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Fisco: i nuovi limiti per detrazioni e spese

I professionisti medici e odontoiatri con la denuncia dei redditi in scadenza a settembre/ottobre di quest'anno hanno iniziato e inizieranno a vedere gli effetti del riassetto del sistema delle detrazioni d'imposta.
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Il legislatore ha deciso di intervenire non con un taglio indistinto per tutti, ma introducendo un meccanismo di protezione progressiva che si attiva soltanto per i contribuenti che dichiarano un reddito complessivo superiore a 75.000 euro all'anno. Per chi si trova al di sotto di questa soglia d'ingresso la vecchia normativa rimane pienamente valida e le spese si continuano a scaricare secondo le consuete percentuali, mentre per i redditi più elevati entra in gioco un tetto massimo calcolato su misura in base alla composizione del nucleo familiare e alla numerosità dei figli a carico.

Per comprendere come funziona questo sbarramento bisogna guardare a una formula che incrocia la situazione economica con quella personale del cittadino. Lo Stato assegna un importo di base che ammonta a € 14.000 per i contribuenti con un reddito compreso tra 75.000 e 100.000 euro, mentre la cifra scende a 8.000 euro per coloro che superano la fascia dei 100.000 euro.

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Questo ammontare di partenza non rappresenta però il limite finale, poiché deve essere moltiplicato per un coefficiente legato ai figli a carico. Chi non ha figli deve applicare un moltiplicatore pari a 0,50, dimezzando di fatto l'importo di partenza, mentre la quota sale a 0,70 in presenza di un solo figlio e a 0,85 se i figli sono due. Il coefficiente raggiunge il valore massimo di uno, permettendo di mantenere l'intero importo base, solo nel caso di famiglie con più di due figli o laddove sia presente almeno un figlio con disabilità accertata.

L'effetto pratico di questo incrocio di dati determina una precisa griglia di tetti massimi oltre i quali non è possibile recuperare un solo euro di sconto sulle tasse. Una persona senza figli con un reddito tra 75.000 e 100.000 euro scoprirà che il suo limite annuale è fissato a 7.000 euro, una cifra che scende a 4.000 euro se il suo guadagno scavalca la soglia dei 100.000 euro. Al contrario, una famiglia numerosa o con un figlio disabile potrà spingere il proprio recupero fiscale fino a 14.000 euro nella prima fascia di reddito e fino a 8.000 euro nella seconda fascia. A questo scenario si aggiunge la storica regola della riduzione progressiva già introdotta negli anni passati, la quale continua a operare per i redditi che superano i 120.000 euro e riduce gradualmente ogni beneficio fino ad azzerarlo completamente al raggiungimento dei 240.000 euro.

 Un aspetto fondamentale della nuova normativa riguarda la selezione delle spese che subiscono questa restrizione e quelle che invece rimangono del tutto salvaguardate per non penalizzare i bisogni primari dei cittadini. Il tetto massimo stringe la cinghia su un elenco molto lungo di oneri, tra i quali troviamo le spese per l'istruzione universitaria e scolastica, i costi veterinari, i servizi funebri e le polizze assicurative sul rischio morte o invalidità stipulate dal 2025. Anche i contratti di mutuo per l'acquisto della prima casa firmati a partire dal 2025 rientrano nel conteggio complessivo soggetto al limite, così come i nuovi interventi di ristrutturazione edilizia o riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare.

Il legislatore ha però voluto tracciare una linea di confine invalicabile a tutela della salute e dei diritti acquisiti, escludendo totalmente dal blocco alcune voci di spesa che si potranno sempre detrarre senza alcun limite di importo. In cima a questa lista di salvataggio ci sono le spese sanitarie e quelle sostenute per i mezzi di trasporto o i sussidi informatici destinati alle persone con disabilità. Accanto alla salute restano protetti tutti i contratti di mutuo e le polizze assicurative che i contribuenti avevano già sottoscritto entro la data del 31 dicembre 2024. La medesima eccezione si applica alle rate annuali derivanti da vecchi lavori edilizi, come il sismabonus o le ristrutturazioni ordinarie, a condizione che i relativi pagamenti siano stati effettuati prima della fine del 2024, garantendo così che le vecchie agevolazioni continuino a correre sui binari originari senza subire i tagli della riforma.

 Per visualizzare l'impatto reale della norma basta pensare a un medico che dichiara 82.000 euro di reddito e ha due figli a carico, di cui uno con disabilità. Avendo un reddito nella prima fascia e la massima protezione familiare, il suo tetto di spesa detraibile viene fissato a 14.000 euro. Se nel corso dell'anno sostiene costi per l'alloggio universitario del figlio e porta in detrazione la quota annuale di una nuova ristrutturazione per un totale complessivo di quasi 6.000 euro, l'intera cifra verrà riconosciuta senza alcuna decurtazione poiché si colloca abbondantemente al di sotto dello sbarramento protettivo previsto dalla sua specifica situazione familiare.

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