
Il decreto PNRR rafforza la presa in carico digitale, ma non integra la gestione delle terapie farmacologiche. Un limite che rischia di incidere sulla continuità delle cure
Il decreto PNRR approvato dal Senato accelera sul fronte della sanità digitale, rafforzando il ruolo della telemedicina nella presa in carico dei pazienti, in particolare sul territorio e nei percorsi di cura più complessi, come quelli oncologici.
Il modello che emerge è quello di una sanità sempre più capace di monitorare il paziente a distanza, raccogliere dati clinici in tempo reale e garantire continuità assistenziale anche fuori dall’ospedale. Ma proprio in questo passaggio si evidenzia un limite strutturale: la telemedicina entra nella gestione clinica, ma non nella gestione della terapia.
Monitoraggio e presa in carico: il salto digitale
Le misure contenute nel decreto si inseriscono nella linea già tracciata dalla Missione 6 del PNRR, che punta a rafforzare la medicina territoriale e a integrare strumenti digitali nei percorsi di cura.
La telemedicina viene così utilizzata per il follow-up, il controllo dei parametri clinici, la gestione dei pazienti cronici e fragili. Un’evoluzione che consente di ridurre gli accessi impropri alle strutture e di migliorare la continuità dell’assistenza. In questo modello, il paziente resta connesso al sistema sanitario anche al di fuori dei luoghi tradizionali della cura.
Il nodo delle terapie: il farmaco resta su un altro binario
Se il monitoraggio evolve, la gestione della terapia farmacologica resta invece ancorata a un modello separato. Nel decreto non emerge un collegamento esplicito tra telemedicina e gestione dei farmaci: non si interviene sulla prescrizione a distanza, sull’aderenza terapeutica, né sulle modalità di erogazione dei medicinali all’interno dei percorsi digitali.
Questo riflette una distinzione più ampia, che attraversa l’intero sistema sanitario: da un lato l’organizzazione delle prestazioni, sempre più orientata all’integrazione e alla continuità. Dall’altro la filiera del farmaco, regolata da logiche proprie, che comprendono autorizzazioni, acquisti e distribuzione. Il risultato? Uno scarto tra due livelli che dovrebbero essere parte dello stesso processo di cura.
Continuità assistenziale e continuità terapeutica non coincidono
La conseguenza è che la presa in carico del paziente può essere continua sul piano clinico, ma non necessariamente su quello terapeutico. Un paziente può essere seguito a distanza, monitorato, inserito in un percorso digitale strutturato, ma incontrare ancora ostacoli nell’accesso ai farmaci, nei tempi di approvvigionamento o nelle modalità di erogazione.
In altre parole, la continuità assistenziale diventa digitale, mentre la continuità terapeutica resta legata a procedure tradizionali.
Un limite di modello, non di tecnologia
Il punto non riguarda le tecnologie, ma il modo in cui vengono integrate nei sistemi. La telemedicina, così come configurata, è uno strumento di osservazione e gestione clinica, dunque non è chiaro come mai non intervenga (ancora) sulla componente terapeutica del percorso di cura. È un limite che non dipende dalle capacità degli strumenti, ma dall’organizzazione complessiva del sistema sanitario.
Il passaggio che resta da fare
Il decreto PNRR rappresenta un passo avanti nella digitalizzazione della sanità, ma lascia aperta una questione centrale: l’integrazione tra presa in carico e terapia. Finché questi due livelli continueranno a evolvere su binari distinti, il rischio è quello di costruire un sistema capace di seguire il paziente in modo sempre più sofisticato, senza però riuscire a incidere con la stessa efficacia sulla gestione concreta delle cure.
Il decreto interviene su organici e investimenti per sostenere il Ssn nella fase finale di attuazione del Pnrr.
Strumenti come Amazon Connect Health possono semplificare il rapporto tra cittadini e sanità. Ma il punto è la gestione dei dati impliciti che descrivono bisogni, fragilità e percorsi di cura
Il sindacato dei medici di famiglia interviene sul Pss: rischio nuovi carichi amministrativi senza interoperabilità e automazione.
Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato
Commenti