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Fascicolo sanitario e obesità, il vero problema è la qualità dei dati clinici: “Solo il 17% dei pazienti ha il BMI registrato”

Sanità Digitale Redazione politico sanitaria | 13/05/2026 13:01

Dal Congresso europeo sull’obesità l’allarme della SIO: il tema non è solo il valore del BMI, ma la capacità del sistema sanitario di raccogliere dati utilizzabili nel Fascicolo sanitario elettronico.

Il dibattito scientifico sull’obesità si sta concentrando sempre più sui limiti del Body Mass Index (BMI), considerato da molte società scientifiche uno strumento ormai imperfetto per descrivere la complessità della malattia obesità. Ma dal Congresso europeo sull’obesità (ECO2026), in corso a Istanbul, emerge anche un altro tema, meno discusso ma probabilmente ancora più rilevante per il sistema sanitario: la qualità e la disponibilità dei dati clinici di base.

Secondo la Società Italiana dell’Obesità (SIO), infatti, solo il 17% dei pazienti italiani ha il BMI registrato nella cartella clinica del medico di medicina generale. Un dato che, secondo gli specialisti, evidenzia non solo criticità organizzative ma anche un problema più ampio di alimentazione, interoperabilità e utilizzo dei dati sanitari.

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"Senza dati l’obesità resta invisibile"

"Oggi assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d’organo che complicano e rallentano l’accesso ai trattamenti; dall’altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti", afferma Silvio Buscemi, presidente della SIO.

Il riferimento è allo studio Itros, condotto su circa 1,8 milioni di pazienti italiani, secondo cui il BMI - pur essendo calcolabile semplicemente attraverso peso e altezza - risulta assente nella grande maggioranza delle cartelle cliniche territoriali.

Secondo Buscemi, "lo screening e la diagnosi devono restare semplici e immediati, o l’obesità resterà una malattia invisibile".

Il punto, tuttavia, non riguarda soltanto il BMI come parametro clinico. Riguarda soprattutto la capacità del sistema sanitario di raccogliere informazioni strutturate, aggiornarle e renderle disponibili lungo il percorso di cura.

Il Fascicolo sanitario elettronico come infrastruttura clinica

La questione si intreccia inevitabilmente con il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) e con il tema della qualità dei dati che vengono alimentati nel sistema. Negli ultimi anni il dibattito sul FSE si è concentrato soprattutto sugli aspetti tecnologici, normativi e di interoperabilità. Molto meno, invece, sulla qualità reale dei dati clinici inseriti a monte.

Eppure il valore del Fascicolo sanitario dipende proprio da questo: dalla presenza di informazioni standardizzate, aggiornate e clinicamente utilizzabili. Peso corporeo, altezza, BMI, pressione arteriosa, abitudini di vita, fattori di rischio e indicatori metabolici rappresentano infatti dati fondamentali non solo per la gestione dell’obesità, ma anche per prevenzione cardiovascolare, diabete, fragilità e presa in carico territoriale della cronicità.

In assenza di questi elementi, anche le piattaforme digitali più avanzate rischiano di trasformarsi in contenitori incompleti. E scarsamente utili.

Il rischio di una digitalizzazione solo formale

Secondo la SIO, il problema nasce anche da ostacoli organizzativi e burocratici che rendono difficile registrare sistematicamente dati apparentemente semplici. "Siamo ancora all’alba della misurazione di base e c’è chi vorrebbe già imporre parametri d’élite", osserva Buscemi. "Se non riusciamo a ottenere un dato banale come il BMI nell’83% dei casi, come possiamo pensare di rivoluzionare le linee guida con criteri più complessi?".

Il rischio, implicitamente richiamato dagli specialisti, è quello di una digitalizzazione sanitaria prevalentemente documentale, ma ancora poco orientata alla costruzione di dataset clinici realmente utili per prevenzione, programmazione sanitaria e medicina di iniziativa.

Ed è qui che il tema dell’obesità diventa quasi secondario rispetto a una questione più ampia: la capacità del Servizio sanitario di costruire un ecosistema di dati affidabili e condivisi.

Empowerment del cittadino e uso responsabile dei dati

Nel dibattito sul Fascicolo sanitario elettronico sta emergendo inoltre sempre più chiaramente un altro elemento: il coinvolgimento diretto del cittadino. La qualità dei dati sanitari non dipende infatti soltanto dal medico o dai sistemi informatici, ma anche dalla partecipazione attiva del paziente, dalla continuità delle rilevazioni e dalla consapevolezza dell’utilità clinica di determinate informazioni.

In questo senso il Fascicolo sanitario potrebbe evolvere progressivamente da semplice archivio documentale a strumento di empowerment sanitario, favorendo una gestione più continuativa dei fattori di rischio e una maggiore responsabilizzazione individuale nella prevenzione.

La discussione sul BMI, quindi, rischia di essere fuorviante se isolata dal contesto più generale. Il vero tema non è stabilire se il Body Mass Index sia perfetto oppure no. È capire se il sistema sanitario italiano sia oggi in grado di raccogliere, aggiornare e utilizzare in modo coerente anche i dati clinici più elementari.

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