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Liste d’attesa e riforma territoriale, Rampelli accelera: “Serve approvare rapidamente il ddl prestazioni sanitarie”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 14/05/2026 10:37

Il vicepresidente della Camera Rampelli chiede di velocizzare l’approvazione del ddl sulle prestazioni sanitarie. Sullo sfondo cresce il confronto con sindacati e professionisti sulla riorganizzazione della medicina territoriale.

Mentre cresce il confronto con i sindacati della medicina generale sulla riforma territoriale e sul ruolo delle Case di Comunità, dalla maggioranza arriva un messaggio politico chiaro: il percorso di riordino della sanità deve proseguire rapidamente.

A ribadirlo è il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, che chiede una "velocizzazione dell’iter di approvazione del ddl prestazioni sanitarie", attualmente in seconda lettura alla Camera.

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"È indispensabile che i ministeri coinvolti, in particolare il Mef, procedano alla formulazione dei pareri necessari alla commissione Affari sociali per completare l’iter e arrivare all’approvazione", afferma Rampelli. Se, formalmente il tema è quello delle liste d’attesa, la dichiarazione si inserisce in un ambito molto più ampio, caratterizzato da tensioni crescenti tra Governo, sindacati medici e professionisti sanitari sui nuovi assetti della sanità territoriale.

Sullo sfondo il confronto con la medicina generale

Negli ultimi giorni diversi sindacati della medicina generale hanno espresso forte contrarietà rispetto all’ipotesi di introdurre obblighi orari nelle Case di Comunità e modelli organizzativi percepiti come eccessivamente centralizzati. Lo SMI ha parlato apertamente di mobilitazione e sciopero, contestando il cosiddetto "debito orario" dei medici di famiglia all’interno delle strutture territoriali. Anche SNAMI ha criticato "imposizioni orarie standardizzate" e sistemi che, secondo il sindacato, rischierebbero di indebolire il rapporto fiduciario tra medico e paziente.

In questo contesto, le parole di Rampelli sembrano indicare la volontà della maggioranza di non rallentare il percorso di riforma nonostante le resistenze della categoria.

Il lessico utilizzato è significativo: "accelerare", "completare l’iter", "piena operatività", "attuazione". Un linguaggio che richiama l’idea di un processo considerato ormai necessario per rendere concretamente operativi gli investimenti sulla sanità territoriale e sul sistema di gestione delle liste d’attesa.

Liste d’attesa e governance della riforma

Nella dichiarazione di Rampelli emerge anche un altro elemento politico importante: il collegamento diretto tra abbattimento delle liste d’attesa e riorganizzazione strutturale del sistema sanitario. "Con questo ddl viene attuato il nuovo sistema per l’abbattimento delle liste di attesa, con il relativo controllo, che darà un senso maggiore ai grandi investimenti economici fatti dal governo sulla sanità", afferma il vicepresidente della Camera.

Il riferimento implicito è soprattutto al PNRR e alla necessità di tradurre gli investimenti in nuove strutture territoriali e piattaforme organizzative in modelli realmente operativi.Non a caso Rampelli sottolinea che "medici, operatori di settore, Regioni e Comuni sono in attesa della legge per organizzare le strutture e le modalità di erogazione dei servizi".

È un passaggio che sembra spostare il baricentro del dibattito: non più la discussione teorica sulla riforma, ma la sua implementazione concreta.

Il rischio di uno scontro sulla velocità della riforma

Sul piano politico e sindacale, tuttavia, la questione rischia di diventare sempre più delicata. Una parte della medicina generale teme infatti che la spinta verso modelli organizzativi più integrati e standardizzati finisca progressivamente per comprimere autonomia professionale, rapporto fiduciario e gestione convenzionata del territorio.

Dal canto suo, il Governo sembra invece orientato a imprimere un’accelerazione ai processi di attuazione, anche per rispettare tempi, obiettivi e sostenibilità economica della riforma territoriale. In questo quadro, il confronto non riguarda soltanto le liste d’attesa.

Riguarda soprattutto il modello di sanità territoriale che dovrà emergere nei prossimi anni: quanto spazio avranno le Case di Comunità, quale sarà il ruolo della medicina generale convenzionata e fino a che punto il sistema sanitario sarà disposto a modificare assetti professionali e organizzativi rimasti sostanzialmente stabili per decenni.

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