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PNRR sanità, la Corte dei Conti promuove le Case di Comunità ma avverte: rallenta la transizione digitale degli ospedali

Sanità Digitale Redazione politico sanitaria | 14/05/2026 15:40

La magistratura contabile rileva un avanzamento in linea con i target per la medicina territoriale, mentre restano criticità sull’ammodernamento tecnologico e digitale degli ospedali.

Le Case di Comunità avanzano secondo il cronoprogramma previsto dal PNRR. La trasformazione digitale degli ospedali molto meno. È questa la fotografia scattata dalla Corte dei Conti nella nuova relazione sullo stato di avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del Piano nazionale complementare, approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato.

Nel capitolo dedicato alla sanità, la Corte rileva infatti che gli interventi per le Case e gli Ospedali di Comunità risultano "in linea con i target previsti", mentre persistono "esigenze di accelerazione" per alcune componenti relative all’ammodernamento tecnologico e digitale del sistema ospedaliero.

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Una distinzione che fotografa con precisione il momento attraversato dal Servizio sanitario nazionale: le infrastrutture territoriali stanno procedendo sul piano realizzativo, ma resta più lenta la costruzione di quella rete digitale che dovrebbe rendere davvero integrati ospedali, territorio, fascicolo sanitario elettronico e telemedicina.

Ed è proprio questo il punto più delicato. Perché il rischio implicito richiamato dalla magistratura contabile è che la sanità territoriale riesca a costruire i propri contenitori fisici più rapidamente della capacità del sistema di renderli realmente interoperabili e funzionanti.

Le strutture territoriali procedono, ma la sfida ora è renderle operative

Per il Governo, le Case e gli Ospedali di Comunità rappresentano uno degli assi portanti della riforma sanitaria legata al PNRR. Il fatto che la Corte dei Conti consideri questa componente sostanzialmente in linea con i target assume quindi un valore politico rilevante, soprattutto nel pieno del confronto sulla riorganizzazione della medicina generale e sul ruolo della sanità territoriale.

Ma il passaggio più interessante della relazione è probabilmente quello non esplicitato direttamente. Perché la Corte sembra suggerire che la verifica sostanziale debba ancora iniziare.

Costruire le strutture, infatti, rappresenta soltanto il primo livello della riforma. La sostenibilità reale dipenderà dalla capacità di riempire quelle strutture di professionisti, servizi, integrazione organizzativa e strumenti tecnologici adeguati.

Il tema si intreccia inevitabilmente con il dibattito che da settimane attraversa la medicina generale. Le tensioni attorno alla riforma dei medici di famiglia, alle Case di Comunità e alla ridefinizione dell’assistenza territoriale nascono anche da qui: non basta creare nuovi modelli organizzativi se il sistema digitale che dovrebbe sostenerli continua a procedere più lentamente.

La digitalizzazione resta il vero punto fragile

La Corte dei Conti individua proprio nell’ammodernamento tecnologico e digitale uno dei principali elementi critici dell’attuazione sanitaria del Pnrr. Non si tratta soltanto di acquistare apparecchiature o aggiornare software. La questione riguarda la capacità del sistema sanitario di costruire una vera interoperabilità dei dati e dei percorsi assistenziali.

È un passaggio cruciale perché oggi la trasformazione della sanità territoriale si regge proprio sulla possibilità di connettere informazioni cliniche, percorsi di cura, presa in carico e continuità assistenziale. Senza una digitalizzazione realmente funzionante rischiano infatti di rallentare o restare incompleti molti degli obiettivi strategici evocati negli ultimi anni: dalla telemedicina alla gestione delle cronicità, fino alla riduzione delle liste d’attesa e all’integrazione tra ospedale e territorio.

In questo senso il richiamo della Corte assume anche un valore sistemico: non si può chiedere ai professionisti sanitari una trasformazione radicale dei modelli organizzativi senza garantire strumenti informatici adeguati, interoperabili e realmente utilizzabili nella pratica quotidiana.

Il tema della governance resta centrale

Nel documento emerge poi un altro elemento ormai ricorrente nelle analisi sul PNRR: la complessità della governance. La magistratura contabile osserva infatti che, soprattutto negli interventi finanziati attraverso il Piano nazionale complementare, la presenza di molteplici soggetti attuatori e assetti organizzativi articolati continua a generare difficoltà realizzative e revisioni dei cronoprogrammi.

È un problema che riguarda da vicino anche la sanità, dove il livello di frammentazione tra ministeri, Regioni, aziende sanitarie, soggetti attuatori e strutture tecniche rende particolarmente complessa la gestione coordinata delle riforme.

Il rischio richiamato dalla Corte è che le continue rimodulazioni finanziarie e progettuali finiscano per modificare progressivamente l’impostazione originaria di alcune misure del Pnrr, riducendone la portata trasformativa.

La partita vera inizia adesso

Nel passaggio conclusivo della relazione, la Corte dei Conti richiama la necessità di accelerare gli interventi ancora in ritardo ma soprattutto di garantire la sostenibilità futura delle strutture e dei servizi realizzati. Ed è probabilmente questo il punto più importante dell’intera partita sanitaria legata al PNRR.

Perché la questione non è più soltanto rispettare le scadenze europee o completare le opere previste. La vera sfida sarà capire se le nuove strutture territoriali, gli investimenti digitali e la riorganizzazione dell’assistenza riusciranno davvero a produrre benefici concreti e misurabili per cittadini e professionisti.

In altre parole, il tema non è semplicemente costruire nuove strutture sanitarie. È capire se il Servizio sanitario nazionale riuscirà davvero a trasformarsi. E con quali risorse.

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