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Prestazioni sanitarie, i fisiatri avvertono: “Attenzione agli emendamenti che sfumano le responsabilità cliniche”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 18/05/2026 14:55

L’Associazione Nazionale Fisiatri interviene sul Ddl Prestazioni sanitarie chiedendo che diagnosi, prognosi e indicazioni terapeutiche restino chiaramente attribuite al medico.

Il dibattito sulla riforma della sanità territoriale continua a produrre un effetto sempre più evidente: la progressiva ridefinizione dei confini professionali dentro i percorsi assistenziali. Ed è proprio su questo terreno che interviene ora l’Associazione Nazionale Fisiatri, aderente al sindacato CIMO, con una presa di posizione sul Ddl Prestazioni sanitarie e, in particolare, sugli emendamenti attualmente in discussione in Parlamento.

Il punto centrale sollevato dall’associazione riguarda la necessità che "diagnosi, prognosi, prescrizione, indicazione terapeutica e responsabilità clinica del percorso di cura spettino esclusivamente al medico".

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Una formulazione che va oltre la sola fisiatria e intercetta un tema ormai trasversale all’intera riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale: dove finisca la collaborazione multiprofessionale e dove inizi invece una possibile ambiguità sulle responsabilità cliniche.

Il richiamo agli emendamenti

Il passaggio più significativo del comunicato riguarda proprio il riferimento agli emendamenti al testo del Ddl. Secondo l’ANF, "formulazioni che attribuiscono genericamente tali funzioni al team multiprofessionale, ad altri professionisti sanitari o a modelli organizzativi privi di una chiara titolarità clinica rischiano di produrre confusione nei ruoli, inappropriatezza prescrittiva, incertezza medico-legale e minore sicurezza per i cittadini".

L’associazione invita quindi i deputati a valutare "con attenzione" le modifiche all’articolo 1 del provvedimento, evitando interventi che possano "indebolire il ruolo esclusivo del medico negli atti clinici fondamentali". Un richiamo che arriva in una fase in cui il Parlamento e il Governo stanno discutendo modelli sempre più integrati di assistenza territoriale, con una crescente valorizzazione del lavoro multidisciplinare, della telemedicina e della farmacia dei servizi.

Il tema della governance clinica

L’aspetto più interessante della presa di posizione dei fisiatri è probabilmente il tentativo di riportare il confronto sul tema della governance clinica. Negli ultimi anni il dibattito sanitario si è infatti concentrato soprattutto su accessibilità, prossimità, carenza di personale e alleggerimento della pressione sugli ospedali.

Molto meno discusso è stato invece un altro aspetto: chi mantiene la responsabilità finale delle decisioni cliniche dentro un sistema sempre più articolato e multiprofessionale. Non a caso il comunicato dell’ANF richiama esplicitamente anche il coinvolgimento di "farmacie territoriali o figure assistenziali" in ambiti collegati al sospetto diagnostico, all’appropriatezza prescrittiva e alla presa in carico.

Il riferimento si inserisce dentro un confronto che negli ultimi mesi è diventato sempre più sensibile, soprattutto attorno alla farmacia dei servizi e al ruolo crescente assegnato alle professioni sanitarie territoriali.

Tra integrazione e sovrapposizione

L’ANF precisa di non contestare il principio della collaborazione tra professionisti. "Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di integrazione e collaborazione tra professionisti, non di ambiguità o sovrapposizioni di competenze", conclude infatti il comunicato.

Ma il messaggio politico e culturale appare chiaro: una parte crescente del mondo medico teme che la necessità di rendere più sostenibile e capillare la sanità territoriale possa progressivamente spingere verso una redistribuzione implicita di funzioni cliniche senza una ridefinizione altrettanto chiara delle responsabilità.

Ed è proprio su questo equilibrio - tra integrazione organizzativa e titolarità clinica - che si giocherà una parte importante del futuro assetto della sanità territoriale italiana.

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