
Liste d'attesa e attività libero-professionale intramoenia entrano direttamente tra le aree sulle quali le aziende sanitarie sono chiamate a rafforzare controlli, trasparenza e tracciabilità. A indicarlo è l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nel nuovo "Catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario", approvato con la delibera n. 318 del 29 luglio 2026.
Il documento non mette in discussione l'intramoenia in quanto tale, ma individua nel rapporto tra attività istituzionale e libera professione una possibile area di rischio. In particolare, secondo ANAC, devono essere prevenuti comportamenti capaci di produrre trattamenti preferenziali, vantaggi economici indebiti o un allungamento delle liste pubbliche a favore di quelle private.
L'intramoenia tra le aree da sorvegliare
Il nuovo catalogo nasce per offrire alle aziende e agli enti del Servizio sanitario nazionale uno strumento di riferimento nella predisposizione della sezione "Rischi corruttivi e trasparenza" dei Piani integrati di attività e organizzazione (PIAO).
Il documento riprende e aggiorna le precedenti indicazioni ANAC sulla sanità contenute nel Piano nazionale anticorruzione del 2015 e del 2016, integrandole con nuovi rischi e nuove misure. Tra gli ambiti considerati figurano regolamentazione e accreditamento, ricerca biomedica, rapporti con l'industria, appalti, gestione delle risorse finanziarie e umane ed erogazione delle prestazioni sanitarie.
Proprio all'interno dell'erogazione dei servizi, l'Autorità dedica una sezione specifica all'attività libero-professionale e alle liste d’attesa. Secondo ANAC, l'ALPI, "soprattutto in relazione alla gestione delle liste di attesa", può rappresentare un'area esposta a comportamenti opportunistici in grado di creare posizioni di privilegio o vantaggi economici indebiti, con conseguenze per i cittadini e per la stessa percezione della qualità del servizio sanitario.
Dal trattamento preferenziale alle classi di priorità
I rischi individuati dall'Autorità sono molto concreti. Riguardano, tra l'altro, false dichiarazioni o favoritismi nell'autorizzazione all'attività libero-professionale, lo svolgimento dell'intramoenia durante l'orario di lavoro istituzionale o in spazi non autorizzati, il superamento dei volumi consentiti e l'omessa fatturazione.
Ma il passaggio più direttamente collegato all'accesso alle cure riguarda eventuali trattamenti più favorevoli riservati ai pazienti in libera professione, insieme alla gestione inefficiente delle liste d'attesa e alla non corretta attribuzione delle classi di priorità.
La questione diventa quindi anche organizzativa. Per ANAC le aziende devono poter verificare il rapporto tra i volumi delle prestazioni effettuate in intramoenia e gli obiettivi dell'attività istituzionale, così da mantenere un equilibrio tra i due canali. Lo stesso principio deve valere nell'utilizzo delle tecnologie e delle risorse professionali.
Controllare se le liste pubbliche si allungano
È nella parte dedicata alle misure di prevenzione che il documento introduce alcune delle indicazioni più significative. ANAC propone il monitoraggio delle procedure di prenotazione, pagamento ed erogazione delle prestazioni intramoenia, esplicitamente finalizzato a prevenire fenomeni di "allungamento" delle liste d'attesa istituzionali a favore di quelle private.
A questo si aggiunge la richiesta di rafforzare i sistemi informatizzati di gestione delle liste e soprattutto di garantire il tracciamento di ogni modifica, rendendo verificabili gli interventi effettuati sulle prenotazioni. Un ulteriore controllo dovrebbe derivare dal confronto dei tempi. L'Autorità indica infatti l'adozione di indicatori comparativi tra i tempi delle prestazioni istituzionali e quelli dell'intramoenia, in modo da evidenziare eventuali scostamenti significativi e consentire interventi tempestivi.
La differenza tra l'attesa nel pubblico e quella per una prestazione a pagamento non viene dunque considerata automaticamente prova di un comportamento scorretto. Diventa però un elemento da misurare e analizzare quando assume dimensioni tali da poter segnalare anomalie nel rapporto tra le due attività.
Il paziente non deve essere orientato verso la libera professione
Il catalogo interviene anche direttamente sul comportamento degli operatori. Tra le misure suggerite figura l'introduzione nei codici aziendali del divieto di condizionare il paziente orientandolo verso una visita in regime di libera professione. ANAC richiama inoltre il rispetto delle liste e degli obiettivi di riduzione dei tempi d'attesa, insieme alla necessità di rendere tracciabili le attività effettuate.
Sul versante della trasparenza, devono essere verificati anche gli obblighi già previsti dalla normativa: aziende ed enti sono tenuti a pubblicare i criteri con cui vengono formate le liste, i tempi previsti e i tempi medi effettivi di attesa per ciascuna tipologia di prestazione. Per l'intramoenia, il catalogo richiama inoltre la pubblicazione delle tariffe e dei professionisti che svolgono attività libero-professionale.
Dalla corruzione alla cattiva organizzazione
Il significato del nuovo catalogo va quindi oltre le condotte penalmente rilevanti. La stessa ANAC parla di ambiti esposti a fenomeni di "maladministration o corruzione", includendo nel sistema di prevenzione anche comportamenti e assetti organizzativi capaci di produrre disparità, opacità o un uso distorto delle risorse sanitarie.
Nel caso delle liste d'attesa, questo significa rendere osservabile il rapporto tra ciò che il Servizio sanitario riesce a offrire attraverso il canale istituzionale e ciò che lo stesso sistema rende disponibile a pagamento attraverso l'intramoenia.
Non è la differenza tra i due tempi a dimostrare una distorsione. Ma quella differenza, secondo l'impostazione dell'ANAC, non può più essere un dato opaco: deve essere misurabile, confrontabile e, quando presenta anomalie significative, sottoposta a verifica.




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