorre prima riuscire a formarli e, ancora prima, convincere un numero sufficiente di giovani a scegliere il corso di laurea.
"Bisogna convincere i giovani a scegliere Infermieristica con retribuzioni proporzionate alle responsabilità, turni e carichi di lavoro sostenibili e prospettive di carriera", conclude De Palma.
È qui che la questione della programmazione universitaria si salda con quella del lavoro nel Servizio sanitario. Il divario tra i 20.672 posti disponibili e i 25.479 professionisti richiesti dalle Regioni segnala una carenza dell'offerta formativa. Ma il rapporto inferiore a un candidato per posto mostra contemporaneamente che la risposta non può limitarsi ad allargare l'accesso all'università.
Senza intervenire sulle condizioni economiche, organizzative e professionali che determinano l'attrattività del lavoro infermieristico, il rischio è che anche un aumento dei posti disponibili non produca il numero di professionisti di cui il sistema sanitario dichiara di avere bisogno.




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