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Medicina generale, FIMMG prova a separare il tema Pnrr da quello della dipendenza

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 14/05/2026 17:58

Dopo l’apertura di Gemmato al dialogo, il sindacato dei medici di famiglia mantiene lo stato di agitazione ma rilancia la trattativa. Il confronto si sposta sempre di più sul futuro modello professionale della medicina generale

Il confronto sulla riforma della medicina generale entra in una fase sempre meno ideologica e sempre più politica e organizzativa. Dopo le aperture arrivate nelle scorse ore dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che aveva parlato di accordo vicino con medici e Regioni per rendere operative le Case di Comunità entro le scadenze del Pnrr, arriva ora la risposta della FIMMG.

Una risposta che mantiene i toni duri ma che, allo stesso tempo, lascia intravedere la volontà di restare dentro il negoziato. Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro al Ministero della Salute, la Federazione sottolinea infatti che il confronto "si è concluso ancora una volta senza una soluzione condivisa", ma ribadisce la propria disponibilità "a collaborare attraverso strumenti negoziali, più rapidi ed efficaci rispetto a un percorso legislativo".

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È probabilmente questo il passaggio più importante dell’intera nota. Perché segnala che il sindacato non sta rifiutando il confronto sulla riorganizzazione territoriale, ma sta cercando di spostare la partita dal decreto-legge alla contrattazione.

La domanda politica posta da FIMMG

Il cuore del comunicato è però un altro. "Per FIMMG, non è ancora chiaro se l’urgenza reale sia raggiungere gli obiettivi del PNRR legati alle Case di Comunità o creare un canale di dipendenza per i medici di medicina generale", scrive il sindacato.

Si tratta di una formulazione tutt’altro che casuale. Perché FIMMG prova apertamente a separare due questioni che fino a oggi erano rimaste strettamente intrecciate nel dibattito pubblico: da una parte la necessità di rendere operative le Case di Comunità previste dal Pnrr; dall’altra il possibile superamento del modello convenzionato tradizionale della medicina generale.

In altre parole, il sindacato sembra dire al Governo e alle Regioni: se il problema è far funzionare rapidamente le strutture territoriali, la medicina generale è pronta a discutere. Se invece l’obiettivo è utilizzare quella urgenza per introdurre progressivamente un canale di dipendenza, allora il confronto cambia completamente natura. Ed è qui che emerge probabilmente il punto centrale dello scontro politico.

Le Case di Comunità non bastano più a spiegare il conflitto

Nelle prime settimane del dibattito, il confronto sembrava concentrato soprattutto sulle Case di Comunità e sulla presenza dei medici all’interno delle nuove strutture territoriali. Oggi, invece, il quadro appare diverso.

Le dichiarazioni di Gemmato e il comunicato FIMMG sembrano suggerire che il problema non sia più tanto l’esistenza delle Case di Comunità, quanto il modello professionale e organizzativo che dovrà reggerle. Da questo punto di vista, il passaggio del comunicato dedicato alle Regioni è particolarmente significativo.

"Le Regioni continuano a ritenere necessario individuare un canale di dipendenza, anche se definito residuale ed emergenziale", scrive FIMMG. Il timore del sindacato è che l’introduzione di formule differenziate o "residuali" possa aprire nel tempo a una progressiva trasformazione del ruolo del medico di medicina generale.

La questione della discrezionalità regionale

FIMMG introduce poi un altro elemento che potrebbe diventare centrale nelle prossime settimane: quello della frammentazione territoriale. Secondo il sindacato, il rischio è quello di "introdurre una discrezionalità difficile, se non impossibile da controllare", con conseguenze sul rapporto fiduciario tra medico e cittadino.

Dietro questa formulazione emerge una preoccupazione precisa: che la riforma possa evolvere in modo diverso da Regione a Regione, producendo modelli organizzativi disomogenei e progressivamente meno governabili sul piano nazionale. Anche per questo il sindacato insiste sulla necessità di attuare prima concretamente il nuovo modello organizzativo e solo successivamente discutere eventuali modifiche strutturali dello status professionale dei medici.

Il confronto entra ora nella fase decisiva

Il richiamo finale al Consiglio nazionale FIMMG convocato per il 16 maggio serve intanto a mantenere pressione sul tavolo negoziale e a mostrare compattezza interna della categoria. Ma il dato politico più rilevante resta probabilmente un altro: nonostante i toni ancora molto fermi, nessuna delle parti sembra davvero intenzionata a interrompere il confronto.

Anzi, il clima delle ultime ore suggerisce che la trattativa stia entrando nella sua fase più concreta. Perché il problema non è più soltanto costruire le Case di Comunità o renderle operative entro le scadenze del Pnrr. La questione vera, ormai, riguarda il modello di medicina generale che dovrà esistere dentro quelle strutture nei prossimi anni.

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