
Il dibattito sull’uso dei social da parte dei più giovani si arricchisce di una nuova prospettiva. Alla luce dell’iniziativa dell’Unione Europea per introdurre una app di verifica dell’età nell’accesso alle piattaforme digitali, emerge infatti la necessità di andare oltre la sola regolazione tecnica.
A sottolinearlo è Corena Pezzella, psicoterapeuta e Clinical Manager di Unobravo, che invita a leggere il fenomeno in chiave più ampia, mettendo al centro il benessere psicologico degli adolescenti.
Social e identità: un equilibrio delicato
Per molti ragazzi, i social network non sono ambienti neutri, ma spazi che incidono profondamente sulla costruzione dell’identità e sull’equilibrio emotivo. Dinamiche come la ricerca di approvazione o il confronto costante con gli altri possono favorire vissuti di inadeguatezza e difficoltà nella gestione delle emozioni.
Secondo l’esperta, in alcuni casi queste dinamiche possono tradursi anche in modalità di utilizzo disfunzionali, soprattutto in una fase evolutiva in cui il bisogno di appartenenza e riconoscimento è particolarmente forte.
Non demonizzare, ma comprendere
L’attenzione, però, non deve trasformarsi in una condanna delle piattaforme. Il punto, sottolinea Pezzella, è riconoscere come alcuni meccanismi dei social possano amplificare fragilità già presenti.
In questo senso, strumenti come la verifica dell’età rappresentano un passo nella giusta direzione, ma non sono sufficienti a garantire una reale tutela dei minori.
Dalla regolazione all’educazione digitale
La sfida principale è spostare il focus dal controllo dell’accesso alla qualità dell’esperienza online.
Accompagnare gli adolescenti nello sviluppo di:
diventa quindi fondamentale per un utilizzo più sano dei social.
L’obiettivo non è eliminare questi strumenti, ma permettere ai giovani di viverli in modo equilibrato, trasformandoli anche in spazi di espressione e costruzione positiva dell’identità.
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