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“Pediatra senza volto e senza anima”: la FIMP alza il livello dello scontro sulla riforma territoriale

Riceviamo e pubblichiamo Redazione politico sanitaria | 15/05/2026 15:38

In una lettera aperta ai media, la Federazione Italiana Medici Pediatri denuncia il rischio di una medicina territoriale sempre più impersonale e burocratizzata. Un testo che apre anche interrogativi più ampi sul futuro dell’assistenza primaria

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta diffusa dalla FIMP sul riordino della medicina territoriale e sul ruolo delle Case di Comunità.

Il documento rappresenta probabilmente uno dei testi più duri diffusi finora dalle organizzazioni della medicina convenzionata contro l’impianto della riforma territoriale collegata al Pnrr e al cosiddetto "Decreto Schillaci".

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Al di là delle formule fortemente evocative utilizzate nella lettera, il testo segnala anche un passaggio importante nel clima del confronto. La discussione, infatti, sembra ormai uscire dal terreno puramente organizzativo per assumere sempre più una dimensione culturale e identitaria.

Non si discute soltanto di orari, presenza nelle Case di Comunità o modelli contrattuali. La questione posta dalla pediatria di famiglia riguarda il significato stesso della medicina territoriale: continuità assistenziale, rapporto fiduciario, autonomia professionale e personalizzazione della cura.

Resta naturalmente aperta una serie di interrogativi che meritano un confronto, auspicabilmente non ideologico.

Le Case di Comunità sono realmente incompatibili con la continuità relazionale tra medico e paziente? Gli strumenti digitali, il fascicolo sanitario elettronico e l’interoperabilità dei dati possono compensare almeno in parte la perdita della "memoria storica" individuale del medico? E ancora: quanto della resistenza nasce dalla tutela del rapporto fiduciario e quanto dal timore di una trasformazione strutturale della professione medica territoriale? Queste domande sono centrali nel dibattito.

Allo stesso tempo, il testo FIMP richiama indirettamente anche un’altra questione raramente affrontata fino in fondo: il modello tradizionale della pediatria di famiglia riesce ancora oggi, da solo, a garantire uniformemente capillarità e accessibilità in territori sempre più segnati dalla carenza di professionisti?

Domande che probabilmente accompagneranno tutto il confronto delle prossime settimane. Partendo magari proprio dalle righe che andiamo a riportare.
 

Gentile Direttore, Spettabili Redazioni Giornalistiche,

Ci rivolgiamo a codeste spettabili testate per sottoporre alla vostra attenzione un tema di urgenza prioritaria che tocca da vicino la vita quotidiana e la serenità di ogni famiglia italiana, ma che rischia di passare sotto silenzio o di essere frainteso a causa di una narrazione istituzionale parziale.

Il modello del Servizio Sanitario Nazionale italiano è storicamente riconosciuto come uno dei migliori al mondo, un punto di riferimento internazionale a cui molti Paesi hanno guardato con ammirazione.

Questo primato non è mai stato legato semplicemente all'efficienza delle grandi strutture ospedaliere, bensì a una certezza intangibile ma fondamentale: il rapporto fiduciario e la continuità assistenziale garantiti dal Pediatra di Famiglia e dal Medico di Medicina Generale.

La riforma territoriale proposta dal Decreto Schillaci, contrariamente a quanto asserito, rischia di tradursi per i cittadini non in un "potenziamento" dei servizi, ma in un vero e proprio esproprio della sicurezza sanitaria delle famiglie.

Sotto l'insegna della cosiddetta "prossimità", centralizzata negli Hub e Spoke delle Case della Comunità, si cela una trasformazione radicale che rischia di snaturare la medicina del territorio e il rapporto di fiducia con il proprio medico convenzionato, quello che ogni cittadino ha scelto.

Il rischio concreto è che il doppio canale tra convenzionamento e dipendenza sia l’anticamera della privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, con bambini di serie A e bambini di serie B.

Il pericolo più imminente è la metamorfosi dell'assistenza primaria in una sorta di "call center della salute", governato dalla logica del "Pediatra senza volto e senza anima". Sostituire la contattabilità e la presenza costante del Pediatra di Famiglia e del medico di medicina generale con una turnazione impersonale di professionisti all'interno di una struttura burocratica come la Casa della Comunità significa compiere un passo indietro epocale.

Un turno orario può coprire una fascia della giornata, ma non potrà mai sostituire la conoscenza profonda della storia clinica, delle fragilità e del contesto sociale di un paziente e della sua famiglia.

"La salute non è una pratica burocratica da evadere al primo sportello disponibile; è un percorso umano e scientifico che si fonda sulla memoria storica e sulla fiducia reciproca tra il medico e il cittadino."

È necessario che l'opinione pubblica prenda coscienza di un principio cardine: l'autonomia del pediatra è la reale garanzia della libertà del paziente.

Nel modello convenzionato attuale, il medico è un libero professionista scelto direttamente dal cittadino.

Questa autonomia non è un privilegio della categoria, ma uno scudo per il malato: garantisce, infatti, che il medico risponda in scienza e coscienza unicamente in funzione della salute del paziente, libero da vincoli aziendali di budget, logiche di razionamento rigide o direttive burocratiche centralizzate, dovendo comunque rispondere all’Azienda sanitaria delle scelte operate in favore del "suo" assistito.

Troppe Regioni non hanno ancora istituito le Aggregazioni Funzionali Territoriali pediatriche, o sono presenti solo sulla carta, a 14 anni dalla Legge che le attivava.

Chiediamo ai media di accendere i riflettori su questo scivolamento silenzioso prima che sia troppo tardi.

No al canale della dipendenza, perché le famiglie italiane meritano di sapere che ciò che viene presentato come una modernizzazione rischia di privarle dell'ultimo presidio di capillarità e personalizzazione della cura.

Una lettera aperta nasce dal desiderio profondo di costruire un confronto costruttivo con le istituzioni e siamo certi che la sensibilità delle Vostre testate saprà dare voce a questa fondamentale battaglia di civiltà in difesa del diritto alla salute, inteso come cura della persona e non come gestione burocratica di un utente anonimo.

Cordiali saluti

Roma, 15 maggio 2026

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