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Sanità, Gimbe e Anac: “Frodi e abusi minacciano equità e sostenibilità del sistema”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 19/05/2026 11:38

Presentato il report Gimbe-Anac su frodi e abusi nel SSN. Sotto osservazione appalti, gettonisti, liste d’attesa e conflitti di interesse.

Le frodi e gli abusi in sanità non rappresentano soltanto un problema giudiziario o contabile, ma un fattore che rischia di incidere direttamente sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, sull’equità di accesso alle cure e sulla qualità stessa dell’assistenza. È il quadro delineato dal nuovo Report dell’Osservatorio Gimbe "Frodi e abusi in sanità", presentato oggi presso la sede dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), nell’ambito delle attività previste dal protocollo di intesa tra i due enti.

Secondo i dati richiamati nel report, la sanità continua infatti a rappresentare uno degli ambiti maggiormente esposti a fenomeni corruttivi e distorsioni amministrative, anche in ragione dell’enorme volume di risorse pubbliche movimentate ogni anno. Anac ha stimato che nel 2023 circa il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici italiani, pari a 70,5 miliardi di euro, abbia riguardato il settore sanitario, includendo farmaci, dispositivi medici, apparecchiature e servizi collegati all’attività ospedaliera.

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"Un dato che, seppure non consenta di stimare con precisione l’impatto economico della corruzione, indica l’ampiezza dell’area di spesa pubblica più esposta al fenomeno", ha osservato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

Non solo reati: la "zona grigia" della cattiva amministrazione

Uno degli elementi più rilevanti del report riguarda però l’estensione del fenomeno oltre la sola dimensione penale. Gimbe e Anac sottolineano infatti come il problema non si limiti agli episodi di corruzione conclamata o alle grandi inchieste giudiziarie, ma comprenda un’ampia area di pratiche opache, distorsioni organizzative e comportamenti opportunistici che, pur non configurando sempre reati, finiscono per sottrarre risorse al sistema pubblico.

Nel report vengono individuate 65 diverse tipologie di frodi e abusi che possono incidere sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale: dalle anomalie negli appalti per l’acquisto di farmaci e dispositivi medici alle irregolarità nella gestione delle liste d’attesa, fino ai favoritismi nelle nomine, negli incarichi o nei percorsi di accreditamento delle strutture sanitarie.

"Ridurre frodi e abusi alla sola dimensione penale o ai grandi scandali mediatici significa sottostimare il problema", ha affermato ancora Cartabellotta. "Accanto ai reati e agli illeciti amministrativi esiste una vasta area grigia di pratiche molto diffuse e spesso tollerate che, pur restando spesso fuori dal perimetro giudiziario, sottraggono risorse alla sanità pubblica".

Sulla stessa linea anche il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, secondo cui "la cattiva amministrazione è il primo varco attraverso cui si insinuano infiltrazioni criminali, sprechi e distorsioni".

Appalti, gettonisti e conflitti di interesse

Tra le aree considerate più esposte ai rischi di opacità resta quella dei contratti pubblici sanitari. Busia ha richiamato in particolare il rischio derivante dalla coincidenza tra chi propone l’acquisto e chi utilizza farmaci o dispositivi medici, situazione che può generare "scelte non concorrenziali e spazi per infiltrazioni criminali".

Nel corso della presentazione è stato inoltre richiamato il tema dell’esternalizzazione del personale sanitario e del fenomeno dei cosiddetti gettonisti, più volte al centro del dibattito pubblico negli ultimi anni.

"Abbiamo denunciato per primi le distorsioni legate all’esternalizzazione del personale sanitario", ha ricordato Busia. "Occorre tornare a valorizzare il personale del Servizio sanitario con concorsi meritocratici e percorsi stabili". Secondo Anac, persistono inoltre criticità legate alle nomine, agli incarichi e alla gestione della libera professione e delle liste d’attesa, ambiti nei quali possono svilupparsi "comportamenti opportunistici".

Digitalizzazione e trasparenza

Nel report emerge infine il ruolo attribuito alla digitalizzazione come possibile strumento di prevenzione e controllo. Secondo Anac, rendere "nativi digitali" contratti, dati e processi amministrativi può contribuire a rafforzare trasparenza e tracciabilità, riducendo margini di opacità e velocizzando le attività di vigilanza.

"Rendere nativi digitali contratti, dati e processi significa semplificare il lavoro, ridurre gli oneri, accelerare i controlli e rafforzare la capacità del sistema di prevenire abusi", ha spiegato Busia.

Cartabellotta ha invece sottolineato le possibili conseguenze concrete delle distorsioni organizzative sulla qualità dell’assistenza. "Quando una prestazione passa davanti non per bisogno clinico, ma per denaro, relazioni o interessi, non si crea solo una corsia preferenziale: si sovverte il principio di curare prima chi ne ha più bisogno".

Il report propone infine l’istituzione di un Osservatorio nazionale su frodi e abusi in sanità, con l’obiettivo di integrare flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari e uniformare i criteri di monitoraggio dei fenomeni corruttivi e distorsivi all’interno del Servizio sanitario nazionale.

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