
Il ministro rilancia il ruolo della prevenzione e richiama le disuguaglianze territoriali e sociali. Da Milano un progetto sui gruppi di cammino prova a tradurre il principio in interventi concreti
"La prevenzione è l’argomento fondamentale sul quale stiamo puntando con decisione". Orazio Schillaci torna a indicare nella prevenzione uno dei cardini per la tenuta del Servizio sanitario nazionale, collegandola direttamente alla sostenibilità del sistema e alla possibilità di garantire accesso alle terapie più innovative.
Il messaggio è lineare: ridurre l’incidenza delle patologie croniche significa alleggerire la pressione sul sistema sanitario e liberare risorse per la cura delle malattie più complesse. "È la condizione per continuare ad avere un Servizio sanitario nazionale capace di offrire a tutti, anche ai più fragili, i risultati della ricerca biomedica", afferma il ministro.
Obesità e fattori sociali
Il riferimento più immediato è al tema dell’obesità, indicata come una priorità di sanità pubblica. Schillaci richiama in modo esplicito le differenze territoriali e sociali che caratterizzano il fenomeno.
"Registriamo differenze significative tra le diverse aree del Paese, con una maggiore incidenza nel Mezzogiorno", osserva. A questo si aggiunge una componente sociale rilevante: "L’obesità colpisce soprattutto le persone con livelli di istruzione più bassi e con minori risorse economiche. È un problema anche culturale".
Un quadro che richiama la necessità di politiche non solo sanitarie ma anche educative e di promozione della salute, orientate a intervenire prima che le patologie si manifestino.
Intervenire prima delle complicanze
Il ministro insiste sul valore dell’intervento precoce, sottolineando come la prevenzione possa ridurre l’insorgenza di patologie correlate. "Bisogna far comprendere quanto sia importante intervenire precocemente per evitare malattie come diabete, patologie cardiovascolari e alcune forme di tumore".
In questa direzione si inserisce anche il riferimento alla legge di bilancio, che per la prima volta ha previsto risorse dedicate alla prevenzione, segnalando un tentativo di rafforzare questo ambito all’interno delle politiche sanitarie.
Dalle indicazioni generali alle esperienze locali
Accanto al livello istituzionale, iniziano a svilupparsi esperienze operative che cercano di tradurre questi indirizzi in iniziative concrete. A Milano, l’Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda ha avviato il progetto "Gruppi di Cammino", nato dall’esperienza clinica sui pazienti con obesità grave.
L’obiettivo è favorire uno stile di vita attivo attraverso la camminata, considerata uno strumento semplice e accessibile per mantenere nel tempo l’attività fisica anche dopo la conclusione dei percorsi terapeutici.
Il progetto si articola su due livelli. Da un lato, un’app dedicata che consente di monitorare passi, distanza e tempo, offrendo anche feedback personalizzati e la possibilità di condividere i risultati con operatori sanitari. Dall’altro, la realizzazione di percorsi attrezzati all’aperto, come quello previsto nell’area del Parco di via Ippocrate, pensati per essere utilizzati sia dai pazienti sia dalla popolazione generale.
Un modello trasferibile
Secondo quanto illustrato dai promotori, l’iniziativa è strutturata per essere replicabile in altri contesti. "Il progetto copre tutto il territorio nazionale ed è pensato per essere immediatamente trasferibile", spiega Alberto Zoli, presidente della Fondazione Ospedale Niguarda.
L’idea è quella di costruire un modello facilmente adattabile, capace di integrare strumenti digitali e attività sul territorio, mantenendo un collegamento con i percorsi sanitari.
Prevenzione come asse delle politiche sanitarie
Nel complesso, il richiamo alla prevenzione si conferma come una linea centrale nel discorso pubblico sulla sanità, soprattutto in relazione all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle malattie croniche.
Esperienze come quella avviata a Milano mostrano come questo orientamento possa tradursi in interventi concreti, anche se la loro diffusione e continuità nel tempo restano legate alla capacità di integrare queste iniziative all’interno dell’organizzazione ordinaria dei servizi sanitari.
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