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Riforma della medicina generale, anche lo SMI apre al confronto: “No” su debito orario e obiettivi, ma il dialogo resta aperto

Dopo le aperture del Governo, anche il Sindacato Medici Italiani conferma la disponibilità a trattare sulla riforma. Restano forti le criticità ma il confronto entra in una fase più negoziale
Sanità pubblica

La tensione resta alta, ma il confronto sulla riforma della medicina generale sembra progressivamente spostarsi dalla contrapposizione frontale verso una trattativa più concreta. Dopo le aperture arrivate dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sul possibile accordo con i medici di famiglia per rendere operative le Case di Comunità entro le scadenze del Pnrr, anche il Sindacato Medici Italiani lascia intravedere segnali di disponibilità al confronto, pur mantenendo una posizione molto dura su alcuni aspetti centrali della riforma.

Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro svoltosi oggi al Ministero della Salute, lo SMI conferma infatti lo stato di agitazione ma riconosce allo stesso tempo alcune aperture considerate importanti dalla categoria.

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Specializzazione ed equipollenza: recepite due richieste dello SMI

Alla riunione hanno partecipato il ministro della Salute Orazio Schillaci, rappresentanti del Parlamento, della Conferenza Stato-Regioni e delle organizzazioni sindacali della medicina generale. Per lo SMI erano presenti Pina Onotri, segretario generale del Sindacato Medici Italiani e Gian Massimo Gioria, responsabile nazionale dell’Area Convenzionata SMI.

Secondo il sindacato, nel corso del confronto sarebbero state recepite due richieste considerate strategiche: l’istituzione di una scuola di specializzazione in medicina generale e l’equipollenza per i medici già formati attraverso i corsi di formazione regionali e con esperienza maturata sul territorio. Accolta anche la richiesta di abolizione del Ruolo Unico. Si tratta di elementi tutt’altro che secondari, perché toccano aspetti identitari e organizzativi della professione medica territoriale che da anni rappresentano terreno di confronto con le istituzioni.

Restano le distanze su debito orario e retribuzione per obiettivi

Il clima, però, resta lontano da una vera pacificazione. Lo SMI conferma infatti una netta contrarietà su due punti ritenuti centrali nella bozza di riforma: il debito orario dei medici di medicina generale all’interno delle Case di Comunità e l’ipotesi di una retribuzione legata agli obiettivi.

"Abbiamo ribadito il nostro secco no", scrive il sindacato nel comunicato, aggiungendo che, in assenza di modifiche su questi aspetti, "mobiliteremo tutta la categoria". Sono probabilmente questi i punti più delicati dell’intero confronto.

Da una parte, il debito orario viene percepito da una parte della medicina generale come il segnale di una progressiva trasformazione organizzativa del ruolo del medico di famiglia, con una presenza più strutturata e vincolata all’interno delle Case di Comunità. Dall’altra, la retribuzione per obiettivi viene vista da molti professionisti come il possibile ingresso di logiche sempre più burocratiche e prestazionali nella medicina territoriale.

Il dato politico è che il tavolo continua

Al di là della durezza del linguaggio sindacale, però, il dato politico più interessante sembra un altro: il tavolo negoziale continua a muoversi. Nel comunicato lo SMI sottolinea infatti la disponibilità a presentare emendamenti alla bozza di decreto legge predisposta dal Ministero.

Un passaggio che segnala come il confronto non si stia più sviluppando soltanto sul terreno dello scontro politico, ma anche su quello della modifica concreta del testo normativo. "Lo SMI si è reso disponibile a presentare emendamenti", si legge infatti nella nota. È un elemento che si inserisce nel nuovo clima emerso nelle ultime ore anche dalle dichiarazioni del sottosegretario Gemmato, che aveva parlato di "grande prova di maturità" e di possibile accordo imminente con medici e Regioni.

La riforma entra nella sua fase più delicata

L’impressione è che il confronto stia progressivamente cambiando natura. Nella fase iniziale il dibattito sembrava dominato soprattutto dalla contrapposizione simbolica tra il modello tradizionale della medicina generale e il nuovo assetto organizzativo legato alle Case di Comunità.

Oggi, invece, il negoziato sembra concentrarsi sempre di più sulle modalità concrete di funzionamento del sistema: orari, organizzazione del lavoro, presenza nelle strutture territoriali, autonomia professionale e modelli retributivi.

In altre parole, la riforma sta entrando nella sua fase più difficile: quella in cui il problema non è più soltanto annunciare il cambiamento, ma renderlo realmente sostenibile sul piano organizzativo e professionale. Ed è probabilmente proprio qui che si giocherà la partita decisiva delle prossime settimane.

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